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Corte dei conti: ‘l’eccesso di leggi e di deroghe causa corruzione’

di Rossella Calabrese

Perplessità sulle norme dello Sblocca Italia che consentono di derogare al Codice appalti per le gare fino a 5,2 milioni di euro

Vedi Aggiornamento del 27/01/2015
24/11/2014 - L’eccesso di leggi in Italia “causa corruzione” perché “ci si avvale della complessità del procedimento per intervenire a facilitarlo chiedendo qualcosa in cambio”. Con l’Expo e lo Sblocca Italia “siamo arrivati al paradosso: per raggiungere un obiettivo si è dovuto fare un DL per dire che le leggi non si rispettassero. C’è qualcosa che non va”.
 
Così il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, in una lectio magistralis sulla corruzione tenuta qualche giorno nella Scuola Nazionale dell’Amministrazione.

“Il mondo degli appalti pubblici - ha detto Squitieri - è tra i più regolati dalla legge e le opere non partono per i troppi ricorsi e le sospensive, attuati perché non si riesce a rispettare tutto il pacchetto enorme di leggi”.
 
Il presidente della magistratura contabile ha dunque condiviso i dubbi dell’Autorità Anticorruzione (Anac) sulle norme, contenute nello Sblocca Italia, che alzano a 5,2 milioni di euro l’importo degli appalti per i quali non è necessaria una gara”.
 
Ricordiamo infatti che i lavori per la messa in sicurezza delle scuole, la mitigazione dei rischi idrogeologici, per l’adeguamento sismico e per la tutela ambientale e del patrimonio culturale, sotto la soglia comunitaria di 5,2 milioni di euro.

Questi interventi sono considerati di ‘estrema urgenza’ e indifferibili e per il loro avvio vengono introdotte deroghe alle procedure di scelta del contraente e alle fasi delle procedure di affidamento dei contratti, previste nel Codice degli Appalti.
 
“È un po’ preoccupante, la trattativa privata lascia qualche perplessità” - ha osservato Squitieri - aggiungendo che la norma è stata inserita con ogni probabilità proprio “per l’esigenza di snellezza” e per far ripartire l’attività economica. Come Corte dei conti - ha concluso - “vigileremo” insieme all’Anac.
 
“Facciamo nostro l’allarme lanciato dal Presidente della Corte dei Conti” - ha commentato il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.
 
“Per il mercato dei lavori pubblici - ha proseguito il Cnappc - serve una legge che, recependo la nuova direttiva comunitaria in materia di appalti, punti proprio alla semplificazione ed alla trasparenza, ad una ulteriore apertura, alla valorizzazione delle capacità professionali ed al rilancio dell’istituto del concorso, quale elemento prioritario di selezione dei progetti per la realizzazione di qualità, così come avviene nella gran parte dei Paesi europei”.
 
“La semplificazione - secondo il Cnappc - non deve, però, diventare mai un boomerang che si ritorce contro la legalità. Ci lasciano, infatti, alquanto perplessi le norme dello Sblocca Italia che, avendo proprio come fine lo snellimento burocratico, alzano a 5,2 milioni di euro l’importo degli appalti per i quali non è necessaria una gara”.
 
“Lo ribadiamo: gli appalti urgenti, gli interventi di rigenerazione e di bonifica devono sempre essere accompagnati da un sistema di controlli in modo da garantire ed incentivare il più totale rispetto della trasparenza e della regole, prevenendo, così, ogni forma di corruzione” - hanno concluso gli architetti.
 
 

 

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