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Fondo Pmi aperto anche ai professionisti, in Gazzetta il decreto

di Paola Mammarella

Le agevolazioni valgono per le domande presentate a partire dal 10 marzo 2014

Vedi Aggiornamento del 11/07/2017
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13/03/2014 – Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'8 marzo scorso il DM 27 dicembre 2013, che estende ai professionisti la possibilità di accedere al Fondo di garanzia per le Piccole e medie imprese.
 
Il decreto, messo a punto dal Ministero dello Sviluppo Economico a fine dicembre, attua la Legge del Fare, che prevedeva proprio il rafforzamento del Fondo di garanzia per le Pmi.
 
Con il decreto pubblicato, i professionisti iscritti agli ordini professionali e quelli aderenti alle associazioni delle professioni non regolamentate, iscritte nell'elenco tenuto dal ministero dello Sviluppo economico e in possesso delle relative attestazioni, potranno ottenere aiuti per lo svolgimento della loro attività grazie alle risorse del Fondo che prima erogava finanziamenti solo alle Pmi.
 
Le agevolazioni a favore dei professionisti si applicano alle domande presentate a partire dal 10 marzo 2014, cioè il primo giorno utile dopo la pubblicazione in Gazzetta.
 
Le operazioni finanziarie per il sostegno ai professionisti possono assorbire al massimo il 5% delle risorse complessive del Fondo. Il restante 95% resta quindi riservato alle imprese.

Per essere ammessi ad usufruire delle risorse del fondo, i professionisti devono superare una valutazione da parte del gestore del Fondo presso il Ministero dello Sviluppo Economico, da effettuare sulla base del paragrafo G dell’Allegato al DM 27 dicembre 2013. In pratica dovranno essere analizzati i dati desunti dalle due ultime due dichiarazioni fiscali (Modello Unico) da cui bisogna ricavare la copertura degli oneri finanziari e l’incidenza della gestione sul fatturato. In base ai risultati viene quindi assegnato un punteggio.

Nel caso in cui si ottenga risposta positiva, il professionista non avrà un contributo in denaro o l’erogazione diretta di un finanziamento agevolato, ma la garanzia in base alla quale un istituto di credito potrà accordare il finanziamento richiesto.

Il decreto contiene anche il cambiamento dei parametri di valutazione in base ai mutamenti economici e l’apertura alle imprese che hanno visto un peggioramento delle proprie condizioni a causa della crisi.

Grande soddisfazione è stata espressa da Confprofessioni. La Confederazione delle libere professioni ha ricordato come, già nel luglio 2013, in sede di conversione del Decreto del Fare, fosse riuscita a richiamare l’attenzione sulla discriminazione ai danni dei professionisti, che potranno ora accedere alle garanzie previste dal Fondo al pari delle piccole e medie imprese.

Dello stesso avviso il Colap, Coordinamento Libere associazioni professionali, soddisfatto perché il provvedimento contiene misure anticrisi e valorizza i professionisti in possesso dell’attestato di qualificazione professionale rilasciato dalle associazioni, che è un requisito necessario per ottenere la garanzia del credito.

Ricordiamo inoltre che l’Unione Europea sta elaborando le modalità operative con cui far accedere i professionisti ai fondi strutturali 2014/2020. Si tratta di 350 miliardi di euro per i prossimi sette anni. Secondo le stime di Confprofessioni, la quota destinata all’Italia si aggira intorno ai 110 miliardi, comprese le risorse stanziate dalla legge di stabilità, cioè 24 miliardi di quota di compartecipazione nazionale che si aggiungono ai quasi 30 miliardi di fondi strutturali Ue e ulteriori 55 miliardi per il Fondo per lo sviluppo e la coesione.

Su questa scia, lo scorso febbraio Confprofessioni, Adepp, Cup e Rete professioni tecniche hanno inviato una lettera all’allora Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, ai presidenti delle Regioni e agli assessori regionali con delega ai fondi europei, che nella pratica gestiscono i fondi comunitari. Obiettivo delle associazioni dei professionisti è infatti quello di sensibilizzare chi eroga le risorse e competere con le imprese per la loro assegnazione.





 

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