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NORMATIVA

Riforma appalti, pagamento diretto al subappaltatore e stop all’in house

di Paola Mammarella

Anche un sistema di qualificazione delle imprese basato su capacità e competenze tecniche tra le proposte al vaglio

Vedi Aggiornamento del 11/01/2017
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14/05/2015 – Prosegue la riforma del Codice Appalti. La Commissione Bilancio del Senato entro la prossima settimana si pronuncerà sugli ultimi emendamenti presentati.
 
Obbligo di pagamento diretto ai subappaltatori, indicazione in sede di offerta delle lavorazioni da subappaltare e un freno agli affidamenti in house sono alcune delle proposte di modifica avanzate dai relatori del provvedimento.
 

Subappalto

Se la proposta dovesse passare, in caso di inadempimento da parte dell’appaltatore, la Stazione Appaltante dovrebbe procedere al pagamento diretto dei subappaltatori.
 
I concorrenti avrebbero l’obbligo di indicare, in sede di presentazione dell’offerta, le parti del contratto che intendono subappaltare e una terna di nominativi di subappaltatori per ogni tipologia di lavorazione. Diventerebbe inoltre obbligatorio dimostrare l’assenza di motivi di esclusione a carico dei subappaltatori, che in caso contrario andrebbero sostituiti.
 

Blocco degli affidamenti in house

Per tutti i soggetti pubblici e privati, titolari di concessioni di lavori o di servizi pubblici esistenti o di nuova aggiudicazione, potrebbe scattare l’obbligo di affidare tutti i contratti di lavori, servizi e forniture mediante procedura ad evidenza pubblica, anche di tipo semplificato. Per le concessioni già esistenti ci sarebbe un periodo transitorio di adeguamento di dodici mesi.
 

Qualificazione delle imprese

Il sistema di qualificazione degli operatori economici potrebbe essere rivisto non solo in base ai criteri di omogeneità e trasparenza, ma prevedendo anche la verifica delle capacità reali e delle competenze tecniche e professionali delle imprese, nonché un’indagine sulle attività effettivamente eseguite.
 

La riforma del Codice Appalti

Ricordiamo che il disegno di legge per la riforma del Codice Appalti costituisce una delega, cioè un riferimento sulla cui base il Governo dovrà adottare una serie di decreti legislativi. Con la riforma saranno recepiti nell’ordinamento italiano le Direttive 2014/23/Ue sui contratti di concessione, 2014/24/Ue sugli appalti pubblici (che abroga la direttiva 2004/18/CE) e 2014/25/Ue sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali (che abroga la direttiva 2004/17/CE).
 
I principi su cui si basa il disegno di legge sono la valorizzazione della qualità architettonica, il divieto di ricorrere a procedure derogatorie rispetto a quelle ordinarie, la semplificazione del sistema AvcPass, la limitazione degli appalti integrati, il divieto di gold plating, la tracciabilità e la semplificazione delle procedure, meccanismi premiali per le imprese che abbiano sempre rispettato i tempi di consegna senza generare contenziosi.
 
La delega prevede anche una serie di premialità nella valutazione delle offerte presentate da imprese che operano nel proprio territorio, in ottemperanza ai principi di economicità dell'appalto, semplificazione, territorialità, filiera corta  e aumento dell’occupazione. La disposizione ha suscitato qualche preoccupazione della Commissione sul rischio di violazione dei principi della concorrenza sanciti dall’Unione Europea. Per questo è stato chiesto l’inserimento di una clausola in grado di garantire il rispetto delle norme comunitarie.


 

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