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PROFESSIONE

CNI: il vecchio regime dei minimi è meglio del nuovo

di Alessandra Marra

Aliquota al 5% invece che al 15% e deduzione dei costi i fattori che lo rendono più conveniente

Vedi Aggiornamento del 19/06/2018
Commenti 13025
10/03/2015 – Il vecchio regime fiscale dei minimi per le Partite Iva, attualmente in proroga per un anno, è sempre preferibile a quello nuovo, anche nei primi tre anni di attività.
 
Lo dimostrano una serie di simulazioni e raffronti effettuati dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI).
 
Il Centro Studi del Cni, attraverso queste simulazioni, ha verificato la maggiore convenienza del vecchio regime dei minimi rispetto al nuovo regime, per gli iscritti ad Inarcassa (ingegneri e architetti) con reddito fino a 15.000 euro (limite massimo previsto dal più recente regime approvato con la Legge di Stabilità 2015).
 
Ricordiamo che la Legge di stabilità 2015 aveva previsto un nuovo regime agevolato per i possessori di Partite Iva, applicabile su un fatturato massimo di 15.000 euro, con una aliquota del 10% nei primi tre anni di attività e del 15% per gli anni successivi.
 
Con il decreto Milleproroghe, (in vigore dal 1 marzo 2015, Legge 11/2015) il vecchio regime di agevolazione,  con aliquota al 5% per i primi cinque anni e comunque fino al trentacinquesimo anno d’età, per professionisti con reddito inferiore a 30 mila euro, è stato prorogato a tutto il 2015.  
 
Nelle simulazioni si sono tenute in considerazione le varie soglie di reddito e i livelli di costo che determinano l’imponibile; in particolare, si sono considerate situazioni in cui un ingegnere libero professionista abbia costi per soli 200 euro, per 1.000 euro, per 2.000 euro, per 3.000 euro, per 4.000 euro e per 5.000 euro. In tutti i casi, anche considerando livelli molto bassi di costi deducibili, il vecchio regime dei minimi, attualmente prorogato fino alla fine del 2015, risulta sempre più conveniente del nuovo regime.
 
Tali risultati sono evidenti nel grafico elaborato dal CNI, in cui per i diversi livelli di reddito l’imposta da pagare è sempre più elevata con il nuovo regime di vantaggio rispetto al vecchio regime dei minimi.
 
Le ragioni della maggiore convenienza risiedono in due fattori:
1) l’aliquota più bassa (5%) praticata nel vecchio regime rispetto al nuovo;
2) la deduzione dei costi che ha generalmente un impatto maggiore nel vecchio regime rispetto al  nuovo; in quest’ultimo l’imponibile è calcolato sul 78% del reddito annuo ovvero con un abbattimento dell’imponibile al 22%.
 
Il vecchio regime dei minimi risulterebbe più conveniente anche nel caso esteso a redditi superiori a 15.000 euro (aspetto non previsto dalla normativa).

Infatti il numero di aperture di partita Iva nel mese di gennaio ha subito una  flessione del 29,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e anche rispetto ai mesi scorsi (novembre e dicembre); la flessione è stata influenzata dalla clausola prevista dalla stessa legge di stabilità per il 2015 che, insieme all’introduzione del nuovo regime forfettario, consentiva alle partite Iva in essere al primo gennaio 2015, di continuare ad operare con il ‘vecchio regime’.

E’ quindi probabile che diversi soggetti abbiano anticipato l'apertura della partita IVA entro la fine del 2014 (novembre e dicembre), ritenendo il regime allora in vigore più vantaggioso per la propria attività, facendo conseguentemente registrare un calo a gennaio 2015. Solo successivamente, il 1° marzo 2015, con l’entrata in vigore del decreto "milleproroghe", viene consentito in via transitoria per tutto il 2015 l’adesione al vecchio regime fiscale di vantaggio, per i soggetti che ne abbiano i requisiti.

Secondo il CNI per aiutare il settore delle libere professioni, oggi in grande difficoltà, e permettere ai giovani di entrare nel mercato del lavoro è necessario puntare su un regime agevolato come quello precedente, attualmente prorogato solo fino alla fine del 2015.
 
“Con il decreto Milleproroghe ed il ripristino, seppure temporaneo, del vecchio regime dei minimi – afferma Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri – il Governo ha riconosciuto di avere commesso un errore di valutazione, che avrebbe fortemente penalizzato una generazione di giovani liberi professionisti oggi ai limiti della possibilità di intraprendere un lavoro e di mantenerlo. L’obiettivo di qualunque provvedimento di politica economica, in questo momento così difficile per il Paese, deve essere di favorire i lavoratori in ogni modo e non di penalizzarli attraverso norme che sono sempre peggiori di quelle precedenti”.
 
I primi segnali di pur debole ripresa dell’economia – prosegue Zambrano – a cui stiamo assistendo attualmente vanno colti e non soffocati attraverso una politica economica oculata, che dia spazio a tutti i lavoratori, inclusi i liberi professionisti ed in particolare alle professioni tecniche, più che capaci di dare un contributo alla crescita del Paese”.
 
“Il CNI – conclude Zambrano – si adopererà a tutti i livelli affinché il nuovo regime di agevolazione possa essere messo definitivamente da parte.”


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Altri commenti
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Marco

Devono abolire il nuovo regime!!!! Se fa schifo e nessuno lo vuole ci sarà un motivo

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Clara

OVvio che sia meglio!!! E' scandaloso che il Governo non intervenga....noi stiamo morendo di fame e quelli ci fanno stare in ansia di anno in anno! Dovremo aspettare dicembre 2015 per avere un nuovo sistema di tassazione?