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APPALTI

In arrivo le 35 super-stazioni appaltanti: ecco le prime 15

di Alessandra Marra

Da Itaca l'elenco dei 'soggetti aggregatori'. Ma le Regioni temono il coinvolgimento dei privati

Vedi Aggiornamento del 15/05/2018
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26/02/2015 – Sono state già individuate 15 stazioni appaltanti regionali che entreranno a far parte dei 35 “soggetti aggregatori” previsti dal DL 66/2014 (Decreto Legge Irpef-Spending Review)
 
L’elenco delle centrali di committenza regionali è allegato ad un documento  (Elementi guida per l’attuazione degli obblighi di aggregazione della domanda pubblica di cui al DL 66/2014) elaborato dall'Istituto per l'Innovazione e Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale (ITACA) e approvato nel corso della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome del 19 febbraio 2015.
 
ITACA ha infatti pubblicato una guida per orientare le stazioni appaltanti e gli operatori economici sulla riorganizzazione e razionalizzazione della committenza pubblica di lavori, servizi e forniture fornendo un “riassunto” delle norme emanante nel corso degli ultimi anni in materia di aggregazione della domanda pubblica.
 
Le nuove disposizioni prevedono che dovranno far parte di un apposito elenco dei soggetti aggregatori: il Consip, una centrale di committenza per ciascuna Regione “qualora costituita ai sensi dell’articolo 1, comma 455, della legge 27 dicembre 2006, n. 296”, e altri soggetti diversi da Consip e dalle predette centrali regionali, che potranno comunque richiedere l’iscrizione all’Elenco e potranno così partecipare alle attività del Tavolo dei soggetti aggregatori nonché attingere al Fondo per l’aggregazione degli acquisti di beni e di servizi.
 
La maggior parte delle Regioni ha già provveduto ad individuare il proprio soggetto aggregatore e ITACA ha realizzato una tabella con la situazione aggiornata regione per regione.
 
In relazione agli ulteriori soggetti che possono richiedere l’iscrizione all’elenco, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha segnalato il rischio del coinvolgimento, tra gli “altri soggetti aggregatori”, di soggetti privati.
 
Le Regioni hanno infatti posto in luce, con preoccupazione, la concreta possibilità di ammettere nell’elenco degli aggregatori anche soggetti aventi governance e finalità di tipo privatistico e lucrativo, che, tenuto conto della lacuna normativa contenuta nel decreto legge 66/2014, potrebbero teoricamente candidarsi a svolgere l’attività di centrali di committenza per le amministrazioni pubbliche.



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