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URBANISTICA

Un rimedio al degrado delle periferie

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Oggi a Milano la presentazione del nuovo libro di Gianfranco Dioguardi edito da Franco Angeli

Vedi Aggiornamento del 14/01/2016
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17/03/2015 - Sarà presentato oggi alle 17.00 al Politecnico di Milano (Biblioteca Centrale di Architettura) il libro “Nuove alleanze per il terzo millennio. Città metropolitane e periferie recuperate” pubblicato da Gianfranco Dioguardi per l’editore Franco Angeli.
 
Un libro che nelle precedenti presentazioni, avvenute a Roma, Bari, Matera e nella stessa Milano, ha riscontrato un grandissimo interesse per il suo porsi come strumento di riflessione teorica e pratica sul problema delle periferie.
 
Il libro è, infatti, di grande attualità se si pensa all’attenzione recentemente sollevata da Renzo Piano sul tema delle periferie, attraverso il Gruppo di lavoro istituito presso il Senato, occasione decisiva per ripensare al ruolo di queste parti discriminate di città. L’intento di Piano è descritto nel primo numero della rivista, diretta da Carlo Piano, “Periferie. Diario del rammendo delle nostre città”; un vero e proprio report, dove Piano scrive: “Credo che il grande progetto del nostro Paese sia quello delle periferie: la città del futuro, la città che sarà, quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. Sono ricche di umanità, qui si trova l’energia e qui abitano i giovani carichi di speranze e voglia di cambiare. Ma le periferie sono sempre abbinate ad aggettivi denigranti. Renderli luoghi felici e fecondi è il disegno che ho in mente”.
 
Un disegno che, peraltro, riporta alla mente le esperienze, maturate negli anni ’70, con i «Laboratori di Quartiere», ideati proprio da Renzo Piano e promossi da Gianfranco Dioguardi in favore del restauro, del recupero conservativo e della manutenzione dei centri storici. Il “Laboratorio di Quartiere” nasce nel 1979, con il patrocinio dell’Unesco, come programma di riqualificazione dei centri storici. Il primo esperimento viene eseguito a Otranto con lo scopo di verificare la fattibilità di intervento delle forze artigianali e il loro reale interesse al processo di recupero della città antica.
 
L’obiettivo è di non allontanare gli abitanti dalle proprie case e di farli partecipare attivamente ai lavori. A tal fine vengono introdotte tecnologie innovative, leggere e non traumatiche, per la maggior parte degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del centro storico. A partire dalla città di Otranto, queste sperimentazioni hanno interessato diverse città “con l’idea - scrive Dioguardi - di porsi all’ascolto dei problemi e delle esigenze che emergevano direttamente dal territorio, così da rispondere in tempo reale e con la massima flessibilità cantieristica e imprenditoriale”.
 
Un’esperienza analoga è condotta da Francesco Moschini con A.A.M. Architettura Arte Moderna, che a partire dagli anni ’80 - come sottolinea nel libro Dioguardi - avvia e sperimenta una serie di iniziative denominate “Laboratori di Progettazione” coinvolgendo grandi e piccole città, da Roma a Cerreto Sannita, da Gallipoli a Cassino. La formula del Laboratorio nasce dal bisogno di cultura, di conoscenza del territorio, dalla necessità di ritrovare un modus operandi coerente, per la permanenza dei luoghi, non al fine di congelare tutto ma ponendo lo sguardo in avanti. Meno frenesia progettuale e più attenzione alla discrezione nel rapporto con la preesistenza, nel pensare e progettare il nuovo e nell’intervenire sull’esistente. Il fine è quello di sperimentare, attraverso la prassi progettuale, strategie e tecniche di riqualificazione su scala architettonica, sociale ed urbana.
 
I “Laboratori di Quartiere” da un lato e i “Laboratori di Progettazione” dall’altro, rappresentano metodi complementari, ponendosi come occasione di riflessione per la definizione di un approccio partecipato e concreto al progetto di riqualificazione architettonica e urbana. I Laboratori rappresentano uno strumento di garanzia per la creazione di una sinergia tra imprese, committenza, cittadinanza e tecnici. Occasioni di confronto che si pongono come una sorta di verifica di compatibilità e di indicazioni di metodo per la costruzione di proficui rapporti tra i vari protagonisti della riqualificazione e le forze locali chiamate a supportarli.
 
Queste esperienze, prevalentemente dedicate ai centri storici, oggi divengono riferimento per intraprendere analoghe operazioni nei confronti delle periferie. “L’evoluzione storica del recupero urbano - scrive Dioguardi - in questi ultimi anni ha orientato l’attenzione volgendola dai centri storici verso le periferie urbane, e con l’introduzione ufficiale delle città metropolitane anche verso i comuni aggregati”. Oggi questo libro, dunque, rivolge la medesima attenzione alle periferie, luoghi sempre più emarginati e problematici, caratterizzati dall’assenza delle stratificazioni e della storia.
 
In favore delle periferie, per contrastarne la crescente miseria, Dioguardi propone strategie concrete attuabili attraverso un processo innovativo ideato per intervenire sui singoli manufatti ma anche su interi contesti urbani disagiati. Il fine è recuperarli, vivificarli e proiettarli verso una nuova vita, attraverso il coinvolgimento di una molteplicità di intelligenze e di competenze tese a immaginare, realizzare e coordinare attività innovative di intervento sul degrado. Artefici di tale coordinamento devono essere le istituzioni imprenditoriali intese come “imprese-enciclopedia”, espressioni di diversi settori del sapere e del fare, chiamate a organizzare le singole attività sul campo.
 
Un approccio, peraltro, già attuato in via sperimentale nel 1986 con l’adozione a Bari, da parte dell’Impresa Dioguardi, della scuola Lombardi, situata in un quartiere particolarmente disagiato. In quel contesto la Dioguardi operò, interpretando il proprio ruolo di istituzione imprenditoriale come strumento sociale: partecipazione, comunicazione e informazione sono, infatti, i principi su cui si basò l’azione dell’impresa. Tali istituzioni, oggi, potrebbero essere interpretate, ad esempio, da imprese di media o grande dimensione con forti propensioni per l’informatica e le alte tecnologie, fortemente orientate a fornire sul mercato prestazioni del tutto innovative, tali da classificarle come vere e proprie «imprese per la città», adatte pertanto a soddisfare le nuove esigenze espresse dalla «città-impresa».
 
In questo processo di restauro urbano e sociale assumono un ruolo strategico anche le Fondazioni, che devono mirare al costante accrescimento e trasferimento del sapere e, quindi, a una sempre maggiore diffusione della cultura.
 
Le attuali contingenze, scrive Dioguardi, “impongono la costruzione di una nuova cultura in grado di coniugare «cambiamento» e «innovazione», riscoprendo i valori fondamentali dell’esistere e dell’operare”. Le alleanze suggerite da Dioguardi sono molteplici: culturali, tra sapere e saper fare; temporali, tra passato e futuro; strategiche, tra imprese e istituzioni; sociali, tra classe dirigente e cittadini; urbane, tra centro e periferia; intellettuali, tra ragione e immaginazione; generazionali, tra allievi e maestri; geografiche, tra Italia e Francia; storiche, tra rinascimento e illuminismo. Alleanze che si legano al concetto di “complementarità”, indispensabile alla coniugazione di nuovi ruoli, nuove azioni e nuove sinergie, a favore di un’innovazione non solo tecnologica, ma soprattutto sociale, etica e politica.
 
L’economista Marco Vitale, nel suo saggio «L’impresa responsabile» (ESD edizioni, 2014), non a caso definisce Gianfranco Dioguardi, “lo studioso più colto, coerente, profondo, sul tema ‘natura e spirito d’impresa’”. Infatti, per Dioguardi termini come organizzazione, impresa e rete, pur assumendo significati profondi e carichi di nuove valenze, conservano la loro natura attraverso cui ricucire quella trama di avvenimenti e soluzioni che costituiscono, con la loro complessità, il più profondo senso della contemporaneità.
 
Per contrastare la crisi drammatica, che si è profondamente radicata nell’economia del paese e nelle coscienze civili come crisi di valori, è indispensabile rivoltare il concetto di Cultura, restituendo fiducia ai giovani “smaniosi di emigrare”, dando considerazione alle imprese capaci di innovare creando occupazione. L’obiettivo è quello di contrastare l’ineluttabile fenomeno che al degrado fisico vede accompagnarsi via via anche un degrado sociale nel relativo territorio urbano, che diviene così sempre più difficile da governare.
 
Infine, Gianfranco Dioguardi auspica una strategia concreta e operativa per governare la complessità urbana: istituire una nuova figura, altamente specializzata che possa coniugare sapere scientifico, umanistico e tecnico, con specifiche competenze di carattere gestionale, economico, sociale, architettonico e urbanistico. Una figura che può delinearsi all’interno di corsi universitari, politecnici o accademici appositamente strutturati affinché il “governo della città” venga riconosciuta come nuova disciplina impostata sull’organizzazione, indispensabile per governare e ad amministrare la complessità urbana.

Francesco Maggiorepresidente della Fondazione Gianfranco Dioguardi
 
 
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