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AMBIENTE

Dissesto idrogeologico, al via 3.395 cantieri per circa 4 miliardi di euro

di Rossella Calabrese
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Presentata #ItaliaSicura, la task force del Governo. Ance, Architetti, Geologi e Legambiente consegnano le firme di #DissestoItalia

Vedi Aggiornamento del 08/07/2019
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10/07/2014 - È stata presentata ieri a Palazzo Chigi, dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio, #italiasicura, la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, coordinata da Erasmo D’Angelis.
 
La task force, attivata qualche mese fa presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed entrata in fase operativa, si occuperà di 3.395 cantieri anti-alluvioni e anti-frane, di 183 opere per la depurazione degli scarichi urbani e del disinquinamento di fiumi e laghi, per una spesa prevista di circa 4 miliardi di euro in tutte le Regioni. Vedi infografica
 
“Le due strutture di missione che abbiamo creato - ha affermato il Sottosegretario Delrio - quella sull’edilizia scolastica e questa sul dissesto idrogeologico, sono i paradigmi dell’azione di governo e di un’Italia che deve ripartire. Dare la priorità alla scuola e all’educazione vuol dire consolidare il pilastro fondamentale della società e dello sviluppo di un Paese moderno, concentrarsi sul territorio vuol dire prendersi cura del bene più prezioso che abbiamo ed essere coerenti con la vocazione naturale dell’Italia alla cultura e alla bellezza”.
 
L’81,9% dei Comuni (6.633) - ricorda il Governo - hanno aree in dissesto idrogeologico. È pari a 3,5 miliardi l’anno il costo pagato dallo Stato dal 1945 ad oggi per danni e risarcimenti da frane e alluvioni. Il numero complessivo degli interventi previsti (da Accordi di programma Stato-Regioni siglati nel 2009-2010 e da richieste successive in seguito ad eventi meteo devastanti) è di 3.395 opere anti-emergenza. A distanza di 4 anni, solo il 3,2% degli interventi (109) risulta concluso, il 19% (631) in corso di esecuzione e il 78% fermi, ostaggi di burocrazia, in fase di progettazione o di affidamento o non ancora finanziati e comunque ancora molto lontano dalla fase di cantiere.
 
Il Governo ha affidato alla Struttura di missione misure straordinarie e il compito di fare regia e coordinare tutte le strutture dello Stato (Ministeri, Protezione civile, Regioni, Enti locali, Consorzi di bonifica, Provveditorati alle opere pubbliche, Genio Civile ed enti e soggetti locali), per trasformare in cantieri oltre 2,4 miliardi di euro non spesi dal 1998 per ridurre stati di emergenza territoriali (casse di espansione e vasche di laminazione di fiumi e torrenti, argini anti-alluvioni, briglie per regimentazione acque, messa in sicurezza di frane, stabilizzazione di versanti a rischio crollo, riattivazione di linee Fs locali interrotte e di ponti e infrastrutture viarie di Anas).
 
In più nel bilancio dello Stato sono utilizzabili e ancora non spesi né impegnati in fase di cantiere 1,6 miliardi di euro stanziati con Delibera Cipe nel 2012 per opere urgenti di fognature e depuratori nelle Regioni del Sud da concludere entro il 2015 (la maggior parte tra Sicilia e Calabria).
 
“Per la prima volta l’Italia fa un salto di qualità e investe sulla protezione del territorio e sulla prevenzione anziché concentrarsi sull’intervento in fase di emergenza - spiega Erasmo D’Angelis. È il momento di accelerare interventi e investimenti. Il cambiamento del clima ha cambiato anche il regime delle precipitazioni, oggi a carattere ‘esplosivo’: in poche ore piove quanto poteva cadere in mesi. Dai 100 eventi meteo con danni ingenti l’anno registrati fino al 2006 siamo passati al picco di 351 del 2013 e a 110 nei soli primi 20 giorni del 2014”.
 
“Da ottobre 2013 all’inizio di aprile 2014 sono stati richiesti dalle Regioni 20 Stati di emergenza con fabbisogni totali per 3,7 miliardi di euro. E la Commissione Europea ha già stabilito sanzioni nei confronti dell’Italia per diverse centinaia di milioni l’anno per mancata depurazione di scarichi urbani che vedono il nostro Paese tra i primi inquinatori in area Ue. Tali sanzioni potrebbero essere ridotte o cancellate solo se le opere previste saranno realizzate entro dicembre 2015”.
 
“Abbiamo voltato pagina - ha continuato D’Angelis - e, anche con la nomina dei Presidenti delle Regioni a Commissari di Governo, è attivo un nuovo modello che finalmente definisce con chiarezza compiti e funzioni, recupera capacità di spesa, riduce burocrazie inutili e dannose che hanno ostacolato la realizzazione dei programmi di intervento”.
 
Al termine della conferenza stampa, sono state consegnate al Governo le mille firme raccolte da Ance, Architetti, Geologi e Legambiente con la petizione online #dissestoitalia. Obiettivo dell’appello che i presidenti Paolo Buzzetti, Leopoldo Freyrie, Gian Vito Graziano e Vittorio Cogliati Dezza hanno lanciato al Governo è quello di non aspettare l’autunno per riparare i danni provocati dal maltempo, ma partire subito con gli interventi di prevenzione e manutenzione e del territorio, sbloccando le risorse disponibili.
 
Una mobilitazione trasversale - spiegano i promotori -, con nomi illustri del mondo della politica, delle istituzioni e dell’informazione, tra cui i presidenti delle Commissioni Ambiente di Senato e Camera, Giuseppe Marinello ed Ermete Realacci, l’editorialista del Corriere della Sera, Sergio Rizzo, gli architetti Stefano Boeri e Mario Cucinella, la presidente della Fondazione MAXXI di Roma Giovanna Melandri, solo per citarne alcuni.
 
“È un’emergenza che non conosce più stagioni - si legge nel comunicato -, come dimostrano le alluvioni che negli ultimi giorni stanno nuovamente flagellando l’Italia. Il nostro è un Paese in cui nessuno è al sicuro e che non investe nella manutenzione del territorio. Il paradosso italiano è che spendiamo ogni anno 1 miliardo per riparare i danni ma solo poco più di 100 milioni per prevenirli”.
 
Per uscire dall’emergenza, la petizione lancia tre proposte:
1) far partire entro l’estate un Piano unico nazionale di manutenzione e prevenzione;
2) liberare tutte le risorse già stanziate che Stato e enti locali non sono riusciti a spendere a causa dei vincoli del Patto di stabilità e reperirne di nuove attraverso i Fondi strutturali;
3) garantire a livello nazionale un controllo sulla qualità dei progetti e degli interventi ispirati a un modello di sostenibilità ambientale ed economica, efficacia, trasparenza delle regole e delle procedure.
 
In sintesi, “tempi brevi, risorse adeguate e regole trasparenti per ridare tranquillità ai cittadini ed evitare la tragica conta di danni e vittime che da anni siamo costretti a fare”. 


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