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RISTRUTTURAZIONE

La rigenerazione delle periferie per un nuovo Rinascimento italiano

di Alessandra Marra

Renzo Piano e Italcementi per il recupero attraverso l'innovazione dei materiali e delle tecnologie

Vedi Aggiornamento del 02/10/2015
27/01/2015 – “Rammendo e rigenerazione urbana” come punto di partenza per la rinascita delle periferia e di tutto il territorio anche grazie all'utilizzo di nuovi materiali e alle nuove tecnologie.
 
Questi gli argomenti trattati nel corso del convegno annuale di Fondazione Italcementi svolto a Bergamo il 24 gennaio 2015 che ha preso spunto dalle iniziative sul rammendo urbano dell’architetto e senatore a vita Renzo Piano, in prima linea su questo fronte.
 
Per Renzo Piano infatti la rigenerazione urbana può produrre nel nostro Paese un nuovo Rinascimento capace di ridefinire il tessuto delle città e di includere quelle classi sociali che attualmente vivono in modo conflittuale il processo di urbanizzazione.
 
Piano ha realizzato un video manifesto, presentato in anteprima durante il convegno, focalizzato sul concetto di rammendo e rigenerazione urbana attraverso interventi nelle periferie che sappiano essere inclusivi, coinvolgendo la popolazione dei quartieri interessati.
 
Il manifesto si pone in continuità con la decisione dell’architetto di devolvere il suo stipendio di senatore a vita a favore di un gruppo di lavoro, chiamato G124, incaricato di studiare e trovare soluzioni rigenerative di alcune periferie italiane.
 
Il G124, che prende il nome dal numero dell’ufficio del senatore a Palazzo Giustiniani, trasformato in un laboratorio per progettare la riqualificazione delle periferie delle città italiane, è suddiviso in sottogruppi, ognuno dei quali è guidato da un “tutor”, allievo o collaboratore dell’architetto Piano.
 
Il tema posto dal “manifesto sul rammendo e sulla rigenerazione” è quello che sta alla base anche del progetto RIFO promosso da Italcementi e realizzato dall’Università di Bergamo con il coordinamento dalla professoressa Emanuela Casti, che in un video ha spiegato il percorso di ricerca che ha portato a individuare in diverse città lombarde, tra cui in particolare Bergamo, gli spazi inutilizzati che potrebbero essere recuperati in un’ottica di “rigenerazione urbana”.
 
La strategia che si prevede di utilizzare è quella della demolizione – ricostruzione ovvero demolire caseggiati ormai non più sostenibili dal punto di vista della sicurezza e delle qualità ambientali, architettoniche e urbanistiche e sostituirli con edifici realizzati con nuovi materiali e tecnologie.
 
Tra gli esempi concreti oggetto di questo modo di operare c’è il caso del quartiere di Librino a Catania, spiegato dall’architetto Mario Cucinella, tra i “tutor” del progetto G124, che ha dichiarato:  “A volte per migliorare la vita di un quartiere può bastare una nuova biblioteca, un giardino curato, un percorso pedonale tra una scuola e una palestra. Non interventi dall’alto, da “archistar”, ma soluzioni che migliorano la vita quotidiana e favoriscono l’incontro tra le persone”.
 
Sono stati messi in luce anche casi come Harlem, quartiere di New York in cui si è passati da una situazione di immobili in affitto per categorie tradizionalmente in transizione (come studenti o immigrati) ad una politica a favore delle case di proprietà che ha segnato anche la crescita del senso di appartenza, permettendo la rigenerazione dei luoghi. Si è anche auspicato un sistema d’incentivi per spingere i migliori professori a lasciare i quartieri centrali per quelli periferici.
 
Anche il presidente di Italcementi, Giampiero Pesenti, ha evidenziato i casi di alcune città europee come Marsiglia, Berlino, Londra che hanno saputo riqualificare zone vecchie e degradate rendendole quartieri più sostenibili, più belli, più vivibili, contribuendo alla rinascita economica e sociale di intere città.
 
Ha inoltre dichiarato: “Le nostre città e il nostro territorio hanno bisogno di grandi interventi di riqualificazione. Una rinascita che cambi in meglio le realtà urbane, le periferie in particolare, e la vita stessa delle persone che le vivono”.
 
“È quello di cui anche il nostro Paese oggi ha grande bisogno: un’insieme di coraggiose operazioni di recupero di vaste aree inutilizzate, o male utilizzate, che consentano di innescare un circolo virtuoso di sostituzione di quegli edifici che non garantiscono più standard accettabili di sicurezza strutturale, di efficienza energetica e anche di vivibilità dal punto di vista architettonico, urbanistico e sociale. Oggi l’innovazione nel campo dei materiali e delle tecnologie ci mette a disposizione soluzioni impensabili in passato ed è nostro dovere far sì che queste conquiste siano a disposizione di tutti, anche, forse soprattutto, di chi vive nelle aree più marginali”.
 
Per il Consigliere delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, la riqualificazione può cambiare la vita delle persone del territorio e soprattutto può creare sviluppo economico. Ha dichiarato infatti: “Un’operazione dove gli interessi collettivi si intrecciano con gli interessi dell’Impresa, verso un Rinascimento sociale ed economico del nostro Paese. Questa operazione, però, può essere declinata solo attraverso una grande visione politico-istituzionale che incoraggi l’innovazione sostenibile di prodotti e processi. Noi ci sentiamo in prima linea su questo fronte, insieme a molte altre imprese italiane”.
 
Aldo Mazzocco, Presidente di Assoimmobiliare, ha ricordato come l’evoluzione del concetto di riuso, iniziata negli anni ottanta con il recupero dei centri storici e giunta finalmente alla rigenerazione e ricucitura dei tessuti urbani periferici, richieda la diffusione di nuovi strumenti operativi e gestionali, sia finanziari che urbanistici.
 
Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha esaminato infine come la ricerca di nuove prospettive di sviluppo nel settore della mobilità e del trasporto e il recupero e la restituzione di aree dismesse e periferiche risultino elementi centrali anche nell'azione amministrativa di una media città storica italiana come Bergamo, scelta anche come "caso studio" del progetto di ricerca Bergamo 2.035 condotto da Università di Bergamo e Harvard University con il supporto della Fondazione  Italcementi.
 
Il progettista del Padiglione italiano a Expo 2015, l’architetto Michele Molè, ha illustrato il progetto architettonico di “Palazzo Italia” intesa come "forza di attrazione che genera un ritrovato senso di comunità e di appartenenza (elemento chiave di ogni progetto di rigenerazione urbana), fino alla concreta realizzazione, resa possibile da straordinari elementi di innovazione tecnologica e sostenibilità, assieme al know-how e al saper fare delle imprese italiane coinvolte, tra cui Italcementi che ha ideato per la struttura di Palazzo Italia un innovativo cemento biodinamico".
 
Le conclusioni sono state affidate al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, che ha delineato l’azione politico-istituzionale del Governo, volta a creare le condizioni necessarie per sostenere lo sviluppo del Paese.


 
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Altri commenti
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Angelo Errico

Chi sa tradurre in altra lingua? senza soffermarsi a pensare: "Il progettista del Padiglione italiano a Expo 2015, l’architetto Michele Molè, ha illustrato il progetto architettonico di “Palazzo Italia” intesa come forza di attrazione che genera un ritrovato senso di comunità e di appartenenza (elemento chiave di ogni progetto di rigenerazione urbana), fino alla concreta realizzazione, resa possibile da straordinari elementi di innovazione tecnologica e sostenibilità, assieme al know-how e al saper fare delle imprese italiane coinvolte, tra cui Italcementi che ha ideato per la struttura di Palazzo Italia un innovativo cemento biodinamico." Il senso è uno solo. Cazzate a mongolfiera.

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GIGI

IL RINASCIMENTO DEI SOLITI PROFESSIONISTI!!! GLI ALTRI ELEMOSINANO!


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