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Piano Casa Veneto, si potranno spostare gli immobili a rischio

di Paola Mammarella

Respinte le accuse del Governo, ok alla delocalizzazione degli edifici dalle aree a rischio idrogeologico

Vedi Aggiornamento del 22/12/2016
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25/11/2014 – Il Piano Casa del Veneto passa indenne di fronte al giudizio della Corte Costituzionale. Con la sentenza 259/2014 sono state respinte le accuse formulate dal Governo sulla Legge Regionale 32/2013.
 
Le contestazioni del Governo
A detta dell’Esecutivo, la norma consentiva di demolire gli edifici in area a rischio idrogeologico e di ricostruirli in zone meno pericolose con un premio di cubatura del 50%, violando le prescrizioni più restrittive contenute nei Piani di Bacino.
 
Allo stesso tempo, col Piano Casa diventava possibile la ristrutturazione con demolizione e ricostruzione senza il vincolo di rispettare la sagoma preesistente e il Governo aveva espresso il timore che questa regola potesse essere applicata anche agli immobili vincolati.
 
Le spiegazioni della Corte Costituzionale
La Corte Costituzionale ha respinto le accuse spiegando che l’Esecutivo non ha addotto sufficienti motivazioni idonee a far capire in che modo la possibilità di ricostruire un immobile in una zona più sicura possa ledere le norme di attuazione dei Piani di Bacino.
 
La Corte ha inoltre ricordato che la demolizione e ricostruzione senza il rispetto della sagoma preesistente è stata introdotta dal Decreto del Fare (DL 63/2013), che esclude comunque questa possibilità per gli immobili vincolati ai sensi del Codice dei Beni culturali e del paesaggio (D.lgs 42/2004).
 
La legge regionale non prevede espressamente l’esclusione degli immobili vincolati, ma secondo la Corte Costituzionale questo significa che bisogna rifarsi alla norma statale. Per la Corte, infatti, le Regioni non possono riprodurre le leggi dello Stato perché in questo caso si verificherebbe una invasione delle competenze legislative in materia di urbanistica e di edilizia.

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