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NORMATIVA Inerti da costruzione e demolizione da siti contaminati, si possono riutilizzare?

Progettisti: ‘aprire il mercato degli appalti e rilanciare i concorsi’

Le proposte della Rete Professioni Tecniche per riscrivere il Codice dei contratti presentate oggi a Roma alla presenza del Ministro Maurizio Lupi

Vedi Aggiornamento del 20/05/2015
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 20/05/2015
08/05/2014 - “L’attuale quadro normativo sui lavori pubblici, oramai compromesso dalle innumerevoli modifiche che si sono sovrapposte nel corso degli anni, non garantisce quei principi di qualità, accessibilità, trasparenza ed economicità che dovrebbero essere i cardini sui quali fondare uno dei settori più importanti della nostra economia”.
 
È lo sconsolante bilancio tracciato dalla Rete delle Professioni Tecniche (RTP), l’associazione che riunisce 9 professioni ordinistiche (Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori; Chimici; Dottori Agronomi e Dottori Forestali; Geologi; Geometri, Ingegneri; Periti Agrari; Periti industriali; Tecnologi alimentari) in rappresentanza di oltre 600.000 professionisti.
 
La Rete delle Professioni Tecniche ha individuato una serie di correttivi “per superare le storture più evidenti del Codice dei Contratti (Dlgs 163/2006) e del Regolamento di attuazione (Dpr 207/2010)” e per avviare il processo di allineamento della normativa nazionale alla nuova Direttiva Appalti, approvata lo scorso 15 gennaio dal Parlamento Europeo, che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro i prossimi due anni.
 
Il Documento messo a punto dalla RTP si propone di:
 
- Aprire il mercato dei lavori pubblici, rimuovendo le regole attuali che impediscono l’accesso alle gare ai giovani ed ai meno giovani che non siano comunque in possesso di strutture professionali di notevoli dimensioni, con un numero notevole di dipendenti e con rilevanti fatturati.  Come rilevato dall’Agenzia delle Entrate circa un anno fa, con le norme vigenti, più del 97% dei professionisti  è escluso dalle gare per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura.
 
- Promuovere un più facile affidamento dei servizi di architettura e ingegneria ai liberi professionisti, rilanciando il fondo di rotazione per l’attingimento delle risorse.
 
- Garantire maggiore qualità delle prestazioni professionali, riducendo i ribassi eccessivi negli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria con la procedura del prezzo più basso, introducendo lo scarto automatico dell’offerta anomala ed ampliando, contestualmente, il numero degli operatori economici invitati ( almeno 10), al fine di rispettare gli orientamenti comunitari. Il problema dei ribassi eccessivi è noto anche all’Autorità di vigilanza che ha condiviso la proposta di introdurre una soglia di ribasso minima.
 
- Regolamentare in modo più chiaro ed efficace ruoli e diritti del professionista negli appalti integrati. Su questo tema, il Parlamento sta varando una norma in base alla quale il tecnico che progetta l’opera può partecipare alla gara d’appalto per la sua realizzazione.
 
- rilanciare il concorso di progettazione, quale strumento di selezione negli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria, fondato sulla qualità della prestazione professionale e non sul ribasso, sul fatturato o sul curriculum del professionista, consentendo al vincitore la possibilità di dimostrare i requisiti tecnico-economico-finanziari, costituendo, anche dopo l’acquisizione degli esiti concorsuali, un raggruppamento tra gli operatori di cui all’art. 90 del Codice dei contratti. Ciò con lo scopo di offrire nuovi spazi ai professionisti in grado di offrire qualità, seppure sprovvisti di fatturato e dipendenti.
 
- Garantire maggiore trasparenza nelle gare per l’affidamento di servizi di architettura e ingegneria con procedure di selezione quali l’offerta economicamente più vantaggiosa o lo stesso concorso di progettazione, puntando su giurie miste (stazione appaltante/professionisti), individuate a seguito di pubblico sorteggio. Il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa è uno dei cardini della nuova Direttiva Appalti.
 
Il documento sarà presentato questa mattina presso il Teatro Quirino a Roma, in un convegno organizzato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri e dalla Rete delle Professioni Tecniche, al quale parteciperà il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi. "Vogliamo aprire un confronto proficuo ed efficace a beneficio dei cittadini, degli enti pubblici e di quanti operano nel settore" ha detto Armando Zambrano, coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche.

Ad alimentare il dibattito i vertici delle professioni tecniche, tra cui Leopoldo Freyrie, Presidente Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori; Gian Vito Graziano, Presidente Consiglio Nazionale Geologi; Maurizio Savoncelli, Presidente Consiglio Nazionale Geometri; nonché i delegati in materia come Rino La Mendola, CNAPPC; Michele Lapenna, CNI; Sergio Molinari, Consiglio Nazionale Periti Industriali.
 
Invitati, tra gli altri, importanti addetti ai lavori: Ermete Realacci: Presidente Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera; Cosimo Maria Ferri, Sottosegretario Ministero della Giustizia; Massimo Sessa, Presidente Consiglio Superiore Lavori Pubblici; Francesco Karrer, Università “La Sapienza” Roma; Michele Baldi, Consigliere Regione Lazio.
 
Nel corso della prima sessione, i professionisti ed i rappresentanti della politica e delle istituzioni si confronteranno sugli argomenti affrontati nel documento, al fine di individuare i criteri che dovranno ispirare una revisione del quadro normativo di settore.
 
Durante la seconda sessione, si affronterà il tema del reperimento delle risorse economiche (nazionali e soprattutto comunitarie) su cui puntare per il rilancio del settore dei lavori pubblici.
 
Infine Andrea Sisti, segretario della RPT, illustrerà il programma comunitario 2014-2020, dall’accordo di partenariato alla gestione degli interventi. Si tratta, ricordiamo, del Piano d'azione europeo che consentirà ai liberi professionisti di accedere ai fondi europei strutturali, Horizon 2020 e Cosme, prima riservati alle imprese.
 


 

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