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Superbonus 110%, Conte: ‘intendiamo estenderlo anche oltre il 2021’
NORMATIVA Superbonus 110%, Conte: ‘intendiamo estenderlo anche oltre il 2021’
PROFESSIONE

Madri ingegnere: per il 53% la maternità ha peggiorato la carriera

di Alessandra Marra

Il Consiglio Nazionale evidenzia la disparità di trattamento tra mamme dipendenti e libere professioniste

Vedi Aggiornamento del 11/10/2017
Commenti 7102
26/02/2015 – Per il 53% delle donne ingegnere avere avuto uno o più figli ha condizionato negativamente il proprio percorso di carriera; la situazione peggiora per le libere professioniste che in caso di gravidanza non godono delle stesse tutele delle dipendenti.
 
Questo il dato più preoccupante che emerge dall’indagine effettuata dal Centro Studi del Consiglio Nazionale Ingegneri, sul tema della maternità e della paternità presentata ieri a Roma in occasione dell’evento “Ingenio al femminile. Storie di donne che lasciano il segno”. 
 
Le donne ingegnere attive in Italia sono circa 88.000 mila (10 mila le libere professioniste) ma hanno difficoltà a conciliare il binomio madre-lavoratrice come evidenzia la ricerca del CNI, effettuata nel mese di dicembre 2014, che ha coinvolto 5.925 ingegneri iscritti all’Albo, di cui il 28,3% composto da donne.
 
Tra gli aspetti che emergono con forza c’è quello relativo alla “maternità a basso tasso di wel­fare” in quanto l’accudimen­to dei figli appare oggi in prevalenza come una questione che ciascuna la­voratrice deve gestire per proprio conto, con proprie risorse, spesso anche con alcune rinunce per salvaguardare la condizione lavorativa.
 
Secondo i dati del CNI il 72% delle donne ingegnere divenute madri negli ultimi anni ha indicato di avere usufruito di misure a sostegno e tutela della mater­nità, ma più di un quarto della componente femminile del campione non ha usufrui­to per intero di tali misure, perché non previste o per evitare di allontanarsi troppo a lungo da una posizione lavo­rativa precaria.
 
Inoltre, quasi il 22% delle intervistate con figli ha dichiarato di aver dovuto cambiare mansione al rientro dal periodo di congedo per maternità e ben il 45% delle donne ingegnere intervistate ha affermato che avrebbe avuto necessità di condizioni di lavoro migliori a loro favore e permessi che sono stati negati.
 
Il dato che più colpisce è quello relativo alla difficoltà di conciliazione tra maternità e lavoro a causa del contesto lavorativo odierno; più della metà delle madri ingegnere infatti ha dichiarato che l’aver avuto figli ha condizionato negativamente la propria carriera.
 
La situazione italiana nel suo insieme, anche considerando la componente maschile, è piuttosto lontana dagli standard degli altri Paesi europei, nei quali le misure di welfare per la famiglia risultano molto più estese.
 
Appena il 18% degli ingegneri dipendenti (uomini e donne) intervistati ha la possibilità, in deter­minate circostanze, di lavorare da casa in modalità di telelavoro o di usufru­ire di asilo aziendale per i propri figli, in più soltanto l’1% può avvalersi di voucher per baby sitter pagati dall’azienda.
 
La misura di conciliazione lavoro-famiglie più diffusa, di cui gode infatti il l’81,6% degli inge­gneri con lavoro dipendente, è la fles­sibilità di orario in entrata o in uscita.
 
Ben il 50% degli ingegneri intervistati (gran parte dei quali fra i 25 ed i 35 anni) ha indicato che la precarietà del lavoro oggi condi­ziona in modo determinante la scelta di diventare genitori e che il 36% ritiene che le modalità con cui è organizzato il lavoro rendono difficile lo svolgimento del ruolo di genitore.
 
La ricerca mette in evidenza inoltre una forte disparità di trattamento tra lavoro dipendente e lavoro autonomo; il problema è più sentito tra le giovani professioniste che non godono delle stesse tutele delle dipendenti in caso di gravidanza.
 
“La nostra indagine – afferma Luigi Ronsivalle, Presidente del Centro Studi del CNI - oltre a mettere in evidenza difficoltà comuni a tutte, o a gran parte, delle lavoratrici nel nostro Paese, fa emergere la maggiore debolezza della posizione delle libere professioniste rispetto a quella di lavoratrici dipendenti. La condizione di sofferenza degli ingegneri liberi professionisti in genere, in quanto privi di tutele sociali, è un dato che, negli ultimi anni, si è riscontrato in molte altre situazioni analizzate anche dal Centro Studi, ma nel caso delle donne ingegnere le difficoltà sono accentuate, come abbiamo visto, dalla fragilità indotta dal loro ruolo di madri. La precarietà, ma soprattutto la scarsa remuneratività dell'attività professionale, rendono le cose ancora più complicate”.
 
L’analisi condotta dal CNI dimostra la relazione che intercorre tra la crisi economica e la scelta di avere un figlio, condizionata sempre di più dalle limitate disponibilità economi­che di molte giovani coppie e dalla precarietà del mercato del lavoro, anche di quello dell’in­gegneria.
 
In un numero consistente di famiglie, in cui almeno uno dei due componenti è un ingegnere, il lavoro ha rappresentato un fattore condizionante nella scelta di avere figli o di spostare in avanti nel tempo tale decisione.
 
L’incertezza e la precarietà del lavoro, oltre alla difficile conciliazione tra lavoro e famiglia, sono temi fortemente sentiti anche da categorie, come quella degli ingegneri, un tempo caratterizzati da elevati livelli di occupazione e da percorsi di carriera particolarmente interessanti.
 
L’accudimento dei figli, del resto, poggia essenzialmente su una sorta di welfare fai da te, pagato direttamente dalle singole famiglie e con ridotti casi di sostegno economico esterno, oltre che su essenziali reti di sostegno parentali. 


 

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Altri commenti
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Gianluca

questa condizione vale per tutte le donne libere professioniste, anzi per tutte le donne e basta! Poi una libera professionista sa molto bene che la professione libera comporta pregi e difetti (anche per l'uomo padre) e non può certo mettersi in competizione sempre con le lavoratrici dipendenti, in quanto sono sicuro che le stesse troveranno giustamente altri tempi in cui sono meno "privilegiate" rispetto a coloro che sono appunto liberi professionisti. IN QUESTO PAESE IL WELFARE PER CHIUNQUE NON C'E' RISPETTO AD ALTRI PAESI, QUESTA E' LA VERITA', ma contemporaneamente non si può pretendere di avere uniformità su tutti i fronti fra dipendenti e liberi professionisti perchè sappiamo bene che sono molto spesso lavori che offrono e danno cose diverse su piani diversi.


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