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NORMATIVA

Efficienza energetica scuole, CNI: si rischia il nulla di fatto

di Paola Mammarella

Dal Consiglio degli Ingegneri la classifica delle regioni a maggiore rischio idrogeologico

Vedi Aggiornamento del 06/03/2015
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08/07/2014 – Edilizia scolastica e dissesto idrogeologico. Il Consiglio nazionale degli Ingegneri (CNI) durante un’audizione in Commissione Ambiente del Senato ha suggerito delle modifiche al DL 91/2014 sulla competitività.
 
Edilizia scolastica
Il decreto prevede che, per incrementare l’efficienza energetica degli edifici scolastici e universitari, siano concessi finanziamenti a tasso agevolato per un importo complessivo di 350 milioni di euro, attraverso il fondo rotativo “Kyoto”.
 
Una norma che secondo il CNI potrebbe avere un impatto considerevole, ma che rischia di tradursi in un nulla di fatto perché rimanda la definizione delle modalità di concessione, di erogazione e di rimborso dei finanziamenti ad un decreto attuativo, da emanare entro 90 giorni.
 
Allo stesso tempo, il CNI sottolinea che, in base al decreto, per ottenere il finanziamento è necessario dimostrare  il miglioramento dell’ efficienza energetica dell’immobile di almeno due classi energetiche in tre anni. A certificare il miglioramento può però essere solo un organismo tecnico terzo. Si tratta, sostiene il CNI, di una limitazione della concorrenza perché il miglioramento potrebbe essere attestato con imparzialità da qualunque professionista non coinvolto nelle fasi di progettazione, direzione lavori e collaudo dell’intervento realizzato.
 
Dissesto idrogeologico
Il decreto competitività contiene inoltre misure per accelerare gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. La norma prevede infatti che la Regione possa usare, oltre alle proprie strutture, gli uffici tecnici e amministrativi dei comuni, i provveditorati interregionali alle opere pubbliche, la società ANAS S.p.A., i consorzi di bonifica e le autorità di distretto. A detta del CNI, una vera velocizzazione potrebbe essere ottenuta separando l’attività di progettazione da quella di costruzione e prevedendo nelle gare premialità per l’uso di metodiche innovative, tali da abbattere i costi e snellire i tempi per la realizzazione dei lavori.
 
Come evidenziato dal CNI citando i dati del ministero dell’Ambiente, il 10% del territorio nazionale è a rischio idrogeologico. Le regioni con la più alta presenza di aree ad alta criticità in rapporto al totale della superficie sono la Provincia Autonoma di Trento (1.605 kmq, 25,9% del totale), l’Emilia Romagna (4.315, 19,5% del totale), la Campania (2.597 Kmq, 19%).
 
La riduzione di queste tipologie di rischi da calamità naturali è possibile grazie alle tecnologie e ai materiali esistenti, ma secondo le stime del ministero dell’Ambiente richiedono una spesa pari a 40 miliardi di euro. Dagli studi del CNI emerge che sono le regioni del Centro Nord ad avere necessità dei maggiori investimenti, con 5,8 miliardi di euro da destinare all’Emilia Romagna, 4,1 miliardi al Piemonte, circa 3,5 alla Toscana, 2,8 alla Lombardia, 2,2 al Trentino e 2 al Veneto.



 

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