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PROFESSIONE

Sardegna: stop alle progettazioni esterne alla PA

di Alessandra Marra

CNI: ‘dai progettisti esterni professionalità e posti di lavoro’. OICE: ‘folle internalizzare le attività progettuali’

Vedi Aggiornamento del 20/09/2016
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21/01/2015 – La Regione Sardegna non intende più avvalersi degli “intermediari esterni”, ovvero i progettisti esterni alla Pubblica amministrazione, per le attività di progettazione e realizzazione di opere pubbliche, al fine di conseguire un risparmio notevole in termini di tempo e denaro.
 
Questo quanto disposto dal Disegno di legge per la Finanziaria 2015 della Regione in corso di approvazione.
 
L’articolo 5, “Disposizioni in materia di opere pubbliche”, della bozza di legge "prevede che entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge finanziaria, la Giunta regionale presenti un disegno di legge di riforma di AREA (Azienda Regionale per l'Edilizia Abitativa) al fine di attribuire, tra l'altro, le funzioni di studio, progettazione ed attuazione delle opere pubbliche di competenza regionale”.
 
L’obiettivo che s’intende raggiungere è spiegato nella norma in questo modo: “Ciò permetterà di conseguire evidenti vantaggi in termini di riduzione dei tempi di esecuzione delle opere mediante l'eliminazione dei cosiddetti "intermediari esterni" nelle attività di progettazione e realizzazione delle infrastrutture pubbliche”.
 
Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) non è rimasto indifferente ed è intervenuto per evitare un precedente che infliggerebbe un duro colpo alla categoria, già affossata dalla crisi.
 
Il vicepresidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Gianni Massa si è espresso così: “I progettisti esterni rappresentano professionalità e posti di lavoro. Se la PA vuole progettare ‘in house’ non può farlo in maniera occasionale e deve affidarsi a progettisti che abbiano gli stessi requisiti richiesti ai liberi professionisti”.
 
 “I cosiddetti ‘intermediari esterni’ della progettazione e realizzazione, come definiti nel disegno di legge, continua Massa, sono i professionisti che ogni giorno lavorano sul campo della progettazione, del controllo e della realizzazione delle opere pubbliche. E’ bene ricordare che solo i professionisti dell’area tecnica in Sardegna sono oltre 10.000, senza considerare l’indotto, e rappresentano una percentuale rilevante del Pil della nostra regione. Le cosiddette ‘intermediazioni esterne’ altro non sono che posti di lavoro”.
 
Per il CNI quindi questi posti di lavoro vanno preservati soprattutto nell’attuale periodo in cui i professionisti lavorano con sacrificio e con una pressione fiscale oltre il limite della sopportazione per contribuire alla realizzazione degli interventi pubblici, assumendo ruoli di responsabilità spesso non commisurati ai compensi percepiti.
 
“Il progetto, osserva ancora il vicepresidente CNI, non è il risultato della somma di norme né il risultato di una scomposizione in problemi semplici. Elaborare il progetto e seguirne la realizzazione è un lavoro di grande responsabilità e il percorso scientifico, normativo, creativo, di mediazione di linguaggi, ha a che fare con la gestione della complessità e deve essere riconosciuto. In primo luogo da chi è deputato, nelle istituzioni, ad attuare un progetto per il futuro della collettività!”
 
Il CNI non è contrario all’istituzione di uffici di progettazione interni alla PA, ma all’eliminazione assoluta dei professionisti esterni; tuttavia ricorda alla regione che per attuare una buona progettazione interna alla PA è necessario costituire uffici specializzati nelle differenti discipline e che operino quotidianamente sul campo e non in modo occasionale.
 
 “Se la Pubblica Amministrazione, precisa Massa, vuole occuparsi della progettazione, è corretto istituire uffici preposti a patto, però, che i progettisti impiegati siano obbligati a possedere e documentare i medesimi requisiti professionali richiesti ai liberi professionisti e che il progetto sia unico e multidisciplinare, non la somma di ‘consulenze esterne’".
 
 “Prima di preoccuparsi di progettare al proprio interno, conclude Massa,  la Pubblica Amministrazione dovrebbe impegnarsi ad offrire al cittadino un servizio di qualità e in tempi certi attraverso un buon management del processo di progettazione e realizzazione”.

Anche l’OICE (Associazione delle organizzazioni di ingegneria,di architettura e di consulenza tecnico-economica) prende posizione forte sul disegno di legge della Sardegna.
 
Maurizio Boi, ingegnere e vice presidente dell’OICE, ha dichiarato a nome dell’associazione: “E’ assurdo che un ente pubblico si permetta di insultare una intera categoria che da sempre è al servizio dello Stato per dare concretezza ai programmi di investimento e che negli ultimi anni è sempre più vessata sotto ogni profilo. In primo luogo quindi, ci vuole rispetto per professionisti e società di ingegneria che con corrispettivi ridicoli progettano il territorio”.
 
Nel merito della scelta di riformare l’area ha fatto sapere: “E’ la seconda volta che la Regione annuncia in un disegno una nuova internalizzazione delle attività tecniche. Nulla da eccepire dal punto di vista normativo perché nessuno può negare la legittimità della P.A. di rafforzare i propri organici. Ma è sul punto dell’opportunità che tutto ciò è assurdo. Il rafforzamento deve essere sulle fasi di programmazione e controllo, mentre è antistorico, fonte di inefficienza e diseconomia rafforzare la progettazione”.
 
“Anche la mia esperienza come membro del board EFCA e in FIDIC mi fa dire che in tutto il mondo le amministrazioni esternalizzano al massimo l’attività progettuale che oggi è sempre più tecnicamente sofisticata e richiede metodologie e processi altamente innovativi quali ad esempio il BIM. E’ folle pensare di potere attrezzare e formare decine di tecnici interni alle amministrazioni, peraltro da tenere costantemente aggiornati, per fare quello che a costi più bassi e a qualità maggiore può essere fatto dai privati scelti con le dovute garanzie di trasparenza e qualità”.
 
 “Infine– ha concluso Boi - mi permetto di notare come tutto questo sarebbe un boomerang per le stesse finanze regionali in quanto così facendo si favorirebbe l’applicazione dell’incentivo del 2% a favore dei tecnici pubblici, ancora follemente previsto dalla nostra normativa e in molti casi fonte di distorsioni di vario tipo. Chiediamo un immediato intervento delle forze politiche che hanno a cuore la dignità della professione e gli interessi pubblici generali affinché sia al più presto modificata la norma e ricondotto il ruolo della Pubblica Amministrazione alle necessarie funzioni di programmazione e controllo. Diversamente ci si prepari ad affrontare una crescente disoccupazione professionale, un’inefficienza dell’azione amministrativa e una pessima qualità progettuale”.



 

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