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Partite Iva, Matteo Renzi: il 20 febbraio modificheremo le norme

Partite Iva, Matteo Renzi: il 20 febbraio modificheremo le norme

I liberi professionisti chiedono al Governo un dietrofront sul nuovo regime fiscale forfetario per i ‘minimi’ in vigore dal 1° gennaio 2015

Vedi Aggiornamento del 17/02/2015
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 17/02/2015
03/02/2015 - “Nei decreti delegati sul fisco, che andranno in Consiglio dei Ministri il 20 febbraio, c’è spazio anche per modificare in meglio le norme sulle Partite Iva”. Lo ha detto il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ai microfoni di Rtl 102,5.
 
Ennesima rassicurazione del premier, dunque, per i liberi professionisti che dal 1° gennaio di quest’anno sono alle prese con i ‘nuovi minimi’, il regime fiscale introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, che prevede un’imposta sostitutiva al 15% per chi consegue ricavi fino a 15 mila euro. LEGGI I DETTAGLI

I nuovi minimi sostituiscono il vecchio regime fiscale che prevedeva, per i titolari di Partita Iva fino a 35 anni e con redditi fino a 30 mila euro, un’aliquota fiscale agevolata al 5% per cinque anni.
 
Pochi giorni fa, nel corso di un’intervista alle Invasioni Barbariche su La7, il premier Matteo Renzi aveva definito il nuovo regime fiscale forfetario “un autogol clamoroso” per il Governo, confermando la volontà del Governo di correggere la norma.

Una necessità, quella di modificare i ‘nuovi minimi’, sostenuta dai numeri: secondo uno studio della Confederazione Nazionale Artigianato e Piccola e Media Impresa (CNA), i risparmi per chi aderisce al nuovo regime forfetario sono completamente annullati dai maggiori oneri dovuti. Addirittura - secondo lo studio - in molti casi i maggiori tributi pagati sono superiori ai risparmi degli oneri burocratici.
 
L’aumento della tassazione sarebbe una stangata per i professionisti i cui redditi, tra il 2005 e il 2013 sono diminuiti in media del 39,2%, secondo i dati del quarto Rapporto dell’Adepp, l’Associazione degli Enti Previdenziali Privati.

Il Consiglio Nazionale Architetti e il Cresme hanno rilevato che un architetto italiano guadagna in media 17 mila euro all’anno, che, al netto di tasse e previdenza, vale la metà. La cifra scende a 11 mila euro al Sud e per i trentenni non raggiunge i 500 euro reali al mese.

Nella seduta del 20 febbraio prossimo, saranno riviste anche le norme che innalzano progressivamente i contributi all’Inps, portando l’aliquota dall’attuale 27% al 33% nel 2018.
 
 

 
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