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Riforma appalti, Commissione Bilancio: a rischio le regole della concorrenza

di Paola Mammarella

Sotto la lente del Dipartimento per le politiche europee la territorialità e la filiera corta delle gare, le prestazioni labour intensive e le clausole per la salvaguardia del personale

Vedi Aggiornamento del 05/06/2015
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07/05/2015 – Preferire le imprese locali in sede di gara potrebbe violare i principi della concorrenza sanciti dall’Unione Europea. Queste e altre osservazioni di sostenibilità economica sono state sollevate in Commissione Bilancio del Senato sul ddl di riforma del Codice Appalti.
 
Si tratta di dubbi cui il Governo sta già cercando di rispondere, ma che faranno probabilmente slittare a fine maggio l’arrivo del provvedimento in Aula.
 

Appalti a filiera corta

Il disegno di legge per valorizzare attuali esigenze sociali ed ambientali prevede l’introduzione di criteri e modalità premiali di valutazione delle offerte nei confronti delle realtà che operano nel proprio territorio, in ottemperanza ai principi di economicità dell'appalto, semplificazione ed implementazione dell'accesso delle micro, piccole e medie imprese. La disposizione privilegia gli aspetti della "territorialità" e della "filiera corta" , ma anche le ricadute occupazionali sul territorio in cui si svolge la gara.
 
A detta della Commissione Bilancio, però, la previsione potrebbe risultare in contrasto con i principi di libera circolazione e di concorrenza a livello europeo.
 
Il viceministro dell'Economia, Enrico Morando, ha quindi reso noto che è stato richiesto il contributo da parte del Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio.
 

Anac, il costo dei poteri più ampi

Secondo la Commissione Bilancio, è necessario valutare le conseguenze finanziarie delle più ampie funzioni attribuite all’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC). Si tratta dei poteri di controllo, raccomandazione, intervento cautelare e sanzionatorio, adozione di bandi-tipo e gestione dell’albo nazionale dei componenti delle commissioni giudicatrici. Ma non solo, perché in base al testo della riforma, l’Anac sarà coinvolta anche nella centralizzazione delle committenze, nella riduzione e nella qualificazione delle stazioni appaltanti, che potranno gestire contratti più o meno complessi a seconda del grado di qualificazione conseguito.
 
A queste osservazioni il Governo ha risposto assicurando che nella delega è già prevista una clausola di invarianza. Ad ogni modo, il viceministro dell'Economia, Enrico Morando, ha risposto che nel caso in cui siano riconosciuti maggiori oneri in relazione ai decreti legislativi attuativi, questi ultimi potranno essere emanati solo dopo lo stanziamento, per via legislativa, delle risorse finanziarie necessarie.
 

Garanzia globale di esecuzione

La Commissione Bilancio ha chiesto chiarimenti anche sugli effetti finanziari della revisione e semplificazione del sistema di garanzia globale di esecuzione. Al momento, lo ricordiamo, il sistema consiste in una garanzia fideiussoria a copertura degli oneri per il mancato o inesatto adempimento dell’opera e nell’obbligo, a carico del garante, di subentrare nell’esecuzione e completamento dei lavori al posto dell’originario contraente inadempiente. La garanzia globale di esecuzione si applica a tutti gli appalti di lavori aventi un importo a base d’asta superiore a 100 milioni di euro, sempre che sia stata prevista in bando, agli appalti di progettazione e lavori aventi un importo a base d’asta superiore a 75 milioni di euro e agli affidamenti a contraente generale, quale che ne sia l’ammontare.
 

Tutela dell’occupazione

A preoccupare la Commissione Bilancio sono, infine, la creazione di una distinta categoria di prestazioni di servizi labour intensive e la prescrizione di clausole sociali volte alla salvaguardia del personale già impiegato in precedenti gestioni, che potrebbero implicare il rischio di maggiori oneri per l'ente pubblico.
 
Anche in questo caso l’Esecutivo ha chiesto l’intervento del Dipartimento per le politiche europee.


 

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