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PROFESSIONE

Architetti: il Governo punti sulla rigenerazione urbana

di Alessandra Marra

L’appello del Consiglio Nazionale all’Esecutivo: ‘aprite i vostri cassetti e leggete le nostre proposte per rilanciare l’edilizia’

Vedi Aggiornamento del 17/05/2016
17/03/2015 – Il settore delle costruzioni in quasi 5 anni ha perso praticamente un quarto degli occupati totali; dal terzo trimestre 2010 fino agli ultimi mesi del 2014, il calo e' ininterrotto.
 
A dimostrarlo sono gli ultimi dati Istat sull'occupazione nel settore edile, ma il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori aveva lanciato l’allarme già da molto tempo.
 
“Sembra, infatti – ha dichiarato il CNAPPC – che solo ora molti si accorgano, ISTAT in primis, che l'edilizia ha pagato, con la perdita di mezzo milione di posti di lavoro (ottocentomila per l’Ance) più di ogni altro settore in questi cinque anni di crisi e che il deficit italiano è stato finanziato con una delirante imposizione fiscale sulla casa e sul settore delle costruzioni che ha distrutto il comparto della progettazione e delle costruzioni che prima era vanto dell'Italia nel mondo”.
 
L’Istat conferma la situazione drammatica del reparto delle costruzioni; in 5 anni, dalla fine del 2009 alla fine del 2014, i posti persi sono circa 500.000, pari al 25% degli occupati del settore. Da 1.964.000 si e' infatti passati a 1.454.000. Sulla crisi del settore pesa in modo consistente la caduta del mercato immobiliare, oltre al ritardo nel pagamento dei debiti della pubblica amministrazione.
 
“Da tempo abbiamo lanciato l’allarme, senza che i Governi se ne preoccupassero, che la perdita di  metà dei fatturati dei progettisti, con redditi sotto la soglia di povertà, e per questo motivi costretti a chiudere gli studi o ad emigrare, erano e sono segnali gravissimi per un settore che è trainante per tutta l’economia” ha dichiarato il CNAPPC.
 
Secondo il Consiglio Nazionale anche l’aver eliminato ogni regola tariffaria non ha migliorato la situazione, "l’unico risultato è stato quello di eliminare, in preda ad un furore degno di miglior causa, ogni regola tariffaria in nome di una illusoria idea di "concorrenza" che però non ha toccato i grandi interessi monopolistici, di fare intervenire l'antitrust contro il principio di "dignità" della professione legato ad un minimo di retribuzione dell'attività peraltro stabilito dall'art. 36 della Costituzione, che evidentemente si deve applicare a tutti meno che a noi professionisti”.
 
Il CNAPPC nel tempo ha esposto al Governo le possibili soluzioni per rilanciare il settore; “le nostre proposte sulla rigenerazione delle città, sulla manutenzione del territorio, sull'investimento nell'economia delle conoscenza, sulla semplificazione amministrativa, la valorizzazione dei giovani talenti e la promozione della cultura architettonica vista come espressione della cultura e della produttività del Paese sono da molto tempo sul tavolo della politica, anzi nei cassetti della politica, basterebbe aprirli e iniziare a fare per affrontare finalmente la crisi dell’edilizia”.

“I nostri rapporti analitici realizzati con il Cresme, la richiesta reiterata di una vera politica di rigenerazione urbana, la necessità di investire sui nostri mestieri e di non essere come sempre esclusi dalle politiche degli incentivi hanno in questi anni raccontato la miopia di Governi che emarginano le migliori energie, incapaci di uscire da politiche tradizionali e progettare il futuro”.
 
L’appello del CNAPPC è che il Governo intervenga il prima possibile con soluzioni che siano davvero in grado di arginare la crisi che da troppo tempo si abbatte sul settore.


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