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CASE & INTERNI

Torino: il 'Metaphysical Remix' di Marcante e Testa

Una casa/palcoscenico che gioca con tradizione e contemporaneità

14/05/2015 - Il progetto Metaphysical Remix di Andrea Marcante (fondatore dello studio UdA Architetti) e Adelaide Testa, per la ristrutturazione di un appartamento in affitto di circa 250 mq in via Roma nel centro di Torino, cerca di dare risposte alle esigenze di tre generazioni: papà, figlie e nonno riunite sotto lo stesso tetto per condividere i rituali della quotidianità conservando allo stesso tempo ambienti riservati alla privacy e alle esigenze dei singoli. 

L'approccio al progetto di Marcante e Testa si muove, quindi, tra l'intenso dialogo con i committenti, continuo e stimolante nell'associare richieste diverse e il contesto in cui questa casa, costruita tra il 1935 e il 1937, è collocata. 

Avendo riscontrato negli interni la totale perdita degli elementi originali ecco che per i progettisti la percezione di spazio e di rigore che si ritrovano nell'architettura razionalista e nella pittura metafisica di questo tempo diventano inevitabilmente motivi ispiratori per il progetto. Il tentativo di riproporli modificandone proporzioni e materiali si evidenzia nella travatura in gesso dell'ingresso che riprende il porticato a cassettoni di via Roma, così come le distorsioni prospettiche del soffitto della zona pranzo, create con stucchi e carte da parati, omaggiano il linguaggio sognante e onirico della pittura di De Chirico e ancora le cornici in gesso che riquadrano il soffitto vengono riproposte secondo nuove geometrie capaci di individuare le funzioni specifiche sottostanti indipendentemente dalle configurazioni dei muri. 

La suggestione del pittore che dipinge i tipici elementi delle città classiche, in particolare i porticati vuoti e le prospettive di vie e corsi che scopre proprio passeggiando per Torino, suggerisce anche le geometrie di un nuovo sistema di barre metalliche che si dipana nei vari ambienti modificandone la percezione spaziale: telai con mensole in vetro su cui appoggiare oggetti preziosi che partendo dall'ingresso si estroflettono nel salone per contenere libri e nascondere porte di servizio e ancora la micro-architettura nella camera da letto rivelatrice di una classicità ritrovata: le citazioni storiche sono accennate, interpretate, mai filologiche. 

Un remix che gioca alternando sistemi tradizionali, invenzioni progettuali e interventi contemporanei che spaziano dalla palette dei colori (toni pastello e fluo) ai mobili di produzione (da Prouvè a Sarfatti fino a Mendini e Tom Dixon) e agli oggetti di design. Una casa/palcoscenico dove tutti gli attori si muovono a proprio agio: camere per custodire la privacy, ma anche spazi aperti alla condivisione attraverso linguaggi capaci di conservare ciò a cui teniamo maggiormente e allo stesso tempo stimolarci nelle relazioni tra differenti generazioni attraverso soluzioni architettoniche inusuali e inaspettate.  


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