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NORMATIVA

Unicmi e ISI: l’ecobonus 65% per la sicurezza sismica è inefficace

di Rossella Calabrese
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Secondo le associazioni è ‘un importante segnale di attenzione che però così non può funzionare’

Vedi Aggiornamento del 08/09/2015
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10/12/2014 - L’inserimento nella Legge di Stabilità 2015 dell’ecobonus 65% per gli interventi di messa in sicurezza sismica degli edifici è apprezzabile ma rischia di rimanere solo un segnale di attenzione alla messa in sicurezza sismica, non supportato da una reale operatività.
 
È la denuncia di UNICMI, l’Unione Nazionale delle Industrie delle Costruzioni Metalliche, dell’Involucro e dei Serramenti e ISI, Ingegneria Sismica Italiana, messa nero su bianco in una lettera inviata al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi, e ai Presidenti delle Commissioni Ambiente e Territorio di Senato e Camera, Giuseppe Marinello ed Ermete Realacci.
 
Secondo le due associazioni, sono tre i lati deboli dell’attuale provvedimento che lo rendono, di fatto, inefficace:
 
1. la scadenza temporale al 31 dicembre 2015: un intervento di messa in sicurezza sismica prevede un iter complesso, sia in termini di consenso (basti pensare agli interventi nei condomini), sia da un punto di vista operativo (analisi dello stato dell’edificio che spesso comprendono prove, progettazione dell’intervento, preventivazione e realizzazione, sono punti di un percorso lungo e articolato). Inoltre, un arco di tempo così limitato, probabilmente non è utile neppure a far conoscere il provvedimento sul territorio, vanificando così gli eventuali sforzi delle imprese coinvolte;
 
2. la limitazione alle zone sismiche 1 e 2: la misura è attualmente limitata alle opere che ricadono in aree ad alta pericolosità sismica, mentre la commissione Ambiente, per prevenire la triste consuetudine in cui, solo dopo un evento sismico un dato territorio sia inserito in zone a rischio sismico, aveva chiesto di estendere il bonus anche ai Comuni a rischio sismico basso;
 
3. la copertura finanziaria limitata a 101,7 milioni di euro: ammontano a più 180 miliardi di euro (stima ANCE-Cresme) le risorse stanziate dallo Stato per riparare i danni dei terremoti verificatisi in Italia dal 1944 al 2012, pari ad un costo medio annuo di 2,6 miliardi di euro. Compatibilmente a quanto disponibile nel bilancio, stanziare una cifra congrua affinché le ricadute di questo provvedimento siano tangibili, non rappresenta soltanto dare fiato ad una operatività reale della messa in sicurezza del patrimonio immobiliare italiano, bensì un investimento dello Stato per prevenire eventuali nuove ingenti cifre destinate alla ricostruzione da danni sismici.
 
UNICMI e ISI, auspicando una modifica del provvedimento già nel corso della lettura al Senato, continueranno a sensibilizzare le Istituzioni affinché la messa in sicurezza sismica del patrimonio immobiliare italiano sia davvero incentivata con una legislazione congrua e praticabile.
 
 

 
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