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Dipendenti iscritti agli albi professionali: ok al lavoro occasionale senza Partita Iva

di Rossella Calabrese

CNI: i professionisti iscritti agli albi ma con un lavoro dipendente non hanno obbligo di Partita Iva né limiti di tempo e di compenso

Vedi Aggiornamento del 15/09/2015
Commenti 41296
12/01/2015 - I professionisti lavoratori dipendenti e iscritti all’albo, che intendano espletare un lavoro occasionale, non hanno limiti temporali entro cui effettuare la prestazione, né limiti di compenso e non sono obbligati ad avere la partita IVA.
 
Lo chiarisce il Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri nel recente documento ‘Professionisti iscritti ad albi e prestazioni occasionali’, che fornisce chiarimenti su un aspetto molto importante dell’attività degli iscritti agli albi: la possibilità di svolgere prestazioni occasionali in concomitanza con un rapporto di lavoro dipendente.
 
Secondo l’analisi del Centro Studi, la non applicabilità - ai liberi professionisti iscritti all’albo che intendano espletare un lavoro occasionale - del limite temporale entro cui effettuare la prestazione, del limite del compenso e dell’obbligo della partita IVA previsto dalla legge è un’eccezione espressamente indicata dalla normativa che regola il lavoro occasionale, oltre che un’interpretazione autentica fornita dal legislatore.
 
Sulla base della normativa vigente (in particolare l’ art. 61 del Dlgs 276/2003) - spiega il CNI - la “collaborazione occasionale” non deve avere durata superiore a 30 giorni e deve prevedere un compenso entro 5.000 euro. Ma la stessa normativa, poco oltre (al comma 3), chiarisce che i limiti imposti allo svolgimento della collaborazione occasionale, predisposti per evitare un abuso di tale forma contrattuale, vengono meno per i professionisti iscritti ad un albo professionale, poiché il rischio di abuso in questo caso non sussiste.
 
Riprendendo la normativa, il Centro Studi CNI sottolinea come l’iscrizione ad un albo professionale non sia da considerarsi elemento sufficiente a configurare la professione abituale di un’attività, assoggettabile quindi a regime Iva e non sottoponibile a regime di collaborazione occasionale (che, al contrario, non prevede l’apertura di partita Iva).
 
Di conseguenza - spiegano gli Ingegneri - l’iscritto all’albo che non esercita attività di lavoro autonomo (si tratterà pertanto di un iscritto che svolge lavoro dipendente), potrà effettuare attività di lavoro occasionale (cioè un lavoro svolto in proprio, senza vincolo di subordinazione con il committente) senza i limiti di tempo e di remunerazione imposti dalla normativa, oltre che senza disporre di partita Iva.
 
Per il Centro Studi del CNI si tratta di una importante semplificazione che risponde a criteri di ragionevolezza e, per molti versi, incentiva il lavoro. Da questo punto di vista e per la particolare fattispecie dei professionisti iscritti ad un albo, la normativa è molto chiara ed esplicita.
 
Particolarmente rilevante è la possibilità di non disporre di partita IVA, purché ovviamente le attività svolte siano realmente occasionali o abbiano il carattere dell’eventualità, della secondarietà e dell’episodicità.
 
Resta fermo il principio che per lo svolgimento di lavoro occasionale con compensi superiori a 5.000 euro, i professionisti dovranno iscriversi alla gestione separata Inps per il relativo versamento dei contributi previdenziali - conclude il CNI.
 
 

 

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Altri commenti
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Gabriele 2

Capisco quello che Enrico vuole dire col suo discorso di rabbia ma non è giusto neanche che io, che sono dipendente di un'azienda privata, iscritto regolarmente all'albo (che pago annualmente) ed obbligato a partecipare ai corsi d'aggiornamento per acquisire i crediti formativi previsti al fine di rimanere iscritto, non debba avere la possibilità nemmeno di firmare una pratica che mi riguarda personalmente o che riguarda i miei più stretti familiari!! Faccio senza problemi anche a meno dei lavori di terzi ma almeno nel mio devono prevedere la possibilità di poter espletare l'attività! Ho tutte le competenze del caso e non vedo perché debba andare a pagare un collega per una cosa che posso fare da solo! Non so se mi spiego e se qualcuno è nella mia stessa situazione.

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Per. Ind. Enrico

Io credo che una trovata del genere l'abbia avuta uno che è lavoratore dipendente probabilmente pubblico, facente parte del consiglio, certamente "inciuciato" che cerca l'escamotage per fare o meglio per continuare a fare in modo più legittimo ciò che stà già facendo. Certa gente dovrebbe essere espulsa, non dovrebbe nemmeno essere entrata nei consigli degli ordini professionali. Occorre ristabilire che l'appellativo di Professionista spetta a colui che svolge la professione quindi al libero professionista cioè chi svolge quella attività come unica di sostentamento (o almeno come principale) non come secondaria o addirittura occasionale. Questo fatto di considerarsi Professionisti piace molto ai dipendenti specie pubblici (hanno questo complesso di fracchia) non comprendendo che oggi sono doppiamente tutelati avvantaggiati quindi fortunati ... ergo non devono rompere le scatole ... che ci lascino sopravvivere anche a noi veri professionisti che strapaghiamo tutto p.iva, assicurazione, studio tecnico, corsi di aggiornamento obbligatori, studio di settore ecc. Proprio sui corsi di aggiornamento obbligatori vorrei porre l'attenzione ... certi signori non li fanno ... domando: sono sicuri per il cittadino e/o azienda a cui fanno la prestazione professionale occasionale? la loro non è forse una prestazione di pubblica necessità, utilità, sicurezza, incolumità? o loro sono tutti dei geni e nei dei bischeri ....

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Filippo

che squallore

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gabriele

forse questo provvedimento aiuterà a capire il totale sovradimensionamento delle partite iva. chi progetta vuole essere ugualmente dipendente, ma gli studi ti fanno aprire la partita iva invece di farti un contratto.