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NORMATIVA Addio al Testo Unico Edilizia, prende forma la ‘Disciplina delle costruzioni’
MERCATI

Investimenti in edilizia: il 54% va al fisco

di Alessandra Marra

L’allarme FIAIP per la tassazione sugli immobili cresciuta del 117% dal 2011 al 2014. Necessario ridurre il prelievo fiscale e semplificare il sistema delle imposte

Vedi Aggiornamento del 03/09/2015
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02/03/2015 – Il prelievo fiscale totale medio su un investimento in edilizia di 1,76 milioni di euro per costruire case è del 54%.
 
Questo il dato più sconcertante messo in evidenza nella manifestazione della Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionisti (FIAIP) “Se riparte l'immobiliare riparte l'Italia - Giù le mani dal mattone” che si è svolta il 26 febbraio 2015 a Roma.
 
Per evidenziare il peso del prelievo fiscale è stato fatto l’esempio di una costruzione di un condominio di 12 appartamenti, 800 metri quadri circa, in una città di provincia del sud. Nel caso di studio l'investimento totale è di 1,76 milioni, compreso l'acquisto del suolo e la costruzione, il ricavo totale una volta conclusa la vendita di circa due milioni e il prelievo fiscale totale di 954 mila euro. In questo calcolo al costruttore rimane un utile, ultimata la vendita dopo diciotto mesi, di 243 mila euro lorde, circa 110 mila nette.

L'analisi ha fatto dire al presidente Fiaip, Paolo Righi, che "lo Stato non è un socio al 50% ma un padrone in queste operazioni".
 
Nel corso dell’intervento alla manifestazione è intervenuto anche il senatore Vincenzo Gibiino, membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia e coordinatore azzurro in Sicilia. “I numeri disegnano uno scenario di estrema gravità: dal 2011 al 2014 la tassazione sugli immobili è cresciuta del 117%, del 14,7% solo tra il 2013 e lo scorso anno. E con il 2015 potrebbe andare addirittura peggio” ha dichiarato Gibiino.
 
“Per rianimare l’immobiliare italiano c’è un’unica soluzione: ridurre drasticamente le tasse. Lo Stato continua vergognosamente a fare cassa sulla casa” ha concluso il senatore di FI.
 
Confassociazioni si rivolge al Governo per sollecitare un intervento immediato sulla spending rewiew per detassare in maniera sostanziosa la prima casa per dare ai cittadini la possibilità di rimettere in circolo le liquidità che posseggono ma che, ad oggi, preferiscono mantenere immobilizzate all’interno degli istituti di credito.
 
Angelo Deiana, Presidente di Confassociazioni ha dichiarato: “E’ ora di dire basta agli attuali livelli di tassazione su casa e Partite IVA. Siamo profondamente preoccupati perché, a meno di un miracolo tipo ‘Ruota della Fortuna’ (calo del prezzo del petrolio, euro debole e QE della Bce), alla fine del 2015 il Governo dovrà aumentare l’IVA dell’1%, così come previsto dalla Legge di Stabilità, con conseguenze drammatiche sulla già piatta domanda interna.
 
“Ma altrettanto grave – ha fatto notare Deiana – sarebbe mettere ancora le mani nelle tasche dei proprietari di case. Il livello complessivo di tassazione sul sistema immobiliare è fra i 40 ed i 43 miliardi di euro nel triennio 2012-2014 (elaborazione Centro Studi Confassociazioni su dati MEF e Confedelizia). Un inferno fiscale generato da Governi (Monti, Letta, Renzi) mai legittimati dal consenso popolare sul proprio programma e, proprio per questo, ancora più inaccettabile”.
 
L’obiettivo di Confassociazioni è quindi quello di aprire un dialogo con il Governo per trovare una soluzione definitiva; Deiana infatti condivide lo slogan promosso da Fiaip “se riparte l’immobiliare riparte l’economia”.
 
Per Paolo Buzzetti, presidente dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance), la tassazione sulla casa "dev'essere soprattutto semplice", e può essere mantenuta "anche a questo livello", ma solo "se fosse una tassa unica e si dicesse che per i prossimi tre anni non si cambia più: già questo darebbe grande tranquillità al mercato".
 
Per il presidente Ance è importante riformare con estrema attenzione il sistema di tassazione sulla casa facendo in modo che la local tax non diventi un’ulteriore complicazione.


 

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