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Riforma appalti, Oice: ‘ridare centralità al progetto e al progettista’

di Rossella Calabrese

Ermete Realacci: ‘la vicenda del MOSE ha causato un enorme danno alla reputazione del settore’

Vedi Aggiornamento del 15/11/2019
09/06/2014 - Tutelare la centralità del progetto, rivedere il ruolo della P.A., utilizzare bandi-tipo, favorire le aggregazioni dei progettisti. Sono queste le priorità da tener presenti nella prossima riforma del Codice Appalti, secondo l’OICE, l’Associazione delle società di ingegneria e di architettura.
 
Le ha spiegate nel dettaglio la presidente, ing. Patrizia Lotti, nel corso del convegno “L’ingegneria: motore di sviluppo; potenzialità e vincoli” che si è svolto giovedì scorso a Roma, all’Auditorium dell’Ara Pacis.
 
In vista del recepimento delle direttive europee, che imporrà una profonda riforma del Codice degli Appalti pubblici, l’OICE chiede “che Governo e Parlamento tengano ben presente che un rilancio dell’ingegneria e, in generale, del settore delle costruzioni non può che passare per il rilancio di un principio troppe volte calpestato negli ultimi anni, che è quello della centralità del progetto e del progettista che già venti anni fa era contenuto nella legge Merloni e che è stato troppe volte ignorato e calpestato, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti”.
 
Per la presidente OICE, centralità del progetto significa, “rivedere le modalità di applicazione dell’appalto integrato, la cui liberalizzazione selvaggia del Codice De Lise ha messo in crisi progettisti e imprese, penalizzando la qualità e i tempi di realizzazione, e prevedere il pagamento diretto del progettista, poco tutelato nel rapporto contrattuale”.
 
“Occorre poi ricreare un vero e proprio mercato - ha aggiunto la presidente Lotti -, sia ridefinendo il perimetro degli uffici tecnici delle Amministrazioni - che dovrebbero programmare e controllare e non progettare -, sia riportando soggetti che dovrebbero fare altro, come le Università, ai loro compiti didattici e non imprenditoriali”.
 
Il recepimento delle direttive dovrà essere utilizzata, secondo l’OICE, anche per rendere il settore dell’ingegneria più competitivo in ambito internazionale: “È nostra profonda convinzione che si è forti all’estero soltanto se si è forti in Italia; per questo occorre favorire la crescita di studi e società di ingegneria chiedendo un maggiore sforzo per strutturare una offerta adeguata a competere sia in Italia, sia all’estero, evitando di rincorrere anacronistiche richieste neocorporative che puntano a rendere ingestibili le gare di progettazione eliminando i requisiti di fatturato e di personale”.
 
Infine, per l’OICE occorre rilanciare l’attività di vigilanza e controllo: “Abbiamo sempre creduto - ha concluso l’ing. Patrizia Lotti - nel ruolo dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che, anche alla luce della flessibilità che le nuove direttive prevedono, deve essere rafforzata nelle sue funzioni di controllo sull’azione amministrativa, così come nell’attività di precontenzioso e di regolazione, in particolare attraverso i bandi-tipo”.
 
Anche il presidente dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, Sergio Santoro, vede nella fase progettuale la chiave per riformare un settore ormai compromesso nella trasparenza: “La centralità del progetto deve essere vista come strumento di reale spending review che potrà garantire qualità agli interventi e contenimento delle riserve e delle varianti e, quindi, del contenzioso”.
 
“Come Autorità - ha aggiunto - stiamo definendo nuove linee guida per le gare di progettazione e in esse terremo conto del fatto che occorre prevedere requisiti di fatturato e organico sopra i 100.000 euro per consentire il necessario confronto delle nostre organizzazioni con i concorrenti stranieri. Inoltre intendiamo frenare la corsa ai ribassi prevedendo un basso punteggio alle offerte economiche e aprendo le buste economiche soltanto per le offerte che superino una adeguata soglia tecnica”.
 
“Concordo sulla centralità del progetto, unico punto valido della Legge Merloni - ha detto il presidente della Commissione lavori pubblici del Senato, Altero Matteoli -, ma bisogna anche fare sì che la progettazione sia esternalizzata e la P.A. si occupi soltanto di programmazione e controllo e solo su queste fasi si potrà immaginare, se del caso, un incentivo. Inoltre la tutela del progetto passa anche dalla ridefinizione dei limiti dell’appalto integrato che non può più essere affidato sul progetto preliminare”.
 
Nel corso del convegno non sono mancati i commenti alla vicenda giudiziaria legata alla realizzazione del MOSE di Venezia. Secondo il presidente della commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera, Ermete Realacci, “il MOSE e l’EXPO rappresentano un enorme danno per la reputazione di tutto il settore sia in Italia, sia soprattutto all’estero”.
 
“Per il MOSE - ha detto Realacci - si tratta di una vicenda nota da tempo che dimostra come l’opacità degli affidamenti senza gara fosse una cosa gravissima che non doveva essere consentita. Adesso bisogna ripartire con una battaglia feroce alla corruzione, superare la partita dell’urgenza e dell’eccezionalità e ridare centralità al progetto e alla concorrenza con il recepimento delle nuove direttive”.
 
Interessanti anche gli interventi degli ospiti stranieri: Italo Goyzueta, vice direttore FIDIC, di Flemming Bligaard Pedersen, presidente EFCA e di Kent Jackson di Owings&Merrill LLP (SOM) che ha illustrato come l’organizzazione interdisciplinare e la dimensione di una società di ingegneria pura siano elementi centrali per la competitività all’estero e per la crescita.




 

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