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RISPARMIO ENERGETICO

400mila posti di lavoro nel settore del green building entro il 2017

di Rossella Calabrese

Rapporto GreenItaly di Unioncamere e Symbola: a fine 2014 l’ecobonus del 65% attiverà investimenti per 33 miliardi di euro

Vedi Aggiornamento del 25/10/2017
06/11/2014 - Nel 2013 sono stati spesi 116,8 miliardi di euro in riqualificazione edilizia, il 66,9% dell’intero fatturato del settore. E secondo le previsioni il mercato della ristrutturazione sostenibile continuerà a crescere, mentre quello del nuovo diminuirà nel tempo, fino a pesare il 2% nel 2050. Il settore del green building ha già creato 236 mila posti di lavoro e potrebbe arrivare, calcolando l’indotto, a 400 mila entro il 2017.
 
È quanto emerge da “GreenItaly 2014”, il Rapporto annuale di Unioncamere e Fondazione Symbola che da 5 anni ricostruisce la forza e racconta le eccellenze della green economy nazionale, presentato a Roma.
 
Un consistente contributo - spiegano gli autori del Rapporto - viene anche dai lavori incentivati dai bonus del 65% e del 50%, che valgono ormai il 2% del Pil. Dopo aver raggiunto il record assoluto di 27,5 miliardi di euro investiti nel 2013 (+40% sul 2012), si calcola che, a fine 2014, l’ecobonus del 65% attiverà 33 miliardi di investimenti per la riqualificazione energetica. Negli ultimi due anni la crescita è stata clamorosa, confermata dal numero di domande che, nel 2013, ha superato 1 milione e 600mila.
 
Sempre nel 2013, queste cifre hanno prodotto uno sgravio complessivo di 14 miliardi di euro: spalmato in 10 anni, significa 1,4 miliardi all’anno di benefici fiscali ai cittadini e 2,6 miliardi di euro di Iva complessivi per le casse dello Stato.
 
In sintesi, ‘meno costruzioni e più ristrutturazioni’ è la tendenza dell’edilizia italiana, che cerca di agganciare la ripresa puntando sulla riqualificazione energetica del patrimonio esistente.
 
La crisi economica, che ha colpito il settore delle costruzioni, e la contemporanea crisi climatica, insieme alla trasformazione delle città e all’emergere di nuovi stili di vita - spiegano Unioncamere e Symbola - impongono un ripensamento radicale, mettendo al centro la rigenerazione urbana e territoriale.
 
Riqualificare - proseguono - vuol dire non solo fermare il consumo di suolo, risanare città e territori e risparmiare in bolletta, ma anche rilanciare l’economia, recuperare competitività e creare nuovi posti di lavoro. Non a caso, quello delle riqualificazioni è l’unico segmento a registrare un segno positivo nel campo delle costruzioni: negli ultimi due anni è cresciuto del 20%.
 
La necessità di riqualificare è legata alla volontà di abbattere i consumi energetici, ma anche a fattori idrogeologici, all’obsolescenza e alle cattive condizioni delle case: in Italia sono 4,5 milioni gli edifici che andrebbero ristrutturati: oltre il 61% ha più di 40 anni, con consumi energetici dal 40 al 45%. Le abitazioni che hanno bisogno di un restyling sono il 55,4% del totale e diventeranno il 65,7 in 10 anni.
 
Il 70% degli edifici è stato realizzato prima del 1976, anno in cui è stata introdotta la prima legge sull’efficienza energetica, e il 25% non è mai stato riqualificato. Con un intervento pesante, il risparmio energetico di un immobile può andare dal 30 all’80%. Ma a volte, con leggeri miglioramenti continui e graduali nel tempo, si può arrivare ad un risparmio del 10-20%. Complessivamente, i 2 miliardi di metri quadrati del patrimonio edilizio italiano che necessitano di riqualificazione energetica potrebbero generare 500 miliardi di euro per il settore dell’edilizia.
 
Un impulso alla crescita di questo mercato viene anche dall’Unione Europea: sul piatto ci sono i 7 miliardi di euro stanziati dai fondi strutturali europei 2014-2020 per l’efficienza energetica. Ci sono poi le normative legate al contenimento dei consumi, come la Direttiva 2012/27/UE di recente recepimento, introducendo l’obbligo a riqualificare energeticamente almeno il 3% della superficie degli edifici pubblici ogni anno.
 
Lo scorso giugno, l’Italia ha presentato il Piano d’azione per l’efficienza energetica 2014, il programma di interventi di riqualificazione degli edifici pubblici e privati con il quale si intende raggiungere l’obiettivo di tagliare del 20% i consumi di energia primaria entro il 2020.
 
Sul territorio sono stati individuati circa 13,6 milioni di fabbricati (per l’87% residenziali), di cui 700mila non utilizzati. Per il residenziale, si stimano investimenti per un totale di 24,1 miliardi di euro l’anno che potrebbero generare, entro il 2020, risparmi energetici totali da un minimo di 4.907 GWh/anno a un massimo di 16.898 GWh/anno.
 
Allargando il discorso a tutti i settori produttivi, dal Rapporto Greenitaly emerge che più di un’impresa su 5, dall’inizio della crisi, ha scommesso su innovazione, ricerca, conoscenza, qualità e bellezza, sulla green economy. Sono infatti 341.500 le aziende italiane (circa il 22%) dell’industria e dei servizi con dipendenti che dal 2008 hanno investito in tecnologie green. Un dato che sale al 33% nell’industria manifatturiera.  Un orientamento che si rivela strategico - spiega Symbola -, tanto che proprio alla nostra green economy si devono 101 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 10,2% dell’economia nazionale, escluso il sommerso.
 
Oltre alla ricchezza, l’economia verde, sempre più apprezzata dai consumatori italiani (il 78% è disposto a spendere di più per prodotti e servizi eco-sostenibili), produce anche lavoro: già oggi in Italia ci sono 3 milioni di green jobs, ossia occupati con competenze ‘verdi’, una cifra destinata a salire ancora nel 2014. Dalle realtà della green Italy infatti arriveranno quest’anno 234 mila assunzioni legate a  competenze green: ben il 61% della domanda di lavoro. Con i green jobs che diventano protagonisti dell’innovazione e determinano addirittura il 70% di tutte le assunzioni destinate alle attività di ricerca e sviluppo delle nostre aziende. Una percentuale da capogiro superiore al già alto 61,2% dello scorso anno - conclude Symbola.
 
 

 
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