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Ministero Sviluppo economico: ‘il POS non è una tassa occulta’

Ministero Sviluppo economico: ‘il POS non è una tassa occulta’

‘La scelta di promuovere la moneta elettronica non può essere messa in discussione’

Vedi Aggiornamento del 30/12/2021
di Paola Mammarella
29/07/2014 - Il POS non è una tassa occulta per gli esercenti che lo utilizzano. Lo ha spiegato il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) in una interrogazione in Commissione Attività Produttive della Camera.
 
Come già illustrato dal MISE, la scelta di promuovere l'uso dei pagamenti con carte di debito e credito su vasta scala non può essere posta in discussione, vista la scarsa incidenza dei pagamenti elettronici in Italia rispetto alla media degli altri Paesi europei e l'elevato costo dell'uso del contante per il sistema economico e per i singoli imprenditori.
 
Per evitare di creare costi eccessivi per i professionisti e le imprese, è stato inoltre avviato un tavolo tecnico con la Banca d'Italia e il Ministero dell'Economia e delle Finanze, che si è riunito il 16 e il 22 luglio con l’obiettivo di individuare le migliori strategie per una più ampia diffusione dei pagamenti elettronici, bilanciandone costi e benefici per tutte le categorie coinvolte.
 
Nel corso delle consultazioni, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha reso noto che in Italia la carta di debito viene utilizzata prevalentemente per l'approvvigionamento di contante, anziché per le operazioni via POS.
 
Al contrario, sottolinea il MEF, la carta di debito assicura il buon fine dell'operazione di pagamento e richiede minori attività procedurali e di riconciliazione contabile rispetto agli altri strumenti elettronici, come ad esempio il bonifico. Allo stesso tempo, all'uso del contante, degli assegni e degli altri strumenti cartacei sono associati dei costi variabili, connessi con le esigenze di movimentazione e di sicurezza, mentre per le carte di debito è prevalente la quota dei costi fissi di emissione degli strumenti e di gestione delle infrastrutture. Ciò significa che si producono delle economie di scala, cioè al crescere delle operazioni si riducono più che proporzionalmente i costi unitari.
 
Concludendo, il MEF ha affermato il costo che gli esercenti devono sostenere per le installazioni dei POS non può essere considerato una tassa occulta in quanto, in un mercato competitivo, le commissioni applicate dagli intermediari devono garantire almeno la copertura dei costi di offerta.
 
Nei giorni scorsi, uno studio della Cgia Mestre ha stimato che tra canone mensile, canone annuale e percentuale di commissione sull’incasso, un professionista o un’impresa con un ricavo annuo pari a 100mila euro dovrebbe sostenere una spesa di circa 1200 euro all’anno.
 
Ricordiamo che l’obbligo del POS è stato introdotto dal decreto Sviluppo Bis (DL 179/2012), convertito nella Legge 221/2012, ed è stato in seguito disciplinato dal DM 24 gennaio 2014. Tuttavia, chi non vi ottempera non è soggetto ad alcuna sanzione, perché la legge non lo prevede.

 

 
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