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NORMATIVA

Il nuovo Codice degli appalti secondo i professionisti tecnici

di Rossella Calabrese

Tra le dieci proposte della RPT, un mercato dei lavori pubblici aperto ai giovani a ai piccoli studi e più concorsi di progettazione

Vedi Aggiornamento del 04/05/2015
Commenti 11588
19/01/2015 - Aprire il mercato dei lavori pubblici ai giovani professionisti e ai piccoli studi; rilanciare il concorso di progettazione; rilanciare il fondo di rotazione per l’affidamento dei servizi di architettura e ingegneria ai liberi professionisti.
 
Sono tre dei dieci punti dei quali la Rete delle Professioni Tecniche (RPT) chiede di tener conto nella riscrittura del Codice degli Appalti pubblici.
 
La RPT, che raggruppa 9 professioni ordinistiche (Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori; Chimici; Dottori Agronomi e Dottori Forestali; Geologi; Geometri, Ingegneri; Periti Agrari; Periti industriali; Tecnologi alimentari, in rappresentanza di oltre 600.000 professionisti), è stata audita dalla Commissione Lavori Pubblici del Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge che delega il Governo ad attuare le nuove direttive europee sugli appalti pubblici.
 
In attesa del testo del nuovo Codice dei Contratti, sul quale offrire il proprio contributo specifico, per il momento la RPT segnala dieci punti, che individuano altrettanti obiettivi da raggiungere nella definizione del nuovo quadro normativo:
 
1) aprire il mercato dei lavori pubblici, rimuovendo le attuali regole che impediscono l’accesso alle gare ai professionisti giovani ed ai meno giovani non in possesso di strutture professionali di notevoli dimensioni, con un numero notevole di dipendenti e con rilevanti fatturati. Nello specifico, RPT chiede che siano aboliti dispositivi come l’art. 263 del Regolamento di attuazione del Codice dei Contratti (DPR 207/2010), che subordinano l’accesso alle gare di progettazione al fatturato dei professionisti o al numero di dipendenti o di collaboratori stabili di cui il concorrente deve dimostrare di avere fruito negli ultimi anni;
 
2) rilanciare il concorso di progettazione, quale strumento di selezione negli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria, fondato sulla qualità della prestazione professionale e non sul ribasso, sul fatturato o sul curriculum del professionista. In particolare, secondo dati CRESME e OICE, da gennaio a settembre 2014, sono stati banditi in Italia appena 65 concorsi, il 2,9% delle gare bandite per l’affidamento di servizi di architettura e ingegneria e lo 0,3% del valore sul totale delle gare;
 
3) promuovere un più veloce e facile affidamento dei servizi di architettura e ingegneria ai liberi professionisti, rilanciando il fondo di rotazione per l’attingimento delle risorse;
 
4) ridurre i ribassi eccessivi negli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria con la procedura del prezzo più basso, al fine di garantire maggiore qualità delle prestazioni professionali;
 
5) garantire maggiore trasparenza nelle gare per l’affidamento di servizi di architettura e ingegneria con procedure di selezione quali l’offerta economicamente più vantaggiosa o lo stesso concorso di progettazione, puntando su giurie miste (stazione appaltante/professionisti), individuate con pubblico sorteggio. Assicurare, al tempo stesso, regole certe per il calcolo dell’importo da porre a base di gara, il quale determina, peraltro, le procedure da adottare;
 
6) ridurre il ricorso all’appalto integrato, rivedendo il ruolo dei professionisti;
 
7) definire compiutamente il termine “opera pubblica”, stabilendo più dettagliatamente i casi in cui si applica il Codice dei contratti;
 
8) semplificare l’accesso ai finanziamenti, per promuovere una più ampia partecipazione delle Amministrazioni Pubbliche ai bandi finanziati con fondi strutturali europei;
 
9) rilanciare il project financing, quale strumento per coinvolgere i privati in un processo condiviso di rigenerazione urbana sostenibile;
 
10) istituire e finanziare un fondo di rotazione per l’affidamento di servizi di architettura e ingegneria.
 
 

 

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