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AMBIENTE

Contenimento consumo di suolo: nuova legge nell’anno di Expo 2015

di Rossella Calabrese

Consiglio Nazionale Architetti: la proposta Braga-Fiorio lega finalmente la riduzione dell’uso del suolo alla la rigenerazione e al riuso delle città

Vedi Aggiornamento del 03/02/2016
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21/01/2015 - È ripreso ieri alla Camera l’esame del disegno di legge in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo. Sul tavolo delle Commissioni riunite Ambiente e Agricoltura di Montecitorio la nuova formulazione del disegno di legge, proposta dai deputati Chiara Braga e Massimo Fiorio.
 
Con la nuova formulazione del testo base “si introducono nella normativa vigente i principi fondamentali di riuso, rigenerazione urbana e limitazione del consumo di suolo, attraverso la tutela e la valorizzazione dell’attività agricola - spiegano Braga e Fiorio. Il meccanismo ereditato dalla proposta già condivisa con le Regioni permette di definire una riduzione progressiva del consumo di suolo coerente con l’obiettivo europeo del consumo di suolo zero al 2050”.
 
“Il nostro obiettivo - continuano i due relatori - non è avere una legge di bandiera e nemmeno una norma punitiva nei confronti dell’attività edilizia. Quello che vogliamo garantire è un’effettiva salvaguardia del suolo dai rischi di un’edificazione sconsiderata, come purtroppo è avvenuto in passato, e nello stesso tempo sostenere con misure positive le azioni di riuso e rigenerazione urbana che devono rappresentare il futuro dell’edilizia”.

“Siamo pronti - concludono Braga e Fiorio - a lavorare sugli emendamenti che verranno presentati dai gruppi, per verificare la possibilità di ulteriori modifiche migliorative. Sarebbe certamente motivo di soddisfazione per il Parlamento riuscire a dare al nostro Paese una legge a tutela di un bene primario come il suolo proprio nell’anno di Expo”.

Secondo il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, la nuova formulazione introduce “finalmente un epocale cambio di paradigma ed un nuovo approccio al governo del territorio che lega in modo logico e indissolubile la progressiva riduzione dell’utilizzo del suolo non edificato e la rigenerazione e il riuso delle città, e che è in linea con quanto auspicano da tempo gli architetti italiani”.
 
“Tutto ciò - continua il Cnappc - non rappresenta solo una sana politica ambientale, ma anche l’unica possibilità, per Regioni e Comuni, di continuare a sostenere i costi dei servizi infrastrutturali, senza aumentare ulteriormente le tasse ai cittadini”.
 
“Apprezziamo - prosegue Leopoldo Freyrie, presidente degli architetti italiani - che il testo preveda non solo un sistema di incentivi, ma anche l’abrogazione dello scandaloso comma 8 dell’articolo 2 della Finanziaria 2008 (Legge 244/2007), che destinava i proventi dei titoli abilitativi edilizi alla spesa corrente delle Amministrazioni locali, con i risultati di degenerazione delle aree urbane che sono noti a tutti”.
 
“Per rigenerare l’Italia - continua il Cnappc - è fondamentale aver riportato gli oneri alla realizzazione delle opere di urbanizzazione, al risanamento di complessi edilizi nei centri storici, a interventi di qualificazione dell’ambiente e del paesaggio, anche ai fini della messa in sicurezza delle aree esposte a rischio idrogeologico e sismico”.
 
“La proposta Braga-Fiorio, alla quale proporremo ulteriori miglioramenti - sottolinea Freyrie - pone le premesse di una prossima Legge di governo del territorio innovativa che ci auguriamo sappia liberare le energie latenti nella rigenerazione urbana, salvaguardando i paesaggi italiani: sarebbe finalmente il superamento dell’urbanistica ‘di parte’, per rispondere non ideologicamente ai temi della tutela ambientale, investendo nel rinnovo urbano e delle periferie”.
 
“Ora - concludono gli architetti - ci aspettiamo un iter di approvazione rapido, indipendente dalle litigiosità della politica nazionale, cosicchè la legge giunga in porto prima dell’approvazione di quella sul governo del territorio, di cui è la premessa logica. L’auspicio è che le Regioni evitino una sterile competizione con lo Stato e che, invece, contribuiscano a migliorare il testo, emanando solo in seguito i provvedimenti di loro competenza: solo uscendo dalla logica della concorrenza per passare, invece, a quella della cooperazione, possiamo avere gli strumenti per ridisegnare le città italiane e mettere in sicurezza uno dei territori più preziosi e belli del mondo”.

 

 

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