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LAVORI PUBBLICI

Le proposte del CNI per contrastare la lentezza delle opere pubbliche

di Alessandra Marra

Maggiori incarichi per i professionisti esterni, revisione dei ribassi e più controlli dalle PA

Vedi Aggiornamento del 25/03/2015
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03/12/2014 - Per sbloccare la situazione delle opere pubbliche italiane, caratterizzate da ‘tempi biblici’ e ricorsi alle varianti in corso d’opera, vanno modificati gli affidamenti degli incarichi di progettazione: più incarichi per i professionisti esterni e un maggior controllo da parte delle Pubbliche amministrazioni.
 
Queste le proposte principali indicate da Armando Zambrano, Presidente del CNI (Consiglio Nazionale Ingegneri) commentando il recente Rapporto del Dipartimento delle Politiche per lo Sviluppo su “I tempi di attuazione e di spesa delle opere pubbliche" e le analisi sulle varianti in corso d’opera elaborate dall’Anac.
 
L’obiettivo da raggiungere per Zambrano è un cambio di passo nella progettazione delle opere pubbliche; le proposte avanzate dal CNI mirano a rendere più rapida la realizzazione di infrastrutture pubbliche, salvaguardandone il valore strategico.
 
Dal Rapporto del DPS emerge come in Italia si impieghino fino 14 anni e mezzo per realizzare le grandi opere pubbliche; per il CNI le amministrazioni pubbliche hanno difficoltà ad operare secondo criteri di efficacia e di efficienza.
 
“Il nostro codice dei contratti – fa notare Zambrano - continua a voler considerare prioritario l’affidamento della progettazione agli uffici interni della Pubblica Amministrazione, considerando residuale l’affidamento degli incarichi ai professionisti esterni. In realtà questi uffici dovrebbero essere impegnati soprattutto nella programmazione e nel controllo degli appalti. Lo stesso incentivo del 2% che gli viene riconosciuto dovrebbe essere collegato proprio a questo tipo di attività. Se è vero che il punto debole delle opere pubbliche è la progettazione, non è più pensabile reiterare l’errore come avviene ormai da 20 anni”.
 
Secondo il presidente del CNI sono inaccettabili i tempi medi di realizzazione delle opere pubbliche in Italia (da 11 anni nel 2009 ai14 anni del 2014) soprattutto mentre le tecniche ingegneristiche attuali permettono la riduzione dei tempi di realizzazione di un’opera.
 
Una soluzione proposta per ridurre la durata della realizzazione dell’opera è modificare gli affidamenti degli incarichi di progettazione.
 
Alla base della dilatazione dei tempi infatti c’è spesso una generale carenza progettuale e un diffuso ricorso alle varianti in corso d’opera, che aumenta i costi dovuti ai contenziosi. Inoltre come messo in evidenza dalle recenti analisi dell’Anac l’aggressiva politica dei ribassi praticata negli ultimi anni ha fatto crescere il numero di varianti, giustificate con cause impreviste e imprevedibili, annullando in pratica il risparmio iniziale.
 
“Bisogna ritornare a dare il giusto peso alle attività di progettazione non avvilendole con l’imposizione di ribassi insostenibili – afferma Armando Zambrano - invertendo così una dinamica che oggi vede in Italia l’incidenza di tale attività sul valore degli investimenti in costruzioni pari appena al 10,5%, a fronte del 24,6% in Francia, del 25% in Spagna e di quasi il 33% nel Regno Unito”.
 
Il  CNI propone anche di limitare il ricorso al subappalto e ricondurre l’appalto integrato ai soli casi inizialmente previsti.
 
“Se manca il personale tecnico qualificato, la Pubblica Amministrazione deve limitarsi alla progettazione preliminare, mentre la progettazione definitiva ed esecutiva (unificata) va affidata ai progettisti esterni”, continua Zambrano, “I lavori vanno affidati sulla base del criterio del prezzo più basso. Quanto alle imprese di esecuzione, a queste va imposto di avanzare le proprie osservazioni e proposte migliorative solo nella fase dell’offerta, facendole impegnare a non presentare richieste di varianti in corso di esecuzione”.
 
“E’ una rivoluzione che chiediamo da tempo – conclude Zambrano - e che non può più essere rinviata”.

 

 

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