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LAVORI PUBBLICI

Appalti pubblici, all’esame del Senato il nuovo Codice

di Rossella Calabrese

In Commissione Lavori pubblici il disegno di legge delega che attuerà le direttive UE su appalti e concessioni

Vedi Aggiornamento del 14/05/2015
09/01/2015 - È iniziato in Commissione Lavori pubblici del Senato l’esame del disegno di legge che delega il Governo ad attuare le nuove direttive europee sugli appalti pubblici.
 
Scopo della nuova legge è quello di rivedere e razionalizzare la materia per creare un sistema più snello, trasparente ed efficace, garantire certezza giuridica nel settore e assicurare la concorrenza e condizioni di parità tra gli operatori economici.
 
Si punta a superare la vigente normativa che - spiega la relazione illustrativa - “ha dato adito ad un notevole contenzioso, senza ottenere, di converso, risultati evidenti in termini di efficacia ed efficienza delle procedure di affidamento, con conseguente danno per la finanza pubblica e per la qualità dei servizi offerti”, senza contare “l’eccessiva e complessa regolamentazione prodotta negli anni, che ha dato luogo a continui aggiustamenti e deroghe”.
 
La nuova legge attuerà le seguenti direttive:
- Direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici (che abroga la direttiva 2004/18/CE);
- Direttiva 2014/25/UE sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali (che abroga la direttiva 2004/17/CE);
- Direttiva 2014/23/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione.
 
Relativamente agli appalti pubblici, le direttive contengono numerose novità. Tra le principali l’ampliamento dell’autocertificazione, con il Documento di Gara Unico Europeo (DGUE) che conterrà le informazioni relative all’azienda e i requisiti necessari alla partecipazione alle gare. È prevista la riduzione dei costi amministrativi di partecipazione alle gare, per favorire l’accesso al mercato da parte delle piccole e medie imprese.
 
Le stazioni appaltanti non possono introdurre nei bandi soglie minime di fatturato sproporzionate rispetto al valore del contratto (potranno richiedere al massimo un fatturato doppio rispetto all’importo a base della gara).
 
Importanti novità riguardano le procedure di affidamento: si estendono le possibilità di negoziazione tra la PA e le imprese in corso di gara, come nel caso dei ‘partenariati per l’innovazione’, che consentono alle PA di bandire gare per risolvere un problema specifico, dando modo alla stazione appaltante e all’offerente di trovare insieme soluzioni innovative.
 
Inoltre, si ampliano le possibilità di ricorso alla trattativa privata (procedura negoziata senza bando) da parte delle stazioni appaltanti. Solo per i settori ordinari, viene istituita la procedura competitiva con negoziazione: in risposta ad un bando le imprese inviano un’offerta iniziale, che viene negoziata e progressivamente ‘aggiustata’ con la PA fino ad arrivare all’offerta finale.
 
Gli Stati membri potranno pagare i subappaltatori per le prestazioni affidate direttamente dall’autorità aggiudicatrice, proteggendo i subappaltatori dal rischio di mancato pagamento. Inoltre, per contrastare il dumping sociale e garantire i diritti dei lavoratori, sono previste norme più severe sulle offerte anormalmente basse.
 
Nell’assegnazione degli appalti sarà favorito il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, e sarà incentivato l’uso strategico degli appalti per ottenere merci e servizi che promuovano l’innovazione, rispettino l’ambiente e contrastino il cambiamento climatico, migliorando l’occupazione, la salute pubblica e le condizioni sociali.
 
Nel corso della discussione in Senato, il relatore ha evidenziato altri contenuti del disegno di legge italiano, come il divieto di introdurre negli atti di recepimento livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive (divieto di goldplating). Per evitare l’eccessivo ricorso a deroghe, il testo promuove soluzioni innovative per lo sviluppo di infrastrutture e insediamenti produttivi strategici di preminente interesse nazionale, e per gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico.
 
Per contrastare la corruzione negli appalti pubblici, sono rafforzate la trasparenza e la pubblicità delle procedure di gara e delle fasi ad essa prodromiche e successive. In tema di qualificazione, è prevista una riduzione degli oneri documentali a carico dei partecipanti e la semplificazione delle procedure di verifica da parte delle stazioni appaltanti.
 
Si punta a contenere la spesa per le stazioni appaltanti, razionalizzando le procedure, contenendo i tempi e garantendo la verificabilità dei flussi finanziari, anche attraverso la centralizzazione delle committenze, la riduzione del numero delle stazioni appaltanti e la riduzione delle varianti in corso d’opera.

Leggi le proposte del presidente dell’Authority Anticorruzione Raffaele Cantone
 
Il termine per l’adozione del nuovo Codice degli appalti e concessioni è fissato al 18 febbraio 2016, due mesi prima della scadenza per il recepimento delle direttive europee (18 aprile 2016).
 
 

 
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Altri commenti
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ANtonio

Mi associo a filippo: l'appalto integrato è unqa vergogna nazionale da abolire. Ritorniamo alla MErloni, mettiamo una soglia ENORME per l'A.I., tipo 10 milioni di euro: per il ponte di Messina sì, per l'asilo di ponterottoli di sotto, importo lavori 250'000 euro NO!!

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FILIPPO

B A S T A A G L I A P P A L T I I N T E G R A T I , SONO LA ROVINA DEL DELL'EDILIZIA E DERLLA RPOFESSIONE. Basta con i progettisti che lavorano gratis ricattati dall imprese. Basta con i progetti fatti per favorire le imprese anziché la collettività Basta con la progettazione spezzettata in mille parti, col progettista che non fa la DL del suo progetto B A S T A C O N Q U E S T A V E R G O G N A T U T T A I T A L I A N A !!!!!!!!!!!!

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filippo

E della limitazione a quella indegnità che l'appalto integrato e l'appalto concocorso non se ne parla? Vogliamo rimettere la °PROGETTAZIONE° al centro del processo che porta ad un'opera pubblica o vogliamo continuare a lasciare il progetto come una mera prestazione accessopria dell'esecuzione che le imprese regalano alle PA per fare dello sconto in più?

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filippo rossi

Vogliamo abolire l'appalto integrato che porta le PA a faer in casa un preliminare fatto male, a chiedere un DEFINTIVO PER PARTECIPARE alla gara, ovvero la parte più importante del progetto fatta così, senza contraddittorio col cliente, senza indagini suui luoghi, regalata o mal pagata da un rimborso spese che l'impresa da al progettista schiavo che lavora per lei, e poi esecutivo fatto di solito ex novo da chi vince perché il definitivo di gara è da buttare nel casso, e per di più fatto ovviamente tenendo presenti le esigenxze dell'impresa (fare presto e spendere poco) anziché le esigenze delal collettività cui e ddestinata l'opera, e naturalmente Direzione Lavori fatta da qualcuno che non è il progettista, cosa che è costituisce un altro orrore senza nome e senza fine...VOGLIAMO METTERE FINE A QUESTO SCEMPIO e dire che le PA devono indire le gare di progettazione, assdegnando ad un unico soggetto il progetto definitivo, l'esecutvo,la DL, la sicurrezza etc? Vogliamo ritornare a questo sacrosanto principio, che vede i progettisti progettare e le imprese a costruire anziché a fare un mestiere che non è il loro ma che le oporta a sfruttare indegnamentre una categoria?


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