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A Roma il ristorante ebraico “Tayim” di Andrea Lupacchini
CASE & INTERNI

A Roma il ristorante ebraico “Tayim” di Andrea Lupacchini

L’apparente caos si rivela regolato da un 'ordine primigenio'

08/05/2015 - L’idea del progetto del ristorante kasher “Tayim”, firmato da Andrea Lupacchini, nasce dalla volontà di “realizzare uno spazio magico, dinamico, sorprendente, fortemente emozionale che racchiudesse però, allo stesso tempo, tutti i valori della tradizione culturale ebraica”. 

«Il progetto, a cui è stato attribuito il nome di Tayim, che sta a significare “gustoso, sfizioso”, presenta aspetti simbolico‐formali legati alla Kasherut, un insieme di norme alimentari ebraiche fondate sulla Torah. In un capitolo di questo testo sacro, vengono affrontate in termini chiari e precisi le 47 ragioni delle leggi alimentari che nel progetto si è cercato, attraverso operazioni di decostruzione e processi di astrazione, di trasporre agli elementi architettonici. Geometrie decostruite, piani inclinati, forme disarticolate, tagli, asimmetrie, spazi compressi e successivamente dilatati, volumi pieni che subiscono smaterializzazioni, non sono pertanto pura espressione formale, ma si arricchiscono di significato. L’apparente caos si rivela così regolato da un ordine primigenio. 

Ottanta pannelli fluttuano nell’aria conferendo all’ambiente una sensazione di etereo, di immateriale come nuvole in movimento. Di questi, quarantasette, quante sono le leggi della Torah, diversi per forma, dimensioni e materiali, si piegano, si incastrano e si deformano adagiandosi al soffitto senza mai toccarlo, proprio come i cibi non devono toccare il suolo o altri oggetti per non essere contaminati (come è scritto nella Torah). 

I materiali utilizzati sono materiali grezzi, non trattati, privi di forti colorazioni perché, come è scritto nel testo sacro,è la preparazione degli alimenti naturali e puri ad avvicinarci alla Santità. 
Lo spazio è pervaso da elementi in legno massello che, come fossero saette, irrompono dall’alto dando al fruitore una sensazione di inarrestabile movimento. Questi ultimi, non solo incrementano il dinamismo dello spazio, ma, simboleggiando la decostruzione tridimensionale dell’esagramma ebraico, rappresentano il filo simbolico che ricuce le leggi della Torah». 

La grande valenza simbolica del progetto ha permesso lo sviluppo di una forte immagine architettonica, visibile anche dalla vetrata su strada, che cattura il visitatore dal punto di vista emozionale e percettivo. Questa grande attrazione morfologica per un oggetto fuori dai canoni tradizionali dell’architettura, unita al profondo significato che si cela dietro ogni singolo elemento progettuale, costituisce fonte di curiosità ed è quindi un forte richiamo per un pubblico giovane, multietnico, non necessariamente di religione ebraica, il quale contribuisce, pertanto, alla massima divulgazione sia del cibo che della cultura ebraica.

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