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PROFESSIONE

Rischio idrogeologico, gli ingegneri offrono collaborazione a ItaliaSicura

di Paola Mammarella

Dal CNI un progetto in otto punti per mettere a frutto i 7 miliardi stanziati ed evitare attriti con le altre professioni

Vedi Aggiornamento del 16/10/2015
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12/05/2015 – Riconoscere il ruolo degli ingegneri nella struttura di missione “Italia Sicura” per la prevenzione del rischio idrogeologico per far fruttare i 7 miliardi stanziati dal Governo evitando attriti tra le diverse professioni. È l’obiettivo espresso nella circolare 530/2015 con cui Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri (CNI) ha risposto al coordinatore dell’unità di missione, Erasmo D’Angelis.
 
Per arrivare a un maggiore livello di sicurezza e qualità della progettazione, il CNI sostiene che gli incarichi ai professionisti tecnici dovrebbero essere affidati senza ribassi, seguendo procedure semplici ed evitando le società in house dello Stato. Al contrario, i momenti della progettazione, riservata a progettisti controllati dalle Amministrazioni, e dell’esecuzione, da affidare alle imprese, dovrebbero essere scissi.
 
Secondo Zambrano, l’ingegneria, ed in particolare i rami strutturale, geotecnico e idraulico, hanno un ruolo di primo piano nella progettazione di qualità, senza che questo crei attriti tra le diverse professioni, il cui contributo è complementare e preliminare. Per raggiungere questi obiettivi il CNI ha lanciato un progetto in otto punti:
 
- Realizzare un innovativo programma di formazione professionale sul tema della difesa del suolo e della prevenzione del rischio idrogeologico, con specifico riferimento alle aree tematiche dell’ingegneria idraulica, geotecnica e strutturale. Il programma sarà gratuito ma basato su accreditamenti certificati e si attuerà prevalentemente mediante strumenti informatici;
 
- Potenziare la formazione di ingegneri altamente specializzati nella progettazione e direzione di opere di ingegneria strutturale geotecnica ed idraulica, da porre a disposizione della Struttura di missione e degli enti appaltanti;
 
- Verificare su base territoriale lo stato di attuazione dei piani di rischio idrogeologico e l'esistenza o la volontà di predisporre Master Pian, come ad esempio fatto dall'Area Metropolitana di Torino, diffondendo i dati in suo possesso; lo stesso andrà fatto sui piani di emergenza;
 
- Stimolare la realizzazione di presidi territoriali basati sulla partecipazione essenziale degli ingegneri, anche con altre categorie;
 
- Organizzare con cadenza semestrale convegni nazionali o eventi di promozione del ruolo dell’ingegneria coinvolgendo anche il mondo della politica e delle istituzioni, per una verifica delle attività nella risoluzione dei problemi del dissesto idrogeologico;
 
- Proporre norme tecniche specifiche, anche con la collaborazione di UNI;
 
- Verificare l’attuazione delle attività connesse alla prevenzione del rischio idrogeologico;
 
- Attuare le proposte di quanti vorranno collaborare.
 
Come si legge nella circolare, il CNI ha risposto alle dichiarazioni del coordinatore dell’unità di missione “Italia Sicura”, Erasmo d’Angelis, che avrebbe affermato “è colpa delle caste e dei costi da comprimere. I disastri accadono quando l’ingegneria ha la presunzione di fare a meno della geologia”.
 
Il CNI ha precisato che per caste si devono intendere la classe politica che ha creato la legge obiettivo per poi usarla in modo improprio, ma anche coloro che hanno accentrato le funzioni di concezione, costruzione e controllo all’interno dell’impresa.
 
In tema di dissesto idrogeologico, il CNI ha invece affermato la disponibilità al coordinamento con le altre professioni, che deve avvenire all’insegna della sussidiarietà e della leale collaborazione.



 
 

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