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NORMATIVA

Bonus Mobili, allo studio la stabilizzazione fino al 2020

di Paola Mammarella

Detrazioni ad hoc per gli alberghi potrebbero essere valutate nel Piano strategico nazionale per il turismo

Vedi Aggiornamento del 07/07/2014
10/04/2014 – Il Governo sta lavorando alla stabilizzazione del Bonus Mobili o almeno alla proroga fino al 2020. Lo ha annunciato il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Simona Vicari, durante l’inaugurazione del Salone del Mobile di Milano.

Se si dovessero trovare le coperture, quindi, la detrazione del 50% per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici ad alta efficienza, in abbinamento ad un intervento di ristrutturazione, potrebbe durare altri sei anni o essere addirittura stabilizzata.

Le dichiarazioni del sottosegretario Vicari riaccendono le speranze degli addetti ai lavori. Nei mesi scorsi, infatti, FederlegnoArredo ha chiesto, oltre alla stabilizzazione degli incentivi abbinati alle ristrutturazioni, anche un bonus mobili ad hoc per gli alberghi e l’Iva agevolata per le giovani coppie.
 
Sul fronte dell’ammodernamento degli alberghi, il sottosegretario Vicari ha affermato che si potrebbe valutare un bonus abbinato ad interventi di ristrutturazione di importo minimo di 100 mila euro. Ad ogni modo, si tratta di ipotesi che probabilmente verranno valutate quando il Governo adotterà le misure per il turismo previste dal Documento di economia e finanza appena varato.

Secondo le stime di FederlegnoArredo e Confindustria, per il rinnovo totale delle strutture ricettive si investirebbero circa 4,3 miliardi di euro annui. Solo considerando il rinnovo di arredamenti e finiture, il business disponibile in Italia ammonterebbe a circa un miliardo di euro. A beneficiare dell’iniziativa, sostengono le associazioni delle imprese, non sarebbe solo il turismo, ma anche il design italiano.

Attende ancora una risposta il tema dell’Iva applicata agli arredi. Alla fine dell’anno scorso FederlegnoArredo ed i sindacati di categoria Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil hanno ricordato che in Paesi come Spagna, Francia e Belgio l’Iva in questo settore è compresa tra il 6 e il 10%, mentre in Italia è al 22%. Dato che non è possibile applicare le agevolazioni alla generalità dei consumatori, FederlegnoArredo e i sindacati hanno proposto che a beneficiare della possibile riduzione dell’aliquota siano le giovani coppie e i nuclei monogenitoriali con figli minori.

Come funziona il Bonus Mobili
Ricordiamo che il Bonus Mobili è stato previsto dal DL Ecobonus 63/2013 e consiste in una detrazione Irpef del 50% che si applica all’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe energetica non inferiore alla A+ (A per i forni) abbinato ad interventi di ristrutturazione dell’immobile.
 
Come chiarito di recente, il prezzo degli arredi non può essere superiore a quello della ristrutturazione. Il tetto massimo di spesa agevolabile di 10 mila euro potrà quindi essere raggiunto solo se sono stati sostenuti costi maggiori per l’intervento di ristrutturazione. Se, ad esempio, l’intervento è costato 2 mila euro, sarà agevolata una spesa in mobili ed elettrodomestici fino a 2 mila euro e verranno rimborsati (sotto forma di detrazione fiscale) mille euro in dieci rate annuali. Se per gli arredi si spende più di 2 mila euro, la parte eccedente non godrà di nessuna agevolazione. Al contrario, se la ristrutturazione costa più di 10 mila euro, per gli arredi potrà essere richiesta la detrazione massima.
 
Quando può essere richiesta la detrazione
Il Bonus Mobili può essere richiesto in abbinamento ai seguenti interventi:
- manutenzione ordinaria, ma solo se effettuata sulle parti comuni di un edificio residenziale (in questo caso viene agevolato unicamente l’acquisto di arredi per le parti comuni, come guardiole, appartamento del portiere, sala adibita a riunioni condominiali, lavatoi),
- manutenzione straordinaria sulle parti comuni di edificio residenziale e su singole
unità immobiliari residenziali,
- restauro e di risanamento conservativo sulle parti comuni e sulle singole unità immobiliari,
- ristrutturazione edilizia sulle parti comuni e sulle singole unità immobiliari,
- interventi per il ripristino dopo eventi calamitosi anche se non rientranti nelle categorie
precedenti, ma a patto che sia stato dichiarato lo stato di emergenza,
- restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano entro sei mesi dal termine dei lavori alla successiva alienazione o assegnazione dell’immobile. Scarica la Guida aggiornata al bonus 50% ristrutturazioni

Possono usufruire del bonus mobili coloro che hanno avviato una ristrutturazione dal 26 giugno 2012, cioè dalla data di entrata in vigore del DL 83/2012 che ha innalzato dal 36% al 50% il bonus sulle ristrutturazioni, poi esteso ai mobili. La scadenza dell’incentivo al momento è fissata al 31 dicembre 2014. È inoltre fondamentale che la data di acquisto dei mobili sia successiva a quella in cui iniziano i lavori di ristrutturazione.

Cosa si può acquistare
Tra i mobili che possono beneficiare delle detrazioni ci sono letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, materassi e apparecchi di illuminazione. Il Fisco ha chiarito che è escluso l’acquisto di porte, pavimentazioni (per esempio, il parquet), tende e tendaggi e altri complementi di arredo. Possono invece essere conteggiate le spese per il trasporto e il montaggio dei beni acquistati.
 
Rientrano tra gli elettrodomestici frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi di cottura, stufe elettriche, piastre riscaldanti elettriche, forni a microonde, apparecchi elettrici di riscaldamento, radiatori, elettrici, ventilatori elettrici, apparecchi per il condizionamento.

Come pagare gli acquisti
Per il pagamento dei mobili e degli elettrodomestici si può utilizzare il bonifico bancario o postale, in cui vanno indicati la stessa causale utilizzata per i bonifici relativi ai lavori di ristrutturazione edilizia, il codice fiscale di chi esegue il pagamento e la partita Iva del soggetto destinatario della somma. Ci si può inoltre servire di bancomat e carte di credito.



 
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