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Partite Iva, guida ai regimi fiscali per i professionisti

di Alessandra Marra
Commenti 76790

Vecchi minimi, nuovi minimi e ordinario. Ecco cosa cambia nel 2015

Vedi Aggiornamento del 14/05/2019
Commenti 76790
19/02/2015 - Il decreto Milleproroghe ha prorogato per tutto il 2015 la possibilità di accedere al vecchio regime dei minimi con un’aliquota al 5% per redditi fino a 30 mila euro, mantenendo contemporaneamente la possibilità di scegliere il nuovo regime dei minimi introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 che prevede un aliquota forfettaria al 15% per redditi fino a 15 mila euro.
 
Di conseguenza chi dovrà aprire una Partita Iva quest’anno potrà optare, se in possesso dei requisiti, per uno dei due regimi. Ecco di seguito una guida per scegliere la soluzione migliore in base alla propria situazione.
 
Vecchio regime dei minimi
Disciplinato dal DL 98/2011, e per il momento in vigore fino al 31 dicembre 2015, prevede un'aliquota del 5% sul fatturato per professionisti che guadagnano fino a 30 mila euro all’anno.

Requisiti: reddito annuo inferiore o uguale a 30 mila euro.
Cosa prevede: tassazione con aliquota del 5% sui guadagni.
Metodo di calcolo: il 5% si calcola sulla differenza fra fatturato e costi, comprese spese previdenziali, sostenuti nell’anno.
Limite temporale: per 5 anni dall’inizio dell’attività o fino al trentacinquesimo anno d’età.
 
Esempio: Un ingegnere con un reddito netto di 25 mila euro, applicando l’aliquota del 5% pagherà 1.250 euro di tasse.
 
Nuovo regime dei minimi
Introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, prevede un aliquota forfettaria al 15% del reddito per professionisti che guadagnano fino a 15 mila euro all’anno.
 
Requisiti: reddito annuo inferiore o uguale a 15 mila euro per i professionisti (la quota cambia a seconda della categoria).
Cosa prevede: imposta sostitutiva di Irpef ed Irap e addizionali regionali e comunali al 15% sul reddito. Se i ricavi superano le soglie fissate per il tipo di attività, il contribuente viene escluso dal regime agevolato e passa al regime ordinario.
Metodo di calcolo: l’imposta sarà il risultato dell’applicazione di un coefficiente di redditività (dal 40% all’86% a seconda del tipo di attività svolta, del 76% per i professionisti) sul fatturato con la possibilità di dedurre solo i contributi previdenziali versati nell’anno di imposta.
Limite temporale: Non c’è alcun limite temporale. E’prevista però un’agevolazione per i primi tre anni con una riduzione del reddito di un terzo come base su cui applicare l’aliquota del 15%
 
Esempio: Un architetto che guadagni 12 mila euro, applicando il coefficiente del 78% avrà un imponibile di 9.360 euro; a questa cifra verrà applicato il 15% con il conseguente pagamento di 1404 euro di tasse.

Regime ordinario
 
Requisiti: Rientrano in questa categoria tutti coloro che superano i 30 mila euro e non rientrano nel regime dei minimi o che hanno usufruito del vecchio regime ma hanno superato i 5 anni di attività o i 35 anni d’età. Se non dovesse cambiare la normativa vigente ne faranno parte, dal 2016, coloro che hanno un reddito superiore ai 15 mila euro e non rientrano nel nuovo regime forfettario. 
Cosa prevede: tassazione con aliquota Irpef al 23%, aliquote delle addizionali regionali e comunali (pari a circa il 2,06%) e l’aliquota Irap (per il 2013 pari a circa il 4,19%)
Metodo di calcolo: le tasse si calcolano in base al fatturato da cui vengono detratte tutte le spese e i contributi previdenziali
 
Esempio: Un professionista che guadagna 50 mila euro avrà le seguenti tasse da pagare:
Irpef: 11.500 euro;
Addizionali regionali e comunali: circa 1.030 euro;
Irap: circa 2.095 euro;
Per un totale di tasse di 14.625 euro di tasse.
 
Confronto tra i regimi  
In base alle simulazioni elaborate dalla Rete Professioni Tecniche (RPT), se si ipotizza un compenso annuo di 15 mila euro e costi deducibili per 3 mila euro (vale a dire una spesa media mensile di 300 euro), col regime forfetario modificato (in cui non si possono detrarre le spese) si pagherebbero circa 30 euro in più che con il sistema ordinario. Con il vecchio regime dei minimi le tasse sarebbero pari a 636,25 euro.
 
La situazione cambia notevolmente al crescere delle spese. Il secondo scenario ipotizzato da RPT considera un reddito pari a 15 mila euro e costi pari a 6 mila euro, cioè una media di 500 euro al mese. La possibilità di dedurre le spese genererebbe un’imposta di 661 euro nel caso di regime ordinario e di 1.488,83 euro nel caso del nuovo regime. Il differenziale in questo caso sarebbe di oltre 800 euro in più. In questo caso meglio optare per il regime ordinario.
 
In entrambi i casi il regime più vantaggioso risulta essere quello dei vecchi minimi.

Partite Iva nel 2015
Chi non ha esaurito i cinque anni nel regime dei minimi può continuare con il vecchio regime o scegliere il nuovo regime con una riduzione dell’aliquota sostitutiva di un terzo quindi al 10%. I professionisti che concludono i 5 anni di regime dei minimi nel 2014 e con un reddito inferiore ai 15 mila euro potranno optare nel 2015 per il nuovo regime forfettario, con aliquota al 15%, altrimenti passano al regime ordinario.
 

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Altri commenti
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anomimo

Vorrei capire se con attività già avviata ma non con il superamento dei € 30.000,00 annui, sebbene uscente dal vecchio regime degli ex minimi (2014) ad oggi (2015) posso usufruire dei minimi al 5% oppure debbo scegliere il nuovo con aliquota al 15, ma con redditi fino al € 15.000,00 essendo professionista.Attendo chiarimenti da chi ha lumi chiari sull'argomento.

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Michael

Ladri patentati! Dal 2010 al 2015 il regime dei minimi è cambiato tre volte, sempre a nostro sfavore. Quando la finiranno? Mai, fintanto che il popolo delle"micro" partite IVA tace e paga...


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