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Cna: niente split payment e reverse charge se si sceglie la fatturazione elettronica

Cna: niente split payment e reverse charge se si sceglie la fatturazione elettronica

La proposta per eliminare l’evasione fiscale senza provocare danni e perdite economiche alle imprese

Vedi Aggiornamento del 18/07/2017
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 18/07/2017
30/04/2015 - No allo split payment e al reverse charge per le imprese che scelgono la fatturazione elettronica. È la proposta elaborata da Cna, Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, nel Rapporto 2015 sulla tassazione delle Pmi.
 

Gli effetti dello Split Payment

Obiettivo della Cna è l’allentamento della stretta del fisco, evitando che gli oneri dei controlli si trasferiscano sulle imprese. In quest’ottica la Confederazione ha sottolineato gli effetti negativi dello Split Payment. Si tratta, lo ricordiamo, del meccanismo in base al quale la Pubblica Amministrazione sdoppia il pagamento, cioè paga al fornitore il prezzo del bene o del servizio e versa l’Iva direttamente allo Stato, in modo che chi incassa la fattura non “dimentichi” di corrispondere successivamente l’imposta all'Erario.
 
A detta della Cna, nel 2015 circa due milioni di imprese che lavorano con la Pubblica Amministrazione soffriranno di un ammanco di cassa mensile pari a un miliardo e mezzo dovuto al mancato incasso dell’Iva. Secondo le stime della Cna, per far emergere 988 milioni di euro di Iva dalle sole imprese che non versano quanto dovuto, si scaricano su tutte le imprese maggiori oneri pari a 800 milioni.
 

Le distorsioni del reverse charge

Ricordiamo che con il reverse charge il destinatario della cessione di beni o della prestazione di servizi, se soggetto ad IVA, è obbligato ad assolvere l’imposta, al posto del cedente o del prestatore, in deroga al principio generale secondo cui debitore d’imposta nei confronti dell’erario, ai fini IVA, è il soggetto che effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi. I prestatori dei servizi sono tenuti, quindi, ad emettere fattura senza addebito d'imposta; sarà il committente ad integrare poi la fattura con l'indicazione dell'aliquota e della relativa imposta e ad annotarla nel registro delle fatture emesse o in quello dei corrispettivi. Nei giorni scorsi l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’obbligo di reverse charge riguarda anche i servizi di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relativi ad edifici in tutti i casi di prestazioni rese nei rapporti di “Business to Business”.

Secondo la Cna, a causa di questo sistema, le 310 mila piccole imprese facenti parte della platea degli studi di settore, con ricavi inferiori a 5 milioni di euro, subiranno un ammanco mensile di 340 milioni di euro, pari in media a 1110 euro per una.
 

Correttivi con la fatturazione elettronica

Per ovviare a queste difficoltà, Cna propone di abolire lo split payment e il reverse charge per le imprese che scelgono la fatturazione elettronica, cioè un sistema in grado di certificare i corrispettivi evitando l’evasione fiscale.  
 
Dal 31 marzo 2015 la fatturazione elettronica è diventata obbligatoria per i soggetti che hanno rapporti con le Pubbliche Amministrazioni. È stata inoltre approvata una bozza di decreto che introduce una serie di incentivi per chi la sceglie pur non essendovi obbligato, come l’esenzione dall’obbligo di trasmettere lo spesometro e di effettuare le comunicazioni black list, ma anche la possibilità di ottenere il rimborso dell’Iva entro tre mesi dalla presentazione della dichiarazione annuale.


 
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