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Opere pubbliche in Italia: dal 2001 ad oggi ultimato solo l'8% del totale

di Alessandra Marra

9° Rapporto Camera dei Deputati e Cresme: dal 2004 al 2014 i costi di realizzazione sono aumentati del 40,3%

Vedi Aggiornamento del 25/05/2016
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13/03/2015 – Dei 285 miliardi di euro investiti in opere pubbliche, dal 2001 ad oggi sono state portate a termine opere per un totale di 23 miliardi, ovvero circa l’8% del totale.
 
Questo il dato più sconcertante messo in evidenza dal 9° Rapporto sull'attuazione della "legge obiettivo" (legge 443/2001) predisposto dal Servizio Studi della Camera, in collaborazione con l'Autorità nazionale anticorruzione e il Cresme, contenente gli esiti del monitoraggio sul Programma delle infrastrutture strategiche.
 
Se si considerano solo le opere approvate dal Cipe si rileva che a fronte di un investimento i 149 miliardi, le opere concluse ammontano a 6,5 miliardi. Inoltre delle 187 opere deliberate dal CIPE, 40 risultano concluse e 69 sono in fase di realizzazione.
 
Se si considera il costo, le opere completate o in corso di costruzione hanno un valore di oltre 78,7 miliardi di euro pari al 53% del valore complessivo delle opere esaminate dal CIPE al 31 dicembre 2014.
 
Inoltre le opere ultimate entro il 31 dicembre 2014 risultano essere 39, per un costo pari a 6,5 miliardi di euro, mentre nelle previsioni dell’8° Rapporto si indicava la conclusione di 54 opere entro la fine del 2014 con un costo complessivo di circa 12 miliardi.
 
Risulta quindi posticipata di almeno un anno l’ultimazione dei lavori di 15 opere del costo complessivo di circa 5,5 miliardi di euro.

Per quel che riguarda i costi il Rapporto ha analizzato 97 opere deliberate dal Cipe e contenute nel programma dal 2004 sottolineando che il costo ha subito un incremento del 40,3%; infatti al 30 aprile 2004 ammontava a 65.227 milioni mentre a fine 2014 era salito a 91.516 milioni.

Per Vito Panzarella, Segretario Generale FENEAUIL “i dati confermano il quadro disastroso del settore. Serve una migliore capacità di progettazione per combattere sprechi e corruzione. La fotografia scattata dal Rapporto corrisponde esattamente al quadro più volte da noi descritto. Questo strumento legislativo ha infatti dato negli anni risultati scadenti.”
 
 “La nostra non vuole essere una polemica sterile - continua il leader degli edili UIL - ma costruttiva perché il governo ‘cambi davvero verso.’ L’edilizia doveva essere una priorità della politica ma non sembra che dalle parole si sia passati ai fatti. Lo Sblocca Italia continua a deludere in quanto i tempi di cantierabilità diventano sempre più incerti e con essi si allontana anche la speranza di vedere l’edilizia riprendersi”.
 
“A completare il quadro disastroso si aggiungono questi dati che tradotti vogliono dire lentezza burocratica, incapacità da parte della Pubblica Amministrazione a progettare in maniera definitiva, costi quasi raddoppiati, corruzione, tutti nodi da affrontare insieme alla riforma degli appalti nel recepimento delle Direttive Europee al fine di poter realmente incidere sul circolo vizioso che blocca il settore. Perché è chiaro a tutti che la via della ripresa economica passa dal settore con le grandi opere, un piano pluriennale per il dissesto e l’edilizia scolastica”, conclude Panzarella.  


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Se l'Italia vuole davvero riprendersi, ciascun italiano deve iniziare a guardare nel proprio piatto. Ed è in questo modo che Paesi come la Svizzera e la Germania vanno avanti, non perchè loro sono meglio di noi (anzi... avete presente le capre? Ecco!)