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Obbligo di POS, gli Architetti hanno presentato ricorso al Tar

di Rossella Calabrese

Consiglio Nazionale: ‘imposizione meramente vessatoria contro i professionisti italiani’, ‘siamo costretti a questo passo’

Vedi Aggiornamento del 29/07/2014
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28/03/2014 - Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha presentato oggi ricorso al Tar contro l’obbligo - per i professionisti - di dotarsi, entro il 30 giugno prossimo, di un POS per l’incasso delle parcelle professionali. Lo annuncia lo stesso Cnappc in una nota.
 
“Non possiamo accettare - sottolineano gli architetti italiani - una imposizione meramente vessatoria per tutti i professionisti italiani che nulla ha a che fare con i principi di tracciabilità e di trasparenza dei movimenti di denaro, realizzabili attraverso altri strumenti, quali ad esempio il bonifico elettronico. Si tratta, invece, di una vera e propria gabella dal vago sapore medioevale del tutto ingiustamente ed ingiustificatamente pagata alle banche”.
 
“Il Governo - continuano - scandalosamente sordo ai nostri inviti a rimuovere l’obbligo di utilizzo del Pos dalla disciplina attuativa del Decreto Sviluppo, sembra proprio non voler comprendere la difficile situazione in cui si trovano i professionisti italiani costretti ora a dover sostenere ulteriori costi”.
 
"Il peso dell’imposizione fiscale e previdenziale sulle attività professionali, che nel nostro Paese è tra le più altre al mondo, da un lato, e, dall’altro, l’interruzione del credito da parte delle banche, stanno mettendo letteralmente in ginocchio il mondo professionale sul quale, invece, si dovrebbe puntare per perseguire l’obiettivo di agganciare la ripresa ed uscire dalla crisi: ecco perché siamo costretti a questo passo, certi come siamo che la Magistratura amministrativa saprà riconoscere la validità delle nostre argomentazioni”.
 
Pochi giorni fa, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha annunciato di voler ricorrere all’Antitrust “contro una disposizione priva di senso, che impatta indistintamente su tutti i professionisti e che costituisce un ennesimo regalo alle banche”, sostenendo che “la proroga dell’obbligo del Pos al 30 giugno 2014 ha tutta l’aria di essere stata concessa per consentire a banche e compagnie telefoniche di predisporre le proprie offerte commerciali, che infatti già impazzano sui principali media”.
 
Ricordiamo che l’obbligo del POS è previsto dal DL 179/2012, convertito nella Legge 221/2012 ed è stato disciplinato dal DM 24 gennaio 2014. L’obbligo si applica ai pagamenti per l’acquisto di prodotti o la prestazione di servizi di importo superiore a 30 euro, e vale per tutti i professionisti e imprese, a prescindere dal fatturato.

Il termine di decorrenza dell’obbligo di accettare i pagamenti con moneta elettronica, inizialmente previsto per il 1° gennaio 2014, è stato spostato al 30 giugno 2014 dal decreto Milleproroghe (Legge 15/2014).



 

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Altri commenti
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Ing. Mezzapesa Fortunato

Premesso che condivido l'iniziativa degli architetti e degli ingegneri. Mi preme far rilevare che i nostri Ordini sono sempre in ritardo rispetto alle tematiche di tutela delle nostre categorie, ma anche rispetto ai temi della professione in quanto tale. Lo è stato sui minimi tariffari, sulla sicurezza del lavoro sui cantieri temporanei e mobili, dove noi professionisti rispetto ai committenti, ma sopratutto agli organi di controllo siamo in una situazione non paritaria ma come dei Delinquentucoli da perseguire perché non fanno rispettare le norme, ma la beffa è la tassazione nessuno dice da perfetti IPOCRITI che non può essere fedelmente rispettata, altrimenti in meno di un anno qualunque libero professionista dovrebbe chiudere la propria attività. Ma nessun ordine ha il coraggio civile e morale di iniziare un battaglia vera a viso aperto per consentire non solo a noi ma alle generazioni future di esercitare la professione in modo semplice e più onesto. Mi auguro che qualcuno mi legga e se vuole insieme ci facciamo promotori di una legge di riforma del sistema di tassazione compreso quello che ormai in maniera esorbitante paghiamo ad INARCASSA il 14% del reddito netto, il + 43 % allo stato siamo in società di fatto, senza che questi ci diano nessun aiuto, anzi sono degli autentici parassiti autorizzati per legge da uno stato paranoico e fuori dalla realtà. Questo è GIUSTO e ACCETTABILE?