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RISPARMIO ENERGETICO Superbonus, in arrivo deroghe alle distanze e varianti semplificate
LAVORI PUBBLICI

Opere incompiute, bonus ai privati e agli enti pubblici per completarle

di Rossella Calabrese

L’idea del Ministero delle Infrastrutture: consentire i cambi di destinazione d’uso e istituire un Fondo annuale per le incompiute

Vedi Aggiornamento del 15/02/2016
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15/01/2015 - Bonus fiscali e cambi di destinazione d’uso per imprese e enti locali che intendono completare le opere incompiute, incentivi alle amministrazioni che inseriscono i completamenti tra le proprie priorità; il tutto supportato da un tavolo di lavoro che decida quali opere completare e da un Fondo annuale per le incompiute.
 
Sono queste le proposte avanzate dal Viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Riccardo Nencini, nel corso del convegno “Opere incompiute: quale futuro?” organizzato dal Ministero delle infrastrutture, da Itaca e dalla Conferenza Stato-Regioni nella Città dello Sport di Tor Vergata a Roma, progettata da Santiago Calatrava e rimasta, appunto, incompiuta.
 
“Sono 693 le opere incompiute ad oggi - ha spiegato il viceministro -. Il Lazio ha la punta massima di ‘incompiute’ con 82 opere, Trento è a zero”. Ma il censimento è tutt’altro che completato; Nencini ha quindi chiesto alle amministrazioni locali e alle Regioni di “fornire i dati che servono per concludere l’analisi delle opere incompiute  ed evidenziare quali vanno portate a conclusione e quali hanno la caratteristica della priorità”.
 
Per concluderle - ha aggiunto Nencini - servirebbero circa “1,2 miliardi di euro, una cifra forse eccessiva, se si pensa a quante opere ormai non sono più necessarie”. Ma vista la “carenza di fondi pubblici - ha proseguito il viceministro - le opere potranno essere affidate alle imprese private, che potranno utilizzare quei beni “anche con una destinazione d’uso diversa da quella iniziale, con il vantaggio di non consumare nuovo territorio”.
 
L’idea del Ministero delle Infrastrutture è dunque quella di:
- prevedere bonus fiscali e cambi di destinazione d’uso per imprese e enti locali che intendono completare le opere;
- istituire un tavolo di lavoro per valutare quali opere completare;
- istituire un fondo annuale per le incompiute;
- incentivare le amministrazioni che inseriscono come priorità dei loro interventi il completamento delle opere incompiute.
 
Nel corso dell’incontro, Bernadette Veca, Direttore Direzione Regolazione del MIT ha affermato che il Ministero intende avviare una proposta normativa d’urgenza per risolvere i problemi delle opere incompiute.
 
Al convegno è intervenuta Patrizia Lotti, Presidente dell’OICE, l’Associazione delle società di ingegneria aderente a Confindustria, secondo la quale è “fondamentale riprogrammare, laddove possibile, le incompiute favorendo il riutilizzo dell’opera, sia attraverso interventi del settore privato in project finance, sia attraverso i mutamenti di destinazione d’uso. Altrettanto fondamentale è la programmazione, che deve essere più accorta e dettagliata, al fine di evitare spreco di risorse pubbliche”.
 
Anche in vista del nuovo Codice degli Appalti, Patrizia Lotti ha affermato che “bisogna porre fine alla vessazione del progettista e del progetto e ridare dignità alla fase progettuale; è necessaria più trasparenza e qualità negli affidamenti, superando la logica dei ribassi nelle gare di servizi di ingegneria e architettura ed elevando la qualità di chi deve scegliere l’affidatario del contratto, che deve essere qualificato professionalmente e competente, così come del progettista che deve svolgere il suo lavoro nei tempi giusti e con corrispettivi adeguati”.
 
Sulla stessa lunghezza d’onda Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. “Ci auguriamo - ha detto - che il nuovo Codice degli Appalti eviti gli errori che hanno consentito lo svilupparsi del fenomeno, tipicamente italiano, delle opere pubbliche incompiute”.
 
Per Freyrie, “la strada da percorrere è quella delle procedure concorsuali, le sole che possono garantire architetture di qualità; della condivisione dei progetti con le comunità; di una seria programmazione che metta a sistema le potenzialità economiche e le risorse disponibili. Tutto ciò potrà evitare scelte che scelte politiche sbagliate, troppo spesso dettate dai favoritismi, provochino ritardi e contenziosi, accrescendo sprechi di risorse sul piano ambientale, economico e sociale”.
 
“Il destino delle opere incompiute - a meno che non siano così importanti da dover essere concluse o degli ecomostri da dover essere abbattuti - sta nel loro riuso e nella loro trasformazione. Un esempio - ha concluso Freyrie - è il recente progetto di trasformazione in area green e in una piazza del viadotto dei Presidenti al Nuovo Salario a Roma, uno degli interventi proposti dal gruppo di giovani architetti ‘G124’ di Renzo Piano per rammendare le periferie delle nostre città”.

“Come Ingegneri e come Rete delle Professioni Tecniche - ha detto Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale Ingegneri - da tempo ci stiamo battendo perché l’attenzione venga spostata sul progetto che deve riguadagnare la sua centralità. Un buon progetto è la premessa fondamentale perché sia realizzata una buona opera”.
 
“La progettazione - ha proseguito Zambrano - è stata completamente emarginata. Addirittura è stata portata in house all’interno della Pubblica Amministrazione nell’ipocrita convinzione che un 2% di incentivo possa consentire di realizzare quello che in altri Paesi assorbe il 10, il 20 o addirittura il 30% del costo. A ognuno la sua parte - ha aggiunto il Presidente del CNI. La Pubblica Amministrazione deve fare una buona programmazione e garantire i controlli. Progettisti e tecnici, da parte loro, devono lavorare all’interno di un quadro costituito però da nuove regole. Mi sono chiesto come mai in Trentino non ci siano opere incompiute. Approfondendo la questione mi sono reso conto che ciò accade perché lì la normativa è diversa: più semplice e flessibile”.
 
“Le regole vanno cambiate - ha insistito Zambrano. Oggi, ad esempio, assistiamo alla degenerazione del massimo ribasso sulla progettazione. Si toccano punte del 60-70% di ribasso. Il nostro Centro Studi ha addirittura segnalato un bando nel quale si proponeva di compensare la progettazione attraverso la pubblicità sui cartelloni. Siamo arrivati all’assurdo. Noi professionisti - ha concluso Zambrano - siamo profondamente impegnati nella realizzazione di una normativa che sia realmente efficace. Oltre a questo, insistiamo sul fattore umano. Riteniamo che sia arrivato il momento di tornare ad investire sugli uomini, sulle loro qualità. Torniamo ad affidare le opere ad ingegneri, a tecnici di grande qualità”.
 
Foto: @GiadaFazzalari
 
 

 

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