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LAVORI PUBBLICI

Via da oggi agli appalti centralizzati nei comuni non capoluogo

di Paola Mammarella

Anci: settore a rischio paralisi, adeguamento impraticabile in breve tempo

Vedi Aggiornamento del 16/04/2015
01/07/2014 – Scatta da oggi l’obbligo degli appalti centralizzati per i Comuni non capoluogo. Un onere che, secondo l’Associazione nazionale comuni italiani (ANCI), fa rischiare la paralisi al settore dei contratti pubblici.
 
Con l’entrata in vigore della Legge Irpef Spending Review, i comuni non capoluogo per bandire delle gare dovranno riunirsi in unioni di comuni. In alternativa potranno avvalersi di un consorzio, ricorrere ad uno dei soggetti aggregatori o effettuare la gara telematica tramite Consip o un’altra centrale di committenza.

Nel caso in cui non vengano rispettate queste condizioni, la legge prevede che non possa essere rilasciato il Codice identificativo di gara (CIG).
 
Come sottolineato dall’Anci, con la nuova legge viene cancellata la deroga prevista per gli acquisti in economia. Ciò significa che anche per importi più bassi di 40 mila euro bisognerà riunirsi in unioni di comuni o rivolgersi ai soggetti aggregatori.
 
Secondo l’associazione dei comuni, l’immediata operatività delle nuove regole rischia di paralizzare l’attività negoziale della maggioranza dei comuni italiani perché la costituzione di un’unione di Comuni o di una convenzione o ancora l’affidamento agli uffici  della Provincia di ogni tipologia di appalto richiede un adeguamento organizzativo impraticabile in così breve tempo.
 
L’Anci fa inoltre notare che per alcune categorie di lavori non standardizzabili, come le manutenzioni edilizie, non esistono convenzioni Consip.
 
Secondo quanto spiegato dall’Anci, l’obbligo degli appalti centralizzati nei comuni non capoluogo scatta dal primo luglio per effetto della Legge 15/2014 (Milleproroghe), che ha differito a questa data il termine inizialmente previsto dal Codice Appalti.





 
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