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AMBIENTE

Rischio idrogeologico: 450 cantieri aperti da giugno a dicembre

di Alessandra Marra

Nel 2014 33 morti, 46 feriti e 10.000 sfollati a causa di frane e inondazioni

Vedi Aggiornamento del 21/05/2015
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13/01/2015 – In sei mesi 450 cantieri aperti e 700 milioni investiti dai fondi non spesi negli ultimi 15 anni; questi i risultati raggiunti per Erasmo D'Angelis, Capo di #italiasicura  e Sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
 
D'Angelis ha fatto un bilancio sui primi sei mesi di lavoro della Struttura di missione di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico nel corso dell’audizione di ieri in Commissione Ambiente al Senato.

“Abbiamo centrato il primo obiettivo, superandolo di 100 milioni: sono stati aperti nel 2014, da giugno a dicembre, 450 cantieri per circa 700 milioni di euro in tutta Italia per la prevenzione del rischio idrogeologico, grazie al lavoro di squadra che sta impegnando ormai nell’azione di controllo e monitoraggio e sblocco di opere incagliate anche da decenni, tutto lo Stato, a partire dal Ministero dell’Ambiente e dai Presidenti di Regione nominati Commissari di Governo”, ha spiegato D'Angelis.
 
Inoltre una certa rilevanza è stata data al database creato per ridurre i rischi di frane e alluvioni. Tra gli altri numeri dichiarati ci sono i progetti consegnati da Regioni, Autorità di bacino e protezione civile che ammontano a circa 5200 opere per un fabbisogno di 19 miliardi di euro.

Il vero problema evidenziato sono i ritardi delle progettazioni; solo il 15% di progetti sono già esecutivi e cantierabili e riguardano opere urgenti da Genova a Milano, da Firenze a Cagliari.
 
Per quanto D'Angelis evidenzi l’importanza dell’operazione che il Governo sta attuando con la missione #italiasicura, ammette che i tempi per la conclusione dei lavori sono lunghi.
 
Servono sei o sette anni per ricostruire e rafforzare la tenuta di aree in dissesto, arginare la violenza di nubifragi, imparare a difenderci. Ma ce la faremo mettendo da parte disorganizzazione, fatalità e rassegnazione. Stiamo compiendo finalmente quel salto culturale che serve all'Italia: pianificare la sicurezza 365 giorni l'anno, con un lavoro che impegna tutti i livelli della pubblica amministrazione, ma che riguarda anche tutti noi cittadini”. 
 
Proprio negli scorsi giorni, l'8 gennaio, è stato pubblicato sul sito Polaris, dell'Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Rapporto Periodico sul Rischio posto alla Popolazione italiana da Frane e Inondazioni del 2014 in cui si sottolinea che ci sono stati 33 morti e 46 feriti a causa delle frane e delle inondazioni, e più di 10.000 persone hanno dovuto abbandonare temporaneamente le loro case.
 
Dal Rapporto emerge che nel 2014 frane e inondazioni hanno colpito in tutta Italia: 220 comuni in 19 regioni su 20. In particolare i mesi peggiori sono stati ottobre e novembre.

Consapevole dei dati relativi al rischio idrogeologico, D’Angelis ha concluso: "Lo dobbiamo innanzitutto alle vittime e a chi ha subito danni che ammontano ad oltre 4 miliardi solo nelle alluvioni degli ultimi 12 mesi. Ma deve essere molto chiaro a tutti che la prima opera di prevenzione è la fine di ogni abuso, una buona pianificazione urbanistica e una buona manutenzione ordinaria del territorio”.



 

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