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PROFESSIONE

Cassa integrazione, esclusi i dipendenti degli studi professionali

di Paola Mammarella

Ingegneri: “professionisti trattati come figli di un dio minore”, chiesto incontro al Min. Lavoro

Vedi Aggiornamento del 07/04/2015
Commenti 12680
01/10/2014 – La cassa integrazione guadagni in deroga non si applica ai dipendenti degli studi professionali. Lo ha ribadito il Ministero del Lavoro con la circolare 19/2014.
 
Il Ministero ha chiarito quanto già affermato con il DM 1 agosto 2014, in base al quale la Cig in deroga è riservata alle imprese di cui all’articolo 2082 del Codice Civile, cioè alle attività economiche organizzate per la produzione o lo scambio di beni e servizi.
 
La notizia ha lasciato sorpresi i professionisti italiani, che avevano riposto qualche speranza nell’apertura espressa dall’Inps nei giorni scorsi. L’istituto nazionale per la previdenza sociale aveva infatti previsto la possibilità di estendere anche al mondo delle professioni i benefici del fondo di solidarietà residuale.
 
Di fronte a questa novità c’è stata la dura presa di posizione del Consiglio nazionale degli ingegneri (CNI). Il presidente, Armando Zambrano, ha affermato che è necessaria una profonda revisione delle misure che sostengono quanti perdono il proprio posto di lavoro e che il sostegno non deve essere riservato solo ad una parte delle imprese, ma deve essere esteso a tutti i lavoratori ed accompagnato da politiche per il reinserimento.
 
Nella situazione attuale, lamenta però Zambrano, “l’interpretazione del Ministero del lavoro fornisce l’ennesima conferma di come i professionisti siano trattati in questo paese come “figli di un dio minore”. I professionisti affrontano da anni “senza rete” una congiuntura economica che ha portato i loro redditi a contrarsi di oltre il 30%. Inoltre, con la riforma degli ordinamenti professionali, il legislatore ci ha imposto nuovi e gravosi oneri derivanti dall’introduzione dell’obbligo dell’assicurazione professionale e della formazione continua”.
 
Secondo Zambrano, l’esclusione dei dipendenti che lavorano negli studi professionali, che dovrebbero essere considerati dipendenti uguali a tutti gli altri, comporta una disparità di trattamento nello stesso settore dell’ingegneria. Prendendo alla lettera le parole del Ministero, sottolinea Zambrano, sembrerebbe che i dipendenti delle società di ingegneria possano accedere alle misure di solidarietà, mentre questa chance sarebbe negata ai dipendenti degli studi, causando “una esclusione profondamente ingiusta”.
 
Il Consiglio nazionale degli ingegneri ha quindi chiesto un incontro urgente al Ministero del lavoro.



 

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Altri commenti
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pippis1981

certo: quando si tratta di avere qualche aiuto noi professionisti siamo appunto "libero professionisti" e non "imprese", ma quando si tratta di avere svantaggi, tassazione, pubblicità (cosa penosa: professionisti che si fanno pubblicità su groupon!), abolizione delle tariffe in nome della "concorrenza tra imprese" e altre cose negative, allora ecco che il governo ci equipara a "imprese".... Chissà come mai i a noi piccoli professionisti va SEMPRE male: per i politici (e per i sindacati) siamo P.IVA, cioè ricchi capitalisti, evasori fiscali e sfruttatori di popolo operaio, quindi a noi non arriva MAI un aiuto da nessuna parte, anzi ci danno sempre di più addosso: assicurazioni obbligatorie anche per chi non firma alcun progetto, la marketta penosa della "formazione continua", ovvero una tassa da pagare per lavorare, di stampo medievale, l'obbligo di POS come se fossimo salumieri (imprese, appunto, e non professionisti...), inarcassa sempre più cara e che in cambio offre pensioni da fame (provate: 40'000 euro lordi di reddito annui per 35 anni, e dal software di inarcassa uscirà una bella pensione di 8500 euro lordi annui, più bassa del minimo di 10'000 euro lordi annui garantito per statuto!), però a noi gli 80 euro di Renzi non sono mai arrivati, neppure se abbiamo redditi di 15'000 annui e facciamo la fame...