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Cnappc: ‘le Società tra Professionisti siano equiparate alle imprese’

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Sotto accusa il Dlgs per le semplificazioni fiscali che assimila le STP alle associazioni professionali

Vedi Aggiornamento del 30/07/2015
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09/07/2014 - Alle Società tra Professionisti (STP) indipendentemente dalla forma giuridica, si applicherà, anche ai fini dell’IRES, il regime fiscale delle associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni.
 
Lo prevede il Dlgs “Semplificazione fiscale e dichiarazione dei redditi precompilata” approvato il 20 giugno scorso dal Consiglio dei Ministri.
 
Contro questa novità si è espresso il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC), secondo il quale la norma “ci riporta indietro di anni”.
 
“Le STP - afferma il CNAPPC -, al contrario di quanto prevede questo decreto Legislativo, se costituite come Società a responsabilità limitata (Srl), devono avere il medesimo trattamento fiscale, con relativi vantaggi e svantaggi, così come la contribuzione previdenziale dei soci, soggettiva ed integrativa, deve essere versata alle rispettive Casse professionali”.
 
“Deve essere, inoltre, esplicitamente garantita - continuano gli Architetti - la possibilità per tutti i professionisti, siano essi singoli associati o in società, di costituire reti di impresa interprofessionali; coloro che costituiscono STP o reti d'impresa - favorendo così quella tanto auspicata aggregazione professionale che riduca il gap che l’Italia ha rispetto gli altri Paesi europei (gli architetti sono mediamente 2,5 addetti per Studio professionale) - devono poter fruire delle medesime agevolazioni concesse alle start up”.
 
“Ci auguriamo vivamente che le Commissioni Parlamentari pongano rimedio al pasticcio del realizzato dal Governo sordo - come quelli che da anni si sono succeduti - alla richiesta che da sempre gli architetti italiani hanno formulato volta a varare una strategia economica e normativa che favorisca l’aggregazione interprofessionale e che permetta - anche nella forma leggera delle reti d'impresa - di aggregare investimenti e professionalità per essere competitivi sul mercato globalizzato dei servizi professionali” - conclude il CNAPPC.
 
Ricordiamo che le Società tra Professionisti sono state introdotte nel nostro ordinamento dalla Legge di Stabilità per il 2012 e dalla Legge Liberalizzazioni 27/2012, che ha abolito le tariffe professionali, e poi disciplinate dal DM 34/2013.
 
La STP può essere costituita secondo i modelli societari previsti dal Codice Civile e avere per oggetto sociale l’esercizio di una o più attività professionali per le quali è prevista l’iscrizione in ordini o albi. Può anche configurarsi come società multidisciplinare per l’esercizio di più attività professionali (leggi tutto).
 
In base ai dati forniti da Unioncamere, sul territorio nazionale, all’inizio del 2014 le STP erano solo 54, delle quali il 50% costituito da Srl. Rilevante è anche la presenza di Società in accomandita semplice, Sas (22%) e Società in nome collettivo, Snc (15%). Ci sono poi 4 società semplici, 2 Srl a socio unico e una Cer.pa.

Le ragioni del flop sono state individuate dall’Ordine dei Commercialisti e dal Consiglio Notarile di Milano: normativa ancora incerta, sia dal punto di vista previdenziale che da quello dell’organizzazione funzionale, scarsa aderenza agli obiettivi di professionisti e soci di capitale, timore che la forma societaria ‘spersonalizzi’ il rapporto tra professionista e cliente.
 


 
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