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NORMATIVA

Split Payment, edili e società di ingegneria annunciano battaglia

di Paola Mammarella

Ance ha avviato una raccolta firme contro la norma che impone alla PA di versare l’Iva allo Stato e non alle imprese

Vedi Aggiornamento del 16/06/2015
  Commenti 11419
09/02/2015 – “No allo Split Payment”. È lo slogan della campagna lanciata dall’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE) contro la norma che impone alle Amministrazioni di pagare l’Iva direttamente allo Stato e non alle imprese.
 
L’Ance sta promuovendo una raccolta di firme sul proprio sito web. All’iniziativa possono partecipare tutte le imprese che lavorano con la Pubblica Amministrazione e che, a causa dello split payment, si vedranno togliere una liquidità fondamentale per la propria sopravvivenza.
 
“Dalle parole siamo passati ai fatti - ha dichiarato il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, nel presentare l’iniziativa - perché non possiamo accettare che per colpire un’azienda che evade vengano punite tutte quelle imprese oneste che al posto dei soldi dovuti si troveranno in cassa solo crediti Iva”.
 
Agendo in questo modo, ha denunciato Buzzetti, “lo Stato applica una presunzione di colpevolezza nei confronti di tutte le imprese, quando è il primo a non rispettare le regole”. Buzzetti ha infatti ricordato che l'Unione Europea tiene l'Italia sotto osservazione a causa dei ritardi nei rimborsi dei crediti Iva, che raggiungono punte di due anni, e dei pagamenti della Pubblica Amministrazione, che solitamente superano i sei mesi.
 
La misura aggraverebbe in sostanza la situazione delle imprese, che a causa della forte pressione fiscale e della crisi di liquidità sono spesso costrette a chiudere. In sintesi, le imprese con lo Split Payment non ricevereranno più l'Iva dalle Amministrazioni, ma dovranno comunque continuare a pagarla ai loro fornitori. In cassa al posto della liquidità rimarreanno quindi i crediti Iva. A ciò si aggiunge che il settore delle costruzioni è vittima di un crollo dei finanziamenti concessi dalle banche, che dal 2007 al 2013 sono scesi del 70%.
 
L’azione è stata subito appoggiata da OICE, l’Associazione delle società di ingegneria italiane aderente a Confindustria. Secondo il presidente Patrizia Lotti, la misura rischia di avere effetti pesantissimi su tutte le imprese, in particolare sulle società di ingegneria che lavorano con il settore pubblico, che essendo già gravate dalla contrazione del mercato e da forti ritardi nei pagamenti rischiano il collasso definitivo. Annunciando azioni di sensibilizzazione anche a livello europeo, la presidente Liotti ha sottolineato che con questa novità “dalla dubbia compatibilità europea si toglie liquidità senza alcuna garanzia di recuperare in tempi rapidi il credito IVA strutturale che si determinerà”.
 
Ricordiamo che lo Split Payment è stato introdotto dalla Legge di Stabilità per il 2015 e regolato con il DM 23 gennaio 2015. Pensata per evitare l’evasione fiscale, la misura cancella il vecchio sistema con cui i soggetti che cedevano beni o prestavano servizi nei confronti della Pubblica Amministrazione emettevano e incassavano fatture contenenti sia il prezzo del bene ceduto o del servizio prestato sia l’Iva. L’Iva veniva poi pagata all’Erario in un secondo momento.
 
Nelle operazioni per cui la fattura è stata emessa a partire dal primo gennaio 2015, invece, la Pubblica Amministrazione sdoppia il pagamento. Ciò significa che paga al fornitore il prezzo del bene o del servizio e versa l’Iva direttamente all’Erario, in modo che chi incassa la fattura non “dimentichi” di corrispondere successivamente l’imposta allo Stato.


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Altri commenti
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luca

Daniele, quello che dici non è corretto. L'IVA è una partita di giro. Io pago un mio fornitore versandogli IVA. IVA che però io non gli dovrei in quanto inerente la mia professione. Io recupero l'IVA nel momento in cui un mio cliente mi paga una fattura. In quanto io andrò a versare allo stato la differenza tra l'IVA incassata e quella che ho speso. Se lavoro solo con il pubblico che non mi paga l'IVA io non riesco più a recuperare i soldi che ho dato al mio fornitore e quindi finisco a credito d'IVA e quindi di fatto vado mi manca la liquidità fino al momento in cui non ottengo rimborso dallo stato. Quindi ha ragione chi si lamenta. La cosa migliore sarebbe di rendere enti da IVA tutte la filiera professionale facendola pagare solo al cliente finale privato cittadino.

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daniele

se la p.a rispetta i tempi nei pagamenti la cosa è giusta e sensata. è stupido che le imprese ricevano anche l'iva per poi doverla ridare, non è con un tassa che devi tenere in piedi il tuo conto corrente. a questo punto vanno drasticamente ridotti i tempi di pagamenti da parte della p. a ponendo pesanti sanzioni economiche ( decurtazioni di stipendio) a carico dei responsabili finanziari che presso le varie stazioni appaltanti latitano i pagamenti semplicemente perchè hanno paura di non si sa che


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