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Contenimento del consumo di suolo: Comuni, Ance e architetti scettici sul ddl del Governo

Anci: ‘a rischio i Comuni che hanno destinato gli oneri di urbanizzazione ai servizi’. Cnappc: ‘il testo non incentiva la rigenerazione urbana’

Vedi Aggiornamento del 11/02/2015
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 11/02/2015
07/04/2014 - Ha iniziato il suo iter di conversione alla Camera il disegno di legge 2039 sul contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato.
 
Il testo, approvato a dicembre 2013 dal precedente Governo Letta, è stato abbinato ad altri ddl in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo, tra cui il ddl Catania, presentato dal Governo Monti.
 
Il disegno di legge 2039 ha l’obiettivo di contenere il consumo del suolo, di valorizzare il suolo non edificato, di promuovere l’attività agricola che vi si svolge o potrebbe svolgersi, nonché gli obiettivi del prioritario riuso del suolo edificato e della rigenerazione urbana rispetto all’ulteriore consumo del suolo inedificato, al fine complessivo di impedire che lo stesso venga eccessivamente ‘eroso’ e ‘consumato’ dall’urbanizzazione.
 
I Comuni italiani, attraverso l’ANCI, “condividono pienamente l’obiettivo di premiare il recupero urbano e incentivare gli interventi di riqualificazione, come demolizione e ricostruzione, per tutelare il territorio e migliorare le condizioni di vita nelle città”. “In particolare si condivide - afferma il delegato ANCI all’Urbanistica, Andrea Ferrazzi - il fatto che con provvedimenti normativi si vincolino le destinazioni degli oneri di urbanizzazione e si limiti il consumo di suolo”.
 
“Tuttavia - fa notare Ferrazzi - l’effetto ‘ghigliottina’ con cui sembra si voglia intervenire rischia di mettere in gravissima difficoltà i bilanci di tutti i Comuni che, come previsto dalla legge - specie in un quadro di drastica riduzione dei trasferimenti - hanno utilizzato tali proventi a copertura di servizi essenziali. Pertanto, secondo l’Anci è necessaria una modifica dell’articolo in questione, mantenendo il regime vigente”.
 
“Così come una moratoria su tutti gli interventi che prevedono consumo di suolo oggi previsti da strumenti urbanistici esecutivi rischierebbe di esporre i Comuni ad azioni risarcitorie da parte dei proprietari di aree tassate fino ad oggi come edificabili ma di fatto non fruibili come tali per un vincolo di legge. Pertanto ANCI chiede di correggere questa parte” - conclude Ferrazzi.
 
All’allarme lanciato dall’Anci si associano l’Associazione dei costruttori (ANCE) e il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) “da sempre promotori di politiche a tutela del territorio e contro l'abusivismo”.
 
“Si tratta di un provvedimento condivisibile negli obiettivi ma non nei metodi utilizzati per raggiungerli - dichiara il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti - che rischiano di bloccare opere utili e importanti investimenti economici necessari per la modernizzazione e riqualificazione delle aree urbane”.
 
“Per ottenere la riduzione del consumo di suolo - commenta Leopoldo Freyrie, Presidente del CNAPPC - bisogna passare necessariamente dal riuso delle aree urbanizzate: in assenza di norme che promuovano effettivamente la rigenerazione urbana sarà impossibile rispondere alle esigenze abitative e sociali e si bloccherà ogni trasformazione delle città”.
 
Il testo in esame al Parlamento - secondo Ance e Architetti -, così come formulato, non contiene norme chiare, non dà certezza del diritto e non incentiva la riqualificazione, bloccando indiscriminatamente tutti gli interventi previsti dai piani regolatori dei Comuni senza adeguati criteri. In questo modo, concludono Buzzetti e Freyrie, si mettono a rischio investimenti importanti per il territorio, anche esteri, che possono essere utili a perseguire gli obiettivi che il Governo stesso ha annunciato, come il Piano Scuole e il Piano contro il dissesto idrogeologico.



 

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