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Studi di architettura e d’ingegneria, fatturato in calo dell’1,5% nel 2014

di Paola Mammarella

Confprofessioni: ‘non accediamo alla Cig perchè non siamo imprese ma contribuiamo al Fondo di solidarietà’

Vedi Aggiornamento del 07/04/2015
Commenti 6152
09/09/2014 – Cala il fatturato degli studi di ingegneria e di architettura, su cui pesa anche l’incertezza nell’accesso agli ammortizzatori sociali.

Come evidenziato nei giorni scorsi dall’Istituto nazionale di statistica (Istat), nel secondo trimestre del 2014 gli studi professionali hanno registrato un calo nel fatturato del 2,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
 
In particolare, per le attività degli studi di architettura e d’ingegneria, collaudi e analisi tecniche la diminuzione ha toccato l’1,5% mentre nelle altre attività professionali, scientifiche e tecniche si è arrivati ad una flessione dello 0,1%.

A fronte della crisi, non tutti gli studi possono accedere agli ammortizzatori sociali. A determinare l’inclusione o l’esclusione dalla Cassa integrazione guadagni (Cig) e dagli obblighi di contribuzione ai fondi istituiti per le realtà che non accedono agli ammortizzatori sociali tradizionali è il concetto di impresa.
 
Si tratta di un concetto incerto dal momento che, a distanza di un mese, il Ministero del Lavoro e l’Inps si sono espressi in modo contrastante.
 
Con il DM 1 agosto 2014, il Ministero del Lavoro e quello dell’Economia hanno stabilito che gli studi professionali non possono accedere alla Cig in deroga. Secondo quanto affermato nell’articolo 2, questa è riservata solo alle imprese di cui all’articolo 2082 del Codice Civile, cioè alle attività economiche organizzate per la produzione o lo scambio di beni e servizi.
 
Qualche giorno fa, la circolare 100/2014 dell’Inps ha stabilito che le imprese e gli studi professionali con più di quindici dipendenti che operano in settori non coperti dagli ammortizzatori sociali devono versare i contributi al Fondo di solidarietà residuale previsto dalla Riforma del Lavoro (Legge 92/2012).
 
Secondo l’Inps, ai sensi della giurisprudenza comunitaria, “si intende per imprenditore qualunque soggetto che svolge attività economica e che sia attivo su un determinato mercato”.
 
Ciò significa, ha sottolineato Confprofessioni, che l’Inps fa rientrare nella nozione di impresa anche gli studi professionali, mentre il Ministero del Lavoro li esclude dalla Cig perché diversi dalle imprese.
 
Secondo il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, in questo modo si verifica una disparità di trattamento perché gli studi che operano sotto forma di impresa accedono alla Cig, mentre gli altri sono esclusi. Allo stesso tempo, tra gli esclusi quelli che hanno più di quindici dipendenti devono versare i contributi al Fondo di solidarietà residuale, mentre gli altri no.
 



 

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Altri commenti
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Luigi P.

Solo dell'1.5% ? Ma che truccano questi dati come fa l'ISTAT da 100 anni per non rivelare che abbiamo un'inflazione del 200% ? Non c'è più alcun ritegno, ormai davvero pensano che siamo una manica di imbecilli ...

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Pier

Ma che bella statistica ... come si fa ad avere un recesso in un settore che ormai è morto a differenza degli altri Stati dove è in aumento e casualmente ... dove c'è meno crisi ??? In compenso le richieste di pagare IRAP, contributi Inarcassa, Sanzioni, Equitalia, ATP & Co sono in aumento .... ma dai ... che lo sappiamo tutti che noi Tecnici sia tutti multimilionari e possiamo permettercelo ... suvvia .. basta rinunciare a quei miseri benefit da 20.000 euro al mese, alle vacanze pagate dagli sponsor e alle case che ci regalano a nostra insaputa ......... .... a No ..... scusate ... mi sono confuso con i Nostri Politici e/o Amministratori e/o a quelli che continuano a fare Leggi sul Nostro settore talmente assurde e fuori mercato che anche un bambino dell'asilo lo capirebbe !!!!!! ... che stupido che sono !!!!