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PROFESSIONE

Le società di ingegneria potranno assumere commesse da privati

di Rossella Calabrese

Il disegno di legge Concorrenza fa chiarezza su una norma del 1939

Vedi Aggiornamento del 20/09/2017
Commenti 18145
24/02/2015 - Le società di ingegneria potranno fornire servizi di progettazione ai privati. Lo stabilisce l’articolo 32 Interpretazione autentica in materia di abrogazione del divieto di svolgimento in forma associata di attività professionali” del ddl Concorrenza, approvato nel Consiglio dei Ministri del 20 febbraio scorso.
 
L’articolo 32 prevede che, in applicazione dell’articolo 24, comma 1, della Legge 266 del 7 agosto 1997, sono validi a ogni effetto i rapporti contrattuali, intercorsi a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge 266/1997 (11 agosto 1997), tra soggetti privati e società di ingegneria costituite in forma di società di capitali o di società cooperative.

Ciò significa che le società di ingegneria (di capitali o cooperative) possono fornire servizi di progettazione ai committenti privati, e i rapporti contrattuali sorti dopo l’11 agosto 1997 sono validi. Si tratta, in pratica, di una sanatoria per le società di progettazione che hanno firmato contratti con committenti privati, contratti che oggi si scopre essere stati stipulati in modo irregolare.

Con questa norma si supera - spiega il Governo - “una disciplina oscura e anacronistica risalente agli anni ’40
 
La necessità di intervenire su questo tema è dovuta allo stratificarsi di leggi sulle competenze professionali, che parte da molto lontano. L’articolo 2 della Legge 1815 del 23 novembre 1939 (una legge approvata dal Senato e dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni) consentiva l’attività professionale solo nella forma di studio tecnico.
 
Nel 1994 la Legge Merloni (poi sostituita dal Codice Appalti) ha introdotto la forma della ‘società di ingegneria’ per le attività di progettazione nel mercato pubblico. Cinque anni dopo, l’articolo 24, comma 1, della legge 266/1997 ha abrogato l’articolo 2 della legge 1815/1939, eliminando il vincolo dello studio tecnico ma lasciando nel limbo le attività delle società di ingegneria nei confronti dei committenti privati. Leggi tutti i dettagli

Oggi, l’articolo 32 del ddl Concorrenza ammette esplicitamente nel mercato della progettazione per i committenti privati anche le società di ingegneria di capitali o cooperative.

“Questo provvedimento - afferma Armando Zambrano, Coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche (RPT) - non ha lo scopo di eliminare il divieto derivante dalle leggi razziali del ’39 che impedirebbe alle società di ingegneria di operare nel settore privato. Abbiamo dimostrato più volte che tale divieto non può derivare dalla legge del ’39, peraltro già definitivamente abrogata nel 2011. Esso deriva, invece, dalla necessità di garantire concorrenza e parità di trattamento tra le società di ingegneria e le Società Tra Professionisti (STP). Aprire alle prime il mercato del settore privato significherebbe spazzare via definitivamente le STP”.
 
“La RPT - prosegue la nota - da tempo fa notare come le STP siano chiamate a rispettare vincoli e adempimenti dai quali le società di ingegneria sono esentate. In particolare: l’obbligo dell’assicurazione professionale; l’obbligo dell’aggiornamento continuo per i propri soci; l’obbligo del preventivo; l’esercizio in via esclusiva dell'attività professionale da parte dei soci; l’affidamento dell’esecuzione dell'incarico professionale conferito alla società solo ai  soci  in possesso dei requisiti per l’esercizio della prestazione professionale richiesta; il controllo disciplinare da parte di Consigli di disciplina terzi”.
 
“Di fronte a questa disparità di trattamento - conclude la RPT - l’apertura del mercato dei privati alle società di ingegneria segnerebbe la fine delle Società Tra Professionisti” come illustrato nel documento allegato.

La modifica normativa era stata già proposta qualche mese fa come emendamento al decreto Sblocca Italia, suscitando le proteste del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, secondo il quale la novità mirava “ad impedire l’accesso alle gare di appalto ai liberi professionisti riservandole alle società di ingegneria”, consentendo invece “a qualsiasi società anonima di progettare e di dirigere lavori al di fuori di ogni controllo etico e di competenza”.
 
Si erano invece dichiarati subito favorevoli l’OICE, l’Associazione delle società di ingegneria, aderente a Confindustria, e l’ANCPL-Legacoop, secondo le quali “è un dato di fatto e di diritto che le società di ingegneria e di professionisti riconosciute dalla Legge Merloni prima, e dal Codice dei contratti pubblici poi, possono operare nel settore privato quanto meno dal 1997” e quella secondo cui le società di ingegneria non potrebbero operare in ambito privato dal 1997 “è una tesi falsa, smentita da pacchi di sentenze della Cassazione, del Consiglio di Stato e della giurisprudenza di merito”.



 

 

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Altri commenti
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Antonio R.

Se ho ben capito se una persona ha soldi, ma non capisce nulla di ingegneria e/o architettura, chiama due o tre schiavi laureati e crea una società di Ingegneria. Dopo prende delle commesse private e, pur non avendo titoli, divide il ricavato (ovviamente avendo messo il capitale la maggior parte va a lui). Se ho capito bene ( e spero vivamente di no) la laurea o i titoli non servono più a nulla!!!! Complimenti a questi cervelloni che legiferano in modo così stupendo : ma andarvene a qual Paese no????