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NORMATIVA

Spalma Incentivi, inizia tra le polemiche l’iter per la conversione

di Paola Mammarella
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Ascomac Cogena: ‘incentivo all’inefficienza’, Assorinnovabili: colpite le imprese che hanno fatto il 70% degli investimenti

Vedi Aggiornamento del 14/10/2014
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07/07/2014 – È iniziato al Senato tra molte polemiche l’iter per la conversione del DL 91/2014 (Spalma Incentivi).
 
Si tratta, lo ricordiamo, del decreto che taglia gli incentivi al fotovoltaico riconosciuti dal Conto Energia agli impianti di potenza superiore a 200 kW, ponendo la scelta tra due opzioni: la rimodulazione e l’allungamento da 20 a 24 anni del periodo di erogazione oppure la riduzione dell’8% degli incentivi.
 
Ma non solo, perché, ha sottolineato Ascomac Cogena (associazione che rappresenta le imprese operanti nei settori della costruzione e distribuzione di impianti di cogenerazione e servizi per l'energia) durante un’interrogazione parlamentare, l’articolo 24 del decreto rappresenta “una nuova tassa sull’efficienza energetica, o meglio, un incentivo all’inefficienza” tanto che l’associazione ne ha chiesto la cancellazione in fase di erogazione.
 
Come spiegato da Ascomac Cogena, il decreto pone oneri sull’energia consumata, compresa quella autoprodotta, In sostanza, ha sottolineato il segretario generale Carlo Belvedere, si equipara l’energia prodotta, distribuita e prelevata dalla rete pubblica in concessione, all’energia autoprodotta in sito che non passa dalla rete pubblica, ma da un’infrastruttura privata, cioè da una rete che per essere realizzata ha richiesto un investimento a favore della sostenibilità.
 
Secondo Ascomac Cogena, la disposizione contrasta con la Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, che chiede agli Stati membri di adottare approcci integrati per raggiungere il risparmio energetico, e la Legge 23/2014 (Delega Fiscale), che prevede di orientare il mercato verso modelli di produzione e consumo sostenibili.
 
Nei giorni scorsi si è mossa contro il decreto Spalma Incentivi anche Assorinnovabili, che ha affermato l’incostituzionalità della nuova norma, in particolare della rimodulazione degli incentivi prevista dall'articolo 26.
 
Una posizione contraddetta dal Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, che ha difeso la legittimità del decreto affermando che  la rimodulazione interessa solo 8 mila aziende su 200 mila, cioè il 4% che finora ha ricevuto il 60% dei contributi.
 
Non si è fatta attendere la replica di Assorinnovabili che, oltre a chiedere l’intervento dell’Unione Europea contro i tagli retroattivi, ha sottolineato come quel 4% di imprese abbia effettuato il 70% degli investimenti, usando i contributi per pagare il rischio di impresa, gli interessi alle banche e gli stipendi degli operatori.



 
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