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PROFESSIONE

Architetti: reddito medio 17 mila euro, siamo alle soglie della povertà

Indagine Consiglio Nazionale e Cresme: il 68% vanta crediti dai privati, il 32% dalla P.A., disoccupazione giovanile al 28,7%

Vedi Aggiornamento del 04/03/2016
25/11/2014 - Reddito medio pari a circa 17 mila euro, al netto dell’inflazione, perdita - tra il 2008 e il 2013 - di circa il 40% del reddito professionale annuo lordo; il 68% della categoria vanta crediti nei confronti della committenza privata, mentre il 32%, un terzo degli architetti sul totale dei 152mila professionisti italiani, attende pagamenti da parte del settore pubblico.
 
In media, i giorni necessari per ottenere un pagamento da parte della Pubblica Amministrazione sono arrivati, nel 2013, per gli architetti a oltre 217 (erano 129 nel 2010 e 90 nel 2006); per quelli da parte delle imprese si è passati dai 114 giorni del 2011 a 172 nel 2013; da 70 a 98 giorni per quanto riguarda le famiglie. Un problema, quello delle insolvenze dei pagamenti particolarmente grave soprattutto al Sud del Paese, mentre è fortemente critico, al nord, il rapporto con le banche: il 57% degli architetti ha, infatti, debiti con istituti di credito, società finanziarie o fornitori.
 
Sono questi alcuni dei dati drammatici contenuti nell’Indagine sullo stato della professione di architetto promossa dal Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori in collaborazione con il Cresme ed arrivata alla sua quarta edizione.
 
Né sembra praticabile, secondo l’indagine, la possibilità - considerata questa difficile situazione - di avviare o di incrementare la propria attività all’estero, tenuto conto delle dimensioni degli studi professionali che non consentono di affrontare le difficoltà derivanti dall’operare fuori dal Paese.
 
Sono, infatti, circa 70 mila gli studi di architettura in Italia, che impiegano appena un dipendente non architetto e 1,5 collaboratori esterni con partita Iva. Secondo l’Agenzia delle entrate, il fatturato annuo medio degli studi, nel 2012, si aggirava intorno a 38 mila euro, contro i 55 mila degli studi di ingegneria.
 
Come conseguenza di tutto ciò la professione perde inesorabilmente attrattiva da parte de giovani: il numero complessivo di immatricolati ad un corso di laurea di architettura, è crollato del 51% negli ultimi 5 anni (nel 2012, rispetto al 2007, quasi 7 mila immatricolati in meno), una flessione nettamente più marcata di quanto registrato per il complesso dei corsi di laurea (17%).
 
E non potrebbe essere altrimenti visto che nel 2013, ad un anno dal conseguimento del titolo di laurea di secondo livello (magistrale o magistrale a ciclo unico), il tasso di disoccupazione è arrivato al 28,7% (era il 9,7% nel 2008), 5 punti percentuale in più rispetto all’anno passato; a cinque anni dal conseguimento del titolo di secondo livello, il reddito mensile netto di un giovane architetto (età media circa 32 anni) è di circa 1.200 euro.
 
Siamo alle soglie della povertà - sottolinea Leopoldo Freyrie - presidente del CNAPPC - e, senza una inversione di rotta, da parte della politica e del Governo, rischiamo di non sopravvivere alla crisi. La vera risposta sta nel lancio e nella realizzazione di un grande progetto di investimento di idee e di denaro sulle città per intervenire sugli 8 milioni di edifici che si avviano a fine vita; per risparmiare 25 miliardi di euro all’anno di energia che viene, di fatto, sprecata; per mettere le case e le città in sicurezza da sismi ed inondazioni, alle quali anche in queste giorni siamo costretti ad assistere; per realizzare spazi pubblici che ridiano il senso delle comunità, ricreando le condizioni affinché fioriscano idee, innovazione e impresa”.
 
“Serve anche superare - e serve farlo subito - le anacronistiche regole discriminatorie che impediscono alla stragrande maggioranza degli studi professionali di piccole e medie dimensioni e pressoché alla totalità dei giovani architetti italiani di partecipare alle gare per l’affidamento di servizi di architettura e di ingegneria”.
 
“Ci battiamo da anni contro il vecchio sistema che, fissando requisiti quantitativi, come il fatturato ed il numero di dipendenti del professionista, ha di fatto progressivamente riservato questo mercato ad un numero molto ridotto di strutture professionali. Ciò in contraddizione con le più recenti direttive europee in materia di appalti”.
 
“In questo momento di crisi - conclude il presidente degli architetti italiani - siamo pronti ad organizzarci in reti professionali e interprofessionali sul territorio nazionale e nel mondo e a cambiare anche profondamente i nostri Studi professionali per integrare conoscenze e competenze. Chiediamo però, primo un segnale da parte dello Stato: quello di estendere ai professionisti che si aggregano le agevolazioni fiscali che la legge di Stabilità 2015 prevede per le attività di impresa e di lavoro autonomo nella fase di start up”.
 
Fonte: Ufficio stampa CNAPPC
 
 

 
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Altri commenti
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diegods20

Ma nessuno si è accorto che tra spese parzialmente o per nulla deducibili e altri ammenicoli, paghiamo il 70% di tasse? Come io taglio nel mio studio tutte le spese e non ho avuto (nè mai avrò, stanti le premesse dei diritt e dei non doveri) dipendenti nè tirocinanti in nero, così deve fare lo Stato LADRO. Non si posono fare 11 e più ore al giorno, zero diritti e vedere che un dipendente pubblico a 32/40 ore alla settimana guadagna molto più di te con tutte le tutele (non me ne vogliano i dipendenti pubblici, è pura e semplice aritmetica e dato di fatto). Insomma, invece di continuare a considerare le banche il futuro, si consideri la professione, svolta con correttezza, un valore, non un nemico da sopprimere. Altrimenti l'Italia morirà definitivamente. A proposito: io bandi di gara di architettura per l'expo non li ho visti. Ma non doveva essere il biglietto da visita dell'Italia??????????????????????

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Un ingegnere italiano

Magari arrivassi a 17000 euro!!!! (Piramide professionale italiana settore edilizia secondo il committente (dall'alto verso il basso): Muratore - Impresario - Geometra - Architetto -Ingegnere). Ora pongo la domanda a quei vili che ci succhiano il sangue nei loro miseri studi professionali per un tozzo di pane: forse a questo siamo arrivati per la vostra incapacità???Per tutta la porcheria che avete prodotto negli anni passati con l'unico scopo di riempirvi le taschine???

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riki72

Volgiamo pure il nostro grido di dolore al mondo esterno. Certo, se la nostra Cassa di Previdenza ci fa pagare il 40% di mora se sforiamo l'anno solare (probabilmente chi non paga neppure il minimo lo fa perché non ha liquidità, non perché non vuole pagarsi i contributi) è più facile che gli architetti poveri diventino più poveri, fino ad uscire dal mercato. E il cane si morde la coda mentre abbaia ai gatti. Chi sopravviverà, si accorgerà in realtà di essere diventato l'Avvocato di se stesso (nulla contro la categoria) e quindi l'Architetto che aveva dentro è morto con il fanciullo. Il mondo dei tecnici, il mondo del "costruire" sta morendo di tra regole, controversie e interpretazioni di Leggi quotidiane fatte da chi dovrebbe provare almeno una volta nella vita a togliersi lo scarpino lucido per mettersi le scarpe antinfortunistica.

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Paolo

Egregio Massimo, effettivamente lei in quello che dice mi da ragione. Dice bene quando parla della figura del geometra come coadiuvante della figura dell'architetto o dell'ingegnere. Ma scendiamo nel ridicolo quando si rovescia la situazione. E' come se un medico finisse a fare l'aiutante di un infermiere (ci sono infermieri che con l'esperienza hanno acquisito capacità superiori a quelle di un medico alle prime armi ma ciò non toglie la rigorosa piramide professionale che esiste in campo medico e che invece viene a mancare in campo edilizio). Ad ogni modo, questo è solo uno dei mille problemi che affliggono il nostro settore ma credo che oggi più che mai ci sia bisogno di una revisione dei compiti delle rispettive e tutte onorabili professioni. Finisco col dire che oltre ad essere un giovane architetto sono anche geometra, pertanto conosco i limiti di entrambi i corsi di studio.

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Massimo Pugliese

Egregio Paolo, io di anni ne ho 77, sono geometra e sento questa storia di un presunto conflitto tra architetti e geometri sin dal 1968, anno in cui cambiarono molte cose. Grandi architetti con cui ho lavorato personalmente (Muzio, Ponti, Zanuso, ecc) progettavano l'edificio ed il loro geometra di fiducia ne seguiva le fasi operativa, con funzioni e compiti ben separati ma tendenti al risultato finale migliore. L'errore grossolano è stato fatto quando hanno concesso ai geometri di accedere ad architettura: livelli culturali (importanti) e spesso sociali diversi (marginali, però...), conseguente confusione di ruoli. Le famose "case dei geometri" oggi molti architetti se le scordano e non vado oltre. Vedo bene i miei colleghi come consulenti specializzati nel proprio settore in supporto agli architetti, come responsabili di cantiere, come responsabili degli uffici acquisti, ruoli che adesso cominciano ad essere ricoperti dagli architetti: in poche parole sono ora gli architetti che rubano il mestiere ai geometri .. ;-). Insisto nella quantità di lauree: sfoltire, sfoltire, sfoltire !!!

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Anonima

Non è possibile che soltanto il 28% degli architetti sia disoccupato, ad un anno dalla laurea! Per esperienza personale posso affermare che nessun neolaureato lavora, o quantomeno non si trova in condizioni tali da perdere legalmente lo stato di inoccupazione! Scommetto che la stragrande maggioranza di quel restante 72% fa mestieri non attinenti i nostri studi!

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Paolo

Io ho 32 anni, laureato da 6 anni, lavoro come libero professionista e quello che continuo a pensare è che in Italia non c'è futuro per la nostra professione. Non solo per i ritardati pagamenti o perché la crisi incombe su tutti noi. Penso che il problema sia molto più radicato nella società. Io pratico in piccole comunità dove la figura dell'architetto è considerata allo stesso, se non addirittura inferiore, alla figura del geometra. Ora non voglio dire che i geometri non siano in grado di eseguire il nostro stesso lavoro, è ovvio che con la pratica quotidiana tutto si impara e tutto si può fare.. Anche mio padre con la licenza elementare se lavorasse in uno studio tecnico riuscirebbe a praticare la professione. Il punto è che il problema sta tutto nella divisione netta delle varie professionalità. Quello che all'estero diventa una questione scontata (se si dice ad un inglese che una persona va dal geometra per il progetto di una casa ti ridono in faccia) qui invece tutto continua ad essere indistinto. Ora si dice che i geometri non possano progettare strutture in CA.. Sfido chiunque a dirmi che sia effettivamente così. Non ho nulla contro i miei colleghi geometri, ai quali affido gran parte della parte del lavoro che dovrebbe essere più di loro competenza, ma smettiamola col facciamo tutto tutti quanti perché non si va più da nessuna parte. L'architetto progetta, il geometra fa le sue misurazioni e rilievi topografici e l'ingegnere faccia i suoi calcoli e così tutte le nostre professioni avrebbero quella dignità che gli spetta e tutti quanti noi avremmo sempre una parte di lavoro nel processo edilizio con una maggiore specializzazione.

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Massimo Pugliese

Su una popolazione attiva di circa 40 mln di abitanti vi sono 152.000 architetti, cioè 1 architetto ogni 270 persone. Vuol dire che in un paese con 6000 abitanti vi sono 22 architetti. La figura di architetto sino agli anni 60 si configurava come quella di un professionista di posizione sociale e cultura per lo meno medio alta. Chi opera come me nel settore dell'edilizia si vede passare ora sotto gli occhi di tutto e di più, anche da parte di studi "importanti" che delegano ai giovani di bottega gran parte delle finiture dei loro progetti con esiti catastrofici. Giovani che sono sottopagati o addirittura non sono pagati solo per poter citare nel loro curriculum di aver lavorato in uno studio "importante". Diciamo una sorta di schiavismo ... Nei lavori privati, per esempio, il lavoro del progettista debole viene vanificato dalle decisioni della moglie del committente che opera le scelte sugli esempi di realizzazioni adocchiate nelle riviste del parrucchiere. Negli studi minori, infine, il progetto viene eseguito con un lavoro di assemblaggio di suggerimenti, disegni, descrizioni, stime di costo che provengono dagli uffici tecnici degli eventuali fornitori che ne sostengono i costi a proprio rischio. Consiglio mio: un terzo di architetti che guadagnino il doppio e facciano bene il loro mestiere.

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Ginesta del Pollino

In media, i giorni necessari per ottenere un pagamento da parte della Pubblica Amministrazione sono arrivati, nel 2013, per gli architetti a oltre 217, ma in alcuni casi si sono superati i 365 giorni. Come si può pensare di fare redditto quando il lavoro è sottopagato, si consente di fare, in molte gare pubbliche realtive a prestazioni professionali di progettazione, D.L., C.S.P e C.S.E , ribassi che parto dal 50% fino ad arrivare, anche, oltre il 70%. Ormai si è arrivati alla follia o alla disperazione. Non si riesce a capire come si possa dimostrare che, quando viene chiesto, l'offerta non sia anomala! Non c'è limite al peggio......!

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Otto

Speriamo che rimangano i più bravi ma sopratutto i più ONESTI......

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claudio

Seguirà anche una revisione degli studi di settore a questa analisi o per il fisco gli architetti non conoscono la crisi e devono pagare le tasse si redditi immaginari?

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ciao

finalmente la si smette di produrre disoccupazione, purtroppo non è stato lo stato a pensarci, chiudendo i corsi di laurea


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