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Apre a Roma l'unconventional luxury suite G-Rough
CASE & INTERNI

Apre a Roma l'unconventional luxury suite G-Rough

Lusso sommesso e ricco di storia in una palazzina seicentesca nel cuore della Capitale

23/03/2015 – Aprirà oggi al pubblico G-Rough, una palazzina seicentesca nel cuore di Roma che affaccia sulla cupola di Sant’Agnese di Piazza Navona. Un restauro conservativo e rispettoso per esaltarne spazi e armonie, arredi raffinati ed essenziali - omaggio al più bel design italiano dagli anni ’30 ai ’70 - e un profondo legame con l’arte ad ispirare e legare il tutto. 

G-rough – parte della catena Design Hotels - nasce come sister hotel di Palazzina G a Venezia, il 5 stelle protagonista della Laguna fin dalla sua apertura nel 2009. E, come PalazzinaG, si propone come unconventional luxury suite: cinque piani, dieci suite ed una contemporary wine gallery (project space) in cui la preziosità si manifesta in un lusso sommesso e ricco di storia, in cui le pareti scialbate fanno riemergere intonaci grezzi e storie sottostanti, le antiche cementine originali dei pavimenti recuperate e valorizzate, gli elementi di arredo senza tempo dei maestri Giò Ponti, Ico Parisi e Guglielmo Ulrich inseriti in questi ambienti e fatti dialogare con le opere d’arte contemporanea che punteggiano ogni spazio della struttura. 

Registi del progetto G-rough Gabriele Salini ed Emauele Garosci che, insieme all’architetto Giorgia Cerulli, 12 mesi fa, hanno inaugurato il cantiere di G-rough. 
G-rough, con le sue atmosfere ricercate e mai banali apre agli ospiti mantenendo e proponendo una forte identità di abitazione privata dove poter seguire i propri ritmi al di là degli orari e degli spazi di un tradizionale hotel, ma godendone di tutti i servizi: ogni suite si compone di camera da letto e living room in cui viene servito il breakfast “a domicilio”, un lifestyle butler dedicato si occupa di indicare agli ospiti i ristoranti e le “chicche” più interessanti da scoprire nei dintorni, un bouquet di ricercate esperienze permette di scoprire gli scorci meno scontati della città e la contemporary wine gallery del piano terra di vivere uno spazio vivo e vibrante, in continuo scambio con la vivacità di Piazza di Pasquino e di Via del Governo Vecchio. 

G-rough prende il nome dalla G di PalazzinaG e da 'rough luxury'.

Pronunciato ad alta voce suona "giraff": l’animale che l’edificio - alto e stretto - ricorda e, al tempo stesso, “abbastanza ampia da infondere sicurezza” come segnala l’iscrizione latina sulla porta d’ingresso “SATIS AMPLA QUAE SECURITATE RIDEAT”.

G-rough è il risultato dell’impegno e della ricerca di Gabriele Salini ed Emanuele Garosci che, con la supervisione e il coordinamento dell’architetto Giorgia Cerulli, la ricerca degli internal decorator Vittorio Mango e Benedetta Salini e la curatela artistica di Guendalina Salini, danno vita e forma a venti ambienti, ciascuno diverso dall’altro: atelier di vintage design, aste, fiere di modernariato e laboratori d’artista il territorio di esplorazione e ispirazione in cui per molti mesi si immergono e identificano uno ad uno i pezzi da collezione che andranno ad “abitare” G-rough.

A guidarli è, da una parte, il perseguimento di un lusso rarefatto, e mai ostentato, che celebri il design italiano più iconico all’interno di una cornice architettonica profondamente romana, nei colori e nelle preesistenze. Dall’altra l’offerta di servizi ed esperienze in grado di proporre scorci di una Roma diversa, intima e privata, ma anche pulsante e viva come la sua scena artistica giovanile di cui la contemporary wine gallery si pone ad epicentro.

Unconventional fin dall’ingresso. A G-rough si entra e si fa check-in all’interno dell’onirica e caleidoscopica contemporary wine gallery: banco bar in ottone satinato in fondo alla parete, pareti a specchio color bronzo, poltrone e tavolini originali anni ‘50, cementine esagonali bianche e rosse a terra e rigogliosi rami e fronde a sovrastare le sedute e creare un effetto “giardino d’inverno” che si riflette nell’affresco fotografico del corridoio, realizzato - site specific - dall’artista Pietro Ruffo.

Il corridoio, decorato dal wall-paper camouflage di Ruffo, conduce a un salotto privato e intimo, ri-nominato “sito”, dall’iscrizione-opera realizzata dall’artista Gianni Piacentini sopra l’ingresso e alle scale che portano ai cinque piani e alle dieci suite di G-rough.

Il forte spirito artistico si manifesta anche nella numerazione dei piani che, figurando l’edificio campato in aria (o radicato in cielo), secondo un’idea dell’artista Gianni Piacentini, segue una numerazione sotto sopra - rappresentata con intense scritte al neon ad ogni pianerottolo: con il piano “cinque” situato al primo piano, reale, e il piano “uno” all’ultimo.

Alle dieci suite dei piani superiori si accede attraverso scale decorate dai wall drawing a pastello di Marino Melarangelo: cinque Pasquino Suite, affacciate sull’omonima piazza e cinque Suite, affacciate sull’interno.

Identiche per planimetria, disposizione degli spazi e cifra stilistica, ciascuna delle Pasquino Suite e delle Suite - che, in omaggio ai designer rappresentati portano i loro nomi propri e vengono definite Silvio (da Silvio Cavatorta), Giò (Giò Ponti), Gugliemo (Ulrich) con ritratti stilizzati di ciascuno all’ingresso delle rispettive porte e portachiavi personalizzati allo stesso modo - si rivelano poi completamente diverse l’una dell’altra. I sabbia a dominare le pareti scialbate del primo piano; il giallo ocra del secondo piano; il beige caldo e l’affresco al soffitto il terzo piano; il bordeaux e il verde muschio del quarto piano e il rarefatto bianco ghiaccio, che si specchia in quello della cupola di Sant’Agnese, del quinto piano.

Attrezzate con kitchenette realizzate in legno grezzo e resina da Leftover, le Pasquino suite si compongono di un lungo corridoio che si apre in un ampio living room, attrezzato con divano, poltrone e tavolo da pranzo ed affaccio sulla piazza, e una camera da letto e bagno, più intimi e raccolti, rivolti sulla chiostrina interna. Diverse nei singoli elementi di arredo ogni soluzione ripropone lo stilema e l’estetica essenziale e rigorosa di un certo design italiano del secolo scorso racchiudendo, ciascuna, una o più “perle”: dal tavolo e sedie di Ico Parisi – migliore esempio di design anni ’50 - della Pasquino Suite del terzo piano, al carrello bar dell’eclettico Giò Ponti del quarto piano, alle lampade della coppia Afra&Tobia Scarpa del secondo piano, all’ armadio in pergamena dalle linee sobrie di Gugliemo Ulrich del quinto piano.

Nelle cinque suite sul lato destro dell’edificio, è la zona notte ad essere protagonista con un intimo salottino, impreziosito da rigorose tolette da trucco di Cavatorta, Parisi e Giò Ponti divanetti di velluto colorato, a fare da introduzione alle spaziose camere. Le pareti scialbate grigio chiaro, azzurro pallido e verde acqua di questi ambienti fanno così da contrappunto ai razionalisti armadi verde bottiglia di Ico Parisi del primo e secondo piano, ai letti e tavoli da notte essenziali di Silvio Cavatorta del terzo e quarto piano e il letto anni ’30 di Guglielmo Ulrich del quinto piano.

Le due soluzioni di ciascun piano possono essere unite in un unico suite apartment, di oltre 100 metri quadri, composto da due camere da letto, due bagni con vasca e doccia, un living room , un salottino e un lungo corridoio a unirne le due anime.

All’ultimo piano si trovano rispettivamente Tony (da Tony Zuccheri), con vista ravvicinata sulla cupola di Sant’Agnese e terrazza attrezzata sui tetti, e Guglielmo caratterizzata da un soppalco attrezzato a bar anni ’40 e uno spazio all’aperto, anch’esso sui rossi coppi romani.

I due ambienti - un sobrio omaggio a Venezia impreziosito da lampadari e vetri muranesi e una imponente opera di Massimo Vitali della Pasquino Suite plus - e la celebrazione delle linee semplici e severe di Guglielmo Ulrich, della Suite plus, possono essere, allo stesso modo, unite a formare una penthouse stupefacente e di grande impatto.    

Fonte: Ufficio Stampa G-Rough

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