Network
Pubblica i tuoi prodotti
LIVE
oggi alle ore 10:00
Soluzioni KONE di Advanced People Flow
Vai al prossimo articolo
Edilportale Digital Forum, la terza giornata della fiera virtuale dell’edilizia
TECNOLOGIE Edilportale Digital Forum, la terza giornata della fiera virtuale dell’edilizia
PROFESSIONE

Nuovo regime fiscale forfetario, Renzi: ‘l’autogol più clamoroso’

di Rossella Calabrese

Esecutivo pronto a modificare le norme per le Partite Iva. Studio CNA: la semplificazione degli adempimenti si sconta con maggiori tributi

Vedi Aggiornamento del 17/09/2015
Commenti 34554
16/01/2015 - “Un autogol clamoroso” per il Governo. Così il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha definito il nuovo regime fiscale forfetario per piccole imprese e professionisti, in vigore dal 1° gennaio 2015.
 
Nel corso di un’intervista alle Invasioni Barbariche su La7, il premier ha ammesso l’errore della nuova imposta sostitutiva al 15% per redditi fino a 15 mila euro e ha confermato la volontà di correggere la norma.
 
Già prima del via libera definitivo alla Legge di Stabilità 2015, infatti, Renzi aveva dichiarato che “per le giovani Partite Iva è sacrosanto un intervento correttivo e mi assumo la responsabilità di fare un provvedimento ad hoc nei prossimi mesi” .
 
Disponibile a rivedere il sistema di tassazione anche il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che due giorni fa alla Camera ha detto che l’Esecutivo è intenzionato “ad intervenire immediatamente per modificare la situazione che si è determinata in un senso diverso di quello che il Governo avrebbe voluto”.
 
Sugli aspetti fiscali del nuovo regime - ha detto Poletti - “sarà il Ministero dell’Economia a predisporre opportune modifiche”, mentre per gli aspetti previdenziali “confermo e mi impegno ad adottare i necessari interventi. Posso anticipare la mia intenzione di incontrare le associazioni e le figure professionali interessate da questo provvedimento nei prossimi giorni per superare i profili critici”.
 
“Quando ho sentito il Presidente Renzi dire che sulle Partite Iva ha sbagliato - ha dichiarato Emiliana Alessandrucci Presidente del CoLAP - mi sono sorpresa, abbiamo scritto, riscritto, pubblicato, organizzato incontri, presentato istanze, illustrato proposte alternative, configurato scenari futuri e nessuno ci ha ascoltato. Oggi è inaccettabile sentire che ‘hanno sbagliato’; hanno sbagliato perché volevano sbagliare”.
 
“Poletti accetta finalmente il nostro suggerimento di aprire  un tavolo con le associazioni, sarà certamente utile, ma non abbiamo più tempo da perdere, le proposte ci sono, si possono migliorare e limare, ma dobbiamo farle diventare subito progetti, realtà per salvare le professioni, per aiutare l’emersione” - ha concluso la Presidente CoLAP.

Lo Studio della CNA
E il fatto che i risparmi per chi aderisce al nuovo regime forfetario siano completamente annullati dai maggiori oneri dovuti, è confermato anche dall’Osservatorio della Confederazione Nazionale Artigianato e Piccola e Media Impresa (CNA) nello studio “Nuovi forfettari alla ricerca delle opportunità perdute” sulla tassazione delle piccole imprese. Addirittura - secondo lo studio - in molti casi i maggiori tributi pagati sono superiori ai risparmi degli oneri burocratici.
 
La CNA ha effettuato delle valutazioni di efficacia ed efficienza del nuovo regime fiscale destinato alle microattività economiche e professionali, introdotto dalla Legge di Stabilità 2015. Sono stati valutati, da un lato, i risparmi di oneri burocratici, dall’altro il differenziale di tassazione che emerge dall’accesso al nuovo regime fiscale.
 
“Dallo studio - spiega la Confederazione - emerge che i risparmi di oneri amministrativi, nella generalità dei casi sono completamente annullati dai maggiori tributi dovuti. Addirittura in molti casi i maggiori tributi pagati sonno anche superiori ai risparmi degli oneri burocratici. In sostanza dal decreto emerge che la semplificazione deve essere pagata attraverso il pagamento di maggiori tributi”.
 
I confronti e le valutazioni di efficacia - sottolinea la CNA - non sono stati fatti rispetto al precedente regime dei minimi, ora abrogato, che prevedeva una tassazione sostituta del 5% per imprese ed autonomi con ricavi inferiori a 30 mila euro, ma rispetto alla tassazione ordinaria, ossia alla tassazione alla quale le imprese sarebbero soggette decidendo di non entrare nel regime fiscale “di favore”.
 
Il confronto con il vecchio regime “del 5%” - spiega la Confederazione - non è possibile per due ragioni:
- il regime abrogato del 5% si applicava solamente a chi inizia l’attività e per soli 5 anni o al compimento del 35° anno di età, mentre il nuovo regime si applicati per tutti e per sempre;
- il vecchio regime del 5% non consentiva agli imprenditori o professionisti di decidere di ridurre volontariamente i contributi previdenziali dovuti, mentre il nuovo regime concede questa facoltà, escludendo solo i professionisti.
 
Dalle valutazioni è stata esclusa la possibilità di ridurre i contributi previdenziali, concessa a chi entra nel nuovo regime dei minimi. Infatti, in tal caso - spiegano gli autori dello studio - l’incremento del reddito disponibile sarebbe compensato dalla decurtazione della pensione futura.
 
In altre parole - conclude lo studio -, con gli attuali limiti di ricavi per l’accesso al regime e l’aliquota di imposta sostituiva applicata, con una mano lo Stato dà (riduzione di oneri amministrativi) e con una mano prende (aumento delle imposte dovute), giocando sulla necessità degli imprenditori di semplicità degli oneri amministrativi.
 
È vero, infatti, che per le imprese individuali in contabilità semplificata e per i professionisti, le riduzioni delle imposte e le eccezioni previste nella tassazione ordinaria riducono l’aliquota effettiva di imposizione al di sotto del 15%. Ma è importante sottolineare che si tratta di riduzioni non parificabili a quelle previste per gli altri redditi da lavoro - conclude la CNA.
 
 

 

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui
Altri commenti
thumb profile
Esco

Secondo me questa norma, sebbene migliorabile, è un buona opportunità di semplificazione. L'evasione fiscale si annida nei particolarismi e stati acrobatici tra le pieghe di troppe norme fiscali e burocratiche. Le tasse bisogna diminuirle e pagarle in modo semplificato. Le tasse semplici ci sono già in questo paese e sono le meno evase: ad esempio il bollo della macchina. Il bollo di una panda è pagato da tutti i proprietari alla stesso modo (sebbene con variazioni regionali),: è indipendente dalle particolarità della vettura (colore, accessori, sedili in pelle, o altro) e indipendente dal numero delle panda in proprietà da un singolo contribuente (se hai 2 panda paghi 2 volte, ecc.). Il peggiore dei funzionari dell'Agenzia delle Entrate può agire contro un evasore qualora non sia pagata questa tassa: non è necessario essere un mago della finanza, è sufficiente comparare il numero di targa ed il certificato di proprietà. E' talmente semplice che il controllo è automatizzato. Altro sistema di tassazione semplificato è la cedolare secca sugli locazioni. Sono esempi di tassazione semplici: l'evasore puoi identificarlo con semplici controlli incrociati. Secondo me, se le professioni potessero aiutare a "semplificare", piuttosto che "complicare", avremo maggiori entrate fiscali poiché tutti potrebbero pagare progressivamente tasse inferiori e sarebbero identificati (automaticamente) tutti gli evasori. Sostenere infine che la "competizione" sulla qualità dei professionisti dipenda da questo o quel sistema di tassazione o tariffa minima, mi pare un po' eccessivo.

thumb profile
Per. Ind. Enrico

Sono contrario a queste false agevolazioni per vari motivi: 1 a me non è stato dato nessuna aiuto ne 28 anni fa quando ho iniziato ne mai 2 sono falsi aiuti ai giovani 3 sono certamente dannose per tutti lo stato da una parte incassa pochi soldi a breve termina non pensando al futuro, da un'altra parte ne incassa meno per una enorme quanto scorretta concorrenza che porta addirittura a chiusure di realtà esistenti e produttive a licenziamenti ecc, c'è un proliferarsi di p.iva che dopo poco chiudono, è un pericolo enorme per la sicurezza e tutela dei cittadini sia dal punto di vista tecnico che di quello economico. Non si scherza con la Professione, con la Progettazione siamo già troppi rispetto a tutti gli altri stati del mondo ne occorrono meno e buoni.

thumb profile
studio.dicecca@tin.it

questa dei minimi è una norma sbagliata sin dall'inizio, perchè in un periodo di forte crisi è il prezzo più basso che va avanti nel 90% delle attività.. per cui a conti fatti aver stabilito i cd. minimi è in effetti una concorrenza sleale nei confronti di chi ha il solo "difetto" di avere un'età anagrafica superiore ai 35 anni!!