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LAVORI PUBBLICI

Codice Appalti, Federarchitetti: la riforma agevoli i liberi professionisti

di Alessandra Marra

Secondo il Sindacato bisogna limitare l’incentivo del 2% per la progettazione interna agli Enti

Vedi Aggiornamento del 19/06/2015
04/05/2015 - La riforma del Codice Appalti è positiva, tuttavia i provvedimenti verso i servizi di progettazione appaiono timidi e andrebbero ampliati in riferimento ai redditi medi minimi, al ruolo delle pubbliche amministrazioni e al coinvolgimento dei piccoli studi d’ingegneria nelle grandi progettazioni.
 
Queste le osservazioni al nuovo codice dei contratti pubblici di Federarchitetti, il sindacato nazionale degli architetti liberi professionisti, esposte in una lettera aperta scritta al governo.
 

Riforma Codice dei contratti pubblici: aspetti da migliorare

Federarchitetti, pur riconoscendo gli aspetti positivi insiti nella riforma del Codice, evidenzia la necessità di porre attenzione ai contributi delle categorie interessate al processo di realizzazione delle opere per sciogliere quei nodi che continuano a persistere.
 
Per il sindacato sono da rivedere i punti relativi ai redditi medi minimi  e alla non continuità del lavoro; questi due aspetti ostacolano la scelta di un’attività autonoma, soprattutto per le nuove generazioni, e allontanano le prospettive pensionistiche.

Perciò Federarchitetti propone di rendere obbligatorio il coinvolgimento dei giovani professionisti nella realizzazione delle opere in misura proporzionale all'importo di progettazione. Propone anche che in caso di grandi intrerventi i piccoli e medi studi professionali siano inseriti obbligatoriamente nelle società d'ingegneria che vi partecipano.
 
Altro aspetto centrale per il sindacato è la necessità di un ricambio generazionale nelle pubbliche amministrazioni per offrire la possibilità di un nuovo rapporto tra settore pubblico e privato, improntato su regole certe, responsabilità definite ed assenza di percorsi discrezionali che agevolano opportunità di corruzione.
 

Progettazione: ruolo della Pubblica Amministrazione

Secondo Federarchitetti diventa prioritario definire il ruolo che la pubblica amministrazione, in particolare con i propri uffici tecnici, deve ricoprire nel sistema strutturale del Paese. La P.A. deve predisporre regole e condizioni per un corretto sviluppo dei soggetti operanti nel mercato, senza sostituirsi al privato in funzioni interne che ne limitano gli spazi, riducendo inoltre le procedure in-house. 
 
Nella lettera viene sottolineata la negatività del mantenimento dell’incentivo del 2% per le attività di progettazione degli Uffici tecnici; in questo modo si esclude la competenza dei liberi professionisti, indebolendo la crescita degli addetti degli studi professionali a favore dei dirigenti delle PA, già adeguatamente retribuiti.
 
Secondo Federarchitetti i collaudi dovrebbero essere centralizzati, essendo predisposti per fasce di esperienze, con applicazione di sistemi informatici e/o introduzione di sorteggi, per operare nella maggiore trasparenza possibile.

  
Riforma appalti: aspetti positivi

Il sindacato tuttavia riconosce la positività della riforma nel favorire l’unitarietà dei diversi livelli progettuali e la centralità del progetto, l’omogeneità delle procedure e delle regole di affidamento sull’intero territorio nazionale, con la creazione di un Albo nazionale che individui i soggetti idonei a rivestire il ruolo di componente di Commissioni giudicatrici degli appalti.
 
Significative anche le scelte che prevedono, in fase di prequalifica, il divieto di richiesta di cauzione economica per imprese e professionisti, così come il divieto di attribuzione dei compiti di Direzione Lavori nel caso di affidamento ad un Contraente generale, aprendo al concetto di scissione di responsabilità nello svolgimento delle esecuzione delle opere.
 
Secondo Federarchitetti le priorità segnalate, unite a quanto già si sta facendo, potranno favorire maggiormente l’abbattimento della corruzione, costituendo fondamento per un’architettura qualitativamente elevata.


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Altri commenti
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cesare79

Sono d'accordo. Togliamo pure quel minimo di incentivazione (al netto su 1000 €. sono circa 340€) a quei nababbi dei dipendenti degli enti locali che guadagnano un sacco di soldi ma sempre gli stessi da almeno 5 anni. considerate che con una sola parcella da liquidare per servizio di ingegneria per un lavoro da 150000€ si paga lo stipendio per un anno del dipendete che tanto criticate. fatte ridere con le vostre sparate. Forse vi brucia tanto che, molto spesso, la vostra professionalità venga messa in alla prova dei fatti proprio da quel lavoratore dipendete a cui vorreste vietare l'esercizio della professione nell'esclusivo interesse ( e risparmio notevole) dell'amministrazione di appartenenza. Valga anche una considerazione sul numero di i contenzioni che si aprono con le impresa negli appalti dei lavorio progettati da funzionari pubblici e privati. molto limitati in termini di percentuale, nei primi ed elevati nei secondi. ci sarà un ragiona? Infine, come professionisti, vi garantireste maggiori introiti impedendo l'esercizio della professione a chi già lavora come dipendente, sia pubblico che privato, lasciando fare la libera professione a chi la esercita in modo esclusivo. vedrete che i conti( in termini di guadagni) in tal modo torneranno