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Spalma incentivi, Assorinnovabili: norma incostituzionale

Spalma incentivi, Assorinnovabili: norma incostituzionale

L'associazione si appella a Napolitano perché chieda al Governo un riesame della norma

Vedi Aggiornamento del 29/06/2015
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 29/06/2015
20/06/2014 - Il decreto “Spalma Incentivi” potrebbe portare al fallimento di un grande numero di imprese che hanno investito nelle rinnovabili, con un danno in termini di minori entrate per l’erario quantificabile tra 500 e 700 milioni di euro e il rischio di perdere oltre 10 mila posti di lavoro.
 
A sostenerlo è Assorinnovabili, associazione di categoria con oltre cinquecento iscritti, che dopo il parere di incostituzionalità, formulato dal presidente emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida, si è rivolta al presidente della Repubblica perché inviti il Governo a riesaminare il provvedimento.
 
Secondo quanto riportato da Assorinnovabili, Valerio Onida ha affermato che un decreto simile violerebbe sia le norme costituzionali in materia di retroattività e di tutela dell’affidamento, sia gli obblighi internazionali.
 
La norma interverrebbe su “rapporti di durata già cristallizzati in contratti di diritto privato (le convenzioni con il GSE), o comunque su decisioni già assunte dai produttori, che hanno effettuato investimenti e contratto oneri in base a previsioni economiche di cui l’aspettativa dell’incentivo è parte determinante. Ciò risulterebbe in contrasto con i limiti costituzionali alla retroattività delle leggi, con il principio di tutela dell’affidamento legittimamente sorto nei soggetti che hanno avviato un’iniziativa energetica, nonché con l’esigenza di certezza dell’ordinamento giuridico”.
 
Oltre a questo, lo Spalma Incentivi contrasterebbe “con gli obblighi internazionali derivanti dal Trattato sulla Carta Europea dell’Energia, reso esecutivo con la Legge 415/1997,  e con l’articolo 117 della Costituzione perché violerebbe l’impegno assunto dagli Stati firmatari ad assicurare agli investitori “condizioni stabili” oltre che “eque, favorevoli e trasparenti”, per lo sviluppo delle proprie iniziative”.
 
A detta di Valerio Onida, la compensazione della riduzione dell’incentivo con il prolungamento della sua durata non eliminerebbe l’incostituzionalità della norma dal momento che il valore del credito cambia in base al tempo in cui viene soddisfatto.
 
Il decreto sarebbe incostituzionale anche se imponesse ai produttori la scelta tra una norma spalma incentivi o un’ulteriore imposta.
 
Sulla base di queste considerazioni, il presidente di Assorinnovabili, Agostino Re Rebaudengo, si è rivolto al Presidente della Repubblica perché valuti la possibilità di chiedere al Governo un riesame del provvedimento ed eviti “la condanna di un settore che non solo sta producendo ricchezza in termini di PIL e occupazione, ma garantisce anche all’Italia un futuro più pulito, sostenibile e energeticamente indipendente”.
 

 
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