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CASE & INTERNI

Raw Style. La celebrazione dell’imperfetto

L’imperfezione diventa sintomo di inequivocabile unicità

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02/09/2014 - I codici estetici del grezzo e del non-finito trovano espressione nell’architettura, nel design di d’interni, nell’arte, nella moda attraverso una sorta di celebrazione dell’imperfetto. Difetti voluti, errori progettati, incompiutezza sono elementi distintivi di alcuni linguaggi espressivi riconducibili allo stile ‘raw’.
L’imperfezione diventa sintomo di inequivocabile unicità e richiama la "bellezza imperfetta, impermanente e incompleta’ del paradigma estetico giapponese wabi-sabi che esalta la transitorietà delle cose, dei materiali, delle forme includendo i concetti di asimmetria, asperità e irregolarità. 

Il 10 agosto 2013 ha aperto a Berlino un temporary showroom di design e arte, chiamato Between Time. In un’insolita location decisamente lontana dai canoni estetici dei classici showroom. L’edificio scelto è il Wallstrasse 85: un palazzo ottocentesco, perla dell’architettura berlinese, molto conosciuto e amato, che dopo 30 anni di abbandono e decadenza è oggi al centro di un progetto di ristrutturazione e “lucidatura”. Affascinante e sontuoso, emana il calore e le emozioni senza tempo di un palazzo intriso di storia.

Proprio per questo è stato scelto come location per lo showroom Between Time che è rimasto aperto fino al 22 settembre. Sfruttando il tempo interstiziale prima dell’inizio dei lavori di rimessa a nuovo, è stata offerta un’ultima chance agli interessati per visitare l’edificio nella sua forma originale dove l’imperffezione è di fatto dato di sostanza e elemento di valore. Gli spazi, in parte dedicati a uno studio di architettura di interni, in parte galleria d’arte e spazio espositivo di mobili, hanno ospitato pezzi di design e opere d'arte, in vendita, magistralmente disposte per arredare questa ‘casa’ disabitata e incompiuta da decenni. 

A curare l'allestimento due importanti nomi della scena tedesca: Gisbert Pöppler e Erik Hofstetter. Il primo è a capo di una nota agenzia di interior design mentre il secondo è maestro nella vendita di mobili e oggetti fuori dal comune: pezzi unici, rarità degli anni Trenta, opere d’arte ma anche oggetti di design contemporanei. Tutti elementi che qui sono stati mischiati con effetto di grande naturalezza e armonia d’insieme in un gioco di sfondo-figura, contenitore-contenuto, particolarmente riuscito. L’idea di un luogo fatiscente, con l’intonaco che cade a pezzi, e le crepe come elemento ricorrente è stato un modo più effficace, secondo gli autori, per avvicinare il design e l’arte alle persone, per fare sentire questi mondi meno lontani, freddi e inaccessibili. 

Pareti imperfette con crepe e scrostature sono gli elementi significativi che connotano il Leadbelly, Cocktail&Oyster Bar di NewYork. In questo caso lo stile raw rimanda a un luogo vissuto e usurato, progettato come tale per generare un’esperienza di consumo all’insegna di autenticità, heritage, storia e passato nostalgico, un po’ arrugginito e polveroso. Di recente apertura, il locale è stato ideato da Silkstone, un'agenzia creativa di eventi e design con un focus prevalente sul food. 

Leadbelly serve una vasta selezione di ostriche dell'East Coast, oltre ad altri cibi locali, vini biodinamici e cocktail stagionali. Ogni sera ospita concerti live di gruppi musicali o dj set. Uno spazio che ricorda la taverna di una casa fuori città, accogliente, calda e con una storia da vivere e di cui fare parte. L’arredo è di recupero, i dettagli architettonici esaltano il degrado, i muri in gesso lasciano volutamente intravedere, attraverso le molte sbrecciature, i sottostanti mattoni in cotto.
Le crepe diventano di fatto un motivo grafico-decorativo, la luce soffusa e discreta completa l’atmosfera che potenzia il ritrovato fascino di una studiatissima decadenza. La ‘patina’ e i segni tangibili di un passato che erode i materiali, sono richiamati, ostentati e progettati.

Oltre l’architettura e il design di interni, lo stile raw trova interessanti declinazioni anche nel mondo dei prodotti. Emblematico il caso di Luna Skin, la cover per per iPhone5 realizzata dal brand coreano Posh Project in collaborazione con i designer di Realize. Volendo realizzare una cover altamente resistente, in grado di assorbire colpi, urti e cadute, si sono ispirati al mondo dell’architettura scegliendo come materiale il calcestruzzo. 

Il risultato è una seconda pelle adesiva per lo smartphone, lasciata però a uno stadio di pre-rifinitura L’espediente stilistico distintivo è rappresentato dalle bolle d’aria che affiorano naturalmente durante l’asciugatura del calcestruzzo e che producono piccoli crateri frastagliati. Un’estetica del non-finito ripresa anche dal nome del prodotto: LunaSkin, la superficie della luna per come tutti la immaginiamo.

L’irregolarità delle imperfezioni rendono ogni cover diversa dall’altra e quindi unica. Questo è il packaging con cui viene venduta. 

L’imperfezione è calda, avvicina, attrae, è emozionante. E’ un’estetica ‘altra’, una poetica che definisce oggetti artigianali non raffinati, dalla superficie ruvida, irregolare o consunta come le tradizionali ceramiche giapponesi raku. Il progetto Boro: The Fabric of Life, la mostra itinerante, curata da Mathias Schwartz-Clauss and Stephen Szczepanek, organizzata da CIRECA, che si è tenuta nel 2103 nella cornice del Domaine de Boisbuchet in Francia.

La mostra ospita cinquanta pezzi di copri-fouton rammendati e riparati innumerevoli volte, kimoni, indumenti da lavoro e altri elementi tessili domestici creati dai contadini giapponesi tra il 1850 e il 1950 utilizzando perlopiù scarti di tessuti rurali e popolari. Il termine ‘boro’ rimanda alla bellezza della fragilità, della fatiscenza e del rammendo che ricrea e per questi significati è stato usato nel titolo della mostra.

Impressionante il contesto scelto per esporre questi pezzi iconici della storia rurale giapponese: un castello ottocentesco nel quale ogni pezzo è elegantemente sparso, sospeso, ed esposto. La fragilità dei capi risalta e riverbera sullo sfondo della fragilità delle stanze. I due elementi trasmettono un’idea di ‘perfetta imperfezione’.

La gran parte dei pezzi fa parte della collezione del gallerista newyorkese Stephen Szczepanek, co-curatore di questa affascinanate mostra di sculture tessili ad altissimo tasso di ispirazione per creativi e consumatori. 

Fonte: Blink – blinkproject.it

 


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